Lactalis e la guerra di Francia del latte

Il gruppo francese, proprietario di Parmalat, subisce una dura protesta da parte degli allevatori francesi, non più disposti ad accontentarsi di bassi prezzi per la materia prima

Dopo aver covato per molto tempo, è esplosa la rivolta degli allevatori francesi contro Lactalis, il colosso d’Oltralpe del settore lattiero caseario (17 miliardi di euro di giro d’affari dichiarati nel 2014) proprietario in Italia di Parmalat, Galbani e Invernizzi. I produttori di latte hanno iniziato, infatti, una drammatica protesta davanti allo stabilimento di Laval, la cittadina dove ha sede il gruppo controllato dalla famiglia Besnier, che si annuncia lunga e complicata per i toni tutt’altro che concilianti tra le parti, nonostante il richiamo del ministro dell’Agricoltura francese Stéphane Le Foll a riprendere il dialogo interrotto da troppo tempo.

I PRODUTTORI CHIEDONO 380 EURO PER TONNELLATA – Al centro dello scontro, con centinaia di trattori decisi a bloccare lo stabilimento, la remunerazione del prezzo del latte assicurata da Lactalis, insufficiente secondo gli allevatori. La società al momento, secondo quanto riporta il quotidiano francese Le Figaro, assicura ai produttori 256 euro per mille litri di latte che entrano in uno dei suoi 63 stabilimenti francesi: una cifra ritenuta troppo bassa dai produttori, che vorrebbero 380 euro. Ma per Lactalis, che sostiene di essere al centro di un attacco ad aziendam, si tratta di una cifra assolutamente non ricevibile, almeno finché i prezzi internazionali resteranno quelli attuali.

LACTALIS: “PRODUTTORI DEVONO ESSERE REALISTI” – E’, infatti, altrettanto dura la risposta della società per bocca del direttore della comunicazione Michel Nalet: “C’è solamente in Francia un sindacalismo agricolo che rifiuta la realtà del mercato e si scaglia solo con un’azienda in particolare. Questo continuo denigrare (Lactalis, ndr) è controproducente”, ha detto il portavoce, volto ufficiale del colosso presieduto dal riservatissimo Emmanuel Besnier. Nalet non ha chiuso la porta ai produttori (le contrattazioni dovrebbero partire a breve), ma ha sottolineato che in Francia “i produttori sono remunerati dal 15 al 20% in più che gli allevatori tedeschi” in un contesto dove i prezzi della materia prima sono decisi su mercati mondiali.

IN ARRIVO GLI AIUTO AIUTI COMUNITARI PER 500 MILIONI – La situazione francese della filiera, com’è noto, è simile a quella italiana che tante chiusure di stalle sta causando. Una situazione che non dovrebbe migliorare nel breve periodo secondo Giampietro Calzolari, presidente di Granarolo, che ha da tempo caldeggiato una soluzione comunitaria. In effetti, allo studio di Bruxelles c’è un sostegno comunitario che dovrebbe essere pari a 500 milioni di euro da fornire agli allevatori per ridurre la produzione in una fase di eccesso di offerta che sta comprimendo i prezzi sui mercati. All’Italia dovrebbero arrivare circa 30 milioni di euro.

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