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		<title>Bcfn, un webinar sugli sprechi alimentari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 15:15:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni anno, in tutto il mondo, 1,3 miliardi di tonnellate di cibo perfettamente commestibile sono sprecati, tra perdite alimentari che avvengono lungo la filiera, scarti di produzione e spreco domestico. L’attuale crisi economica ha peraltro contribuito a una riduzione del ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni anno, in tutto il mondo, 1,3 miliardi di tonnellate di cibo perfettamente commestibile sono sprecati, tra perdite alimentari che avvengono lungo la filiera, scarti di produzione e spreco domestico. L’attuale crisi economica ha peraltro contribuito a una riduzione del fenomeno, portando molte famiglie a prestare maggiore attenzione agli sprechi, a partire dal momento della spesa. Si parlerà di questi temi nel corso del secondo webinar 2012 organizzato dal Barilla Center for Food and Nutrition il prossimo 23 maggio alle 17.00, dal titolo “Spreco alimentare: come ridurlo dal campo alla tavola”, che sarà trasmesso in diretta streaming sul sito internet www.barillacfn.com ; tra i relatori Andrea Segrè, presidente di Last Minute Market e preside della facoltà di Agraria dell’Università di Bologna; Tristram Stuart, scrittore e attivista vincitore del premio internazionale per l’ambiente, il Sophie Prize 2011, per il suo impegno contro lo spreco alimentare; Jean Schwab, responsabile della National Food Recovery Initiative dell’Epa-Agenzia per la protezione dell’ambiente negli Stati Uniti.<br />
Durante il webinar verrà presentato anche il nuovo position paper del Barilla Center for Food and Nutrition, dal titolo “Lo spreco alimentare: cause, impatti e proposte”, con dati aggiornati e ricerche internazionali in grado di dare uno sguardo d’insieme a un fenomeno dalle proporzioni non più tollerabili.<br />
Il tema dello spreco alimentare, fenomeno che include sia gli sprechi domestici che le perdite dovute a fattori climatici e ambientali e ai limiti delle tecniche e tecnologie agricole impiegate, sarà al centro del dibattito anche nel corso del 4° International Forum on Food and Nutrition, che il Barilla Center for Food &#038; Nutrition organizzerà a Milano i prossimi 28 e 29 novembre 2012.<br />
Tutte le attività del Bcfn possono essere seguite online, collegandosi al sito www.barillacfn.com</p>
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		<title>Grandi Salumifici Italiani rientra in Assica</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 11:26:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo tre anni di assenza, Grandi Salumifici Italiani – leader in Italia nel settore dei salumi, che ha chiuso il 2011 con un fatturato superiore ai 600 milioni di euro – rientra in Assica-Associazione industriali delle carni e dei salumi. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo tre anni di assenza, Grandi Salumifici Italiani –  leader in Italia nel settore dei salumi, che ha chiuso il 2011 con un fatturato superiore ai 600 milioni di euro – rientra in Assica-Associazione industriali delle carni e dei salumi.<br />
“Rientriamo in Assica – dichiara Massimo Romani, direttore generale di Grandi Salumifici Italiani, in una nota stampa – con la volontà di contribuire fattivamente alla gestione delle problematiche che il nostro settore si troverà ad affrontare. Il 2012 si preannuncia particolarmente difficile anche per il comparto alimentare, che sta perdendo quelle caratteristiche di anticiclicità che l’hanno storicamente contraddistinto: i consumi soffrono, la marginalità all’interno della filiera è sotto pressione e la frammentazione e divisione tipica del settore delle carni è un problema la cui soluzione non è più differibile. Una maggiore concentrazione e una condivisione più efficace delle problematiche del settore sono propedeutiche e fondamentali per il raggiungimento di migliori performance da parte dei player del mondo delle carni. Riteniamo necessario aumentare il peso di una struttura che possa fare da riferimento e polo aggregativo per le aziende del settore delle carni, in modo che possano far sentire la loro voce laddove si discutono i temi fondamentali per il futuro del mercato di riferimento, in continua evoluzione.”<br />
Soddisfazione anche da parte dal presidente di Assica Lisa Ferrarini, recentemente chiamata a far parte della squadra del neopresidente di Confindustria Giorgio Squinzi: “Grandi Salumifici Italiani è un importante gruppo della salumeria italiana che accrescerà ulteriormente la rappresentatività e l’autorevolezza dell’associazione, anche grazie all’esperienza e alla professionalità che i suoi manager, a partire da Massimo Romani, apporteranno nelle discussioni in seno ad Assica&#8221;.<br />
”.</p>
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		<title>Cia (Conad) segna +8% nel 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 11:13:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Segnano +8% i ricavi 2011 per Commercianti Indipendenti Associati – cooperativa associata a Conad. Le vendite hanno sfiorato lo scorso anno 1,2 miliardi di euro (+8%, appunto) mentre il fatturato della cooperativa ha raggiunto gli 817 milioni (+9%). Il patrimonio ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnano +8% i ricavi 2011 per Commercianti Indipendenti Associati – cooperativa associata a Conad. Le vendite hanno sfiorato lo scorso anno 1,2 miliardi di euro (+8%, appunto) mentre il fatturato della cooperativa ha raggiunto gli 817 milioni (+9%). Il patrimonio netto è di 492,5 milioni. Risultati che arrivano a confortare i festeggiamenti del 50° di Conad: mentre la fondazione di Commercianti Indipendenti Associati risale a tre anni prima: al 1959. I dati sono stati presentati giovedì 17 maggio all’assemblea alla presenza del presidente di Cia-Conad Mario Natale Mezzanotte, del vicepresidente Maurizio Pelliconi e degli amministratori delegati Vladimiro Cecchini e Luca Panzavolta.<br />
L’obiettivo 2012 è di aumentare ulteriormente le vendite all’ingrosso, superando gli 880 milioni di euro. I 204 punti vendita della rete comprendono 2 ipermercati, 21 superstore, 63 supermercati Conad e 120 negozi di prossimità City. Il sistema Cia-Conad, tra dipendenti dei negozi, cooperativa e società collegate, dà lavoro a 5.200 persone. Due dipendenti su tre sono donne, così come il 40% dei soci titolari delle società di<br />
gestione. La rete associata a Cia-Conad si estende in Romagna, Marche, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.<br />
Ha da poco compiuto un anno l’ipermercato E.Leclerc &#8211; Conad del Centro Commerciale Puntadiferro di Forlì, il secondo per la cooperativa dopo quello delle Befane di Rimini. Nuove aperture anche a Faenza, dove ha inaugurato lo shopping center La Filanda, a Ponte Abbadesse di Cesena, Riolo Terme, Bagnacavallo e Savio. Nei primi mesi del 2012 Cia-Conad ha ampliato la propria rete di distributori di carburante, inaugurando il secondo presso il centro Montefiore di Cesena, dove tra pochi giorni taglierà il nastro anche un nuovo ristorante. A Rimini e Faenza hanno aperto le gelaterie Sapori&#038;Dintorni, una novità assoluta a livello nazionale. A Ravenna, Rimini, Sant’Agata sul Santerno, Pesaro e Ancona è in fase di completamento la transizione di cinque punti vendita ex Standa/Billa sotto l’insegna della Margherita. Per il 2013 è atteso anche il nuovo superstore di via Bengasi a Forlì.<br />
Nel 2011 Cia-Conad ha destinato oltre 500mila euro a iniziative culturali, sportive e benefiche e a favore della collettività. Tra queste spicca  il sostegno al centro di ascolto Caritas di Forlì. Molte iniziative promozionali di CIA-Conad hanno un occhio di riguardo per la comunità di riferimento. La raccolta di buoni “Insieme per la scuola”, legata alla collezione di figurine “Puffiamo la natura” (oltre 60 milioni di card distribuite nei negozi), permetterà di assegnare completamente gratis alle scuole del territorio di Cia attrezzature didattiche e computer per più di 400mila euro. In totale si sono iscritte 620 scuole di primo e secondo grado. La raccolta termina il 9 giugno.<br />
Dal 2011 a Forlì viene gestito il sistema nazionale delle carte di pagamento Conad Card. Nel territorio coperto da Cia-Conad ne sono state emesse quasi 115mila, con un transato di circa 320 milioni di euro. L’apertura dei distributori di carburante e la politica di buoni spesa riconosciuti ai clienti ha dato un’ulteriore spinta alle attivazioni.<br />
Nel 2011 oltre il 38% dei prodotti venduti dalla cooperativa ai soci è stata a marchio Conad. Tale percentuale, una volta trasferita alle casse, risulta ben superiore al 30%, posizionandosi tra i valori più alti in Italia.</p>
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		<title>Patto di famiglia, uno strumento per il futuro del family business</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:46:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un’ottica imprenditoriale, il patto di famiglia, previsto dalla legge 14 febbraio 2006 n. 55, è un contratto che realizza un patto successorio lecito, stipulato tra un imprenditore, da un lato, e i suoi discendenti, il coniuge e gli altri ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’ottica imprenditoriale, il patto di famiglia, previsto dalla legge 14 febbraio 2006 n. 55, è un contratto che realizza un patto successorio lecito, stipulato tra un imprenditore, da un lato, e i suoi discendenti, il coniuge e gli altri legittimari, dall&#8217;altro.<br />
Con questo contratto, l’imprenditore trasferisce in vita l&#8217;azienda a uno o più suoi discendenti senza che il coniuge e gli altri legittimari possano, dopo la morte dell&#8217;imprenditore, rimettere in discussione il patto chiedendo la collazione o la riduzione delle disposizioni testamentarie. Per evitare il rischio dell’annullamento, il contratto va stipulato nella forma di atto pubblico: una disposizione che tende ad assicurare un consenso tendenzialmente più informato di tutti i partecipanti. I partecipanti al patto – oltre ovviamente all’imprenditore disponente – devono necessariamente essere il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari se, al momento della stipulazione del patto, si aprisse la successione dell’imprenditore.<br />
La norma, inoltre, sembra presupporre che il donatario abbia mezzi finanziari sufficienti per soddisfare gli altri familiari. In modo implicito, il legislatore ha voluto che tra i familiari non rimanessero in qualche modo dei conti economici da saldare in futuro.</p>
<p>La norma sul patto di famiglia prefigura quindi i seguenti trasferimenti:<br />
•	la donazione (di regola, da padre a figlio) di un’impresa o di un pacchetto di partecipazioni societarie;<br />
•	un’attribuzione in denaro o in natura ai familiari non beneficiari dell’impresa a “compensazione” di quanto ricevuto in donazione.</p>
<p>Il patto così inteso mira a evitare conflitti tra gli eredi, e ha in qualche modo creato le premesse oggettive per facilitare questo processo di divisione dei  beni.<br />
L’elemento più interessante di questo strumento normativo è che l’imprenditore (il genitore) decide – nell’ambito di quanto conferito dalla legge – chi coinvolgere in futuro nella gestione dell’impresa: ossia, in termini più propriamente più giuridici, i discendenti ai quali egli intende trasferire l’impresa di famiglia. Non tutti gli eredi naturali sono in grado di gestire l’impresa oppure manifestano l’interesse di inserirsi nella stessa.<br />
Oltre all’imprenditore e agli assegnatari dell’impresa, al patto di famiglia devono prendere parte anche i soggetti che sarebbero legittimati se, al momento della stipulazione del patto, si aprisse la successione dell’imprenditore: quindi il coniuge, anche se legalmente separato e sempre che la separazione non gli sia stata addebitata; i figli (sia legittimi sia naturali) e, qualora uno di questi non fosse più in vita, i suoi discendenti; gli eventuali figli legittimati o adottivi e, in loro mancanza,  i loro discendenti.<br />
Nel caso in cui l’imprenditore decida di saltare una generazione, attribuendo l’impresa ai propri nipoti anziché ai propri figli, questi ultimi (cioè i genitori di colui o di coloro che sono stati scelti per succedere alla guida dell’impresa di famiglia) devono partecipare alla stipulazione del patto di famiglia in qualità di legittimari non assegnatari. Il che significa che la legge non consente i salti in avanti.<br />
La continuità imprenditoriale non è un atto inerziale o tacito che una volta innescato il processo del ricambio dura per sempre. Il beneficio residuale può esaurirsi in poco tempo: la disciplina del patto di famiglia cerca, quindi, di favorire il passaggio generazionale delle imprese familiari con il minor sacrificio possibile da parte dei familiari non partecipi dell’attività.<br />
La filosofia di questo strumento normativo è caratterizzata dalla ricerca di un trattamento meno sperequativo possibile tra il familiare destinatario dell’impresa e gli altri suoi parenti. Le insidie emotive nelle interrelazioni affettive e familiari sono sempre in agguato e la rottura del circolo virtuoso della continuità transgenerazionale è sempre possibile.<br />
Ricordiamo, infine, che il patto può essere sciolto o modificato dagli stessi che l&#8217;hanno stipulato, o mediante un nuovo contratto, o con un recesso: la possibilità di scioglimento o di modifica, però, va prevista nel patto e certificata da un notaio.</p>
<p><em>Luis Iurcovich<br />
Esperto di Family business<br />
www.iurcovich.it<br />
</em></p>
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		<title>I consumatori cambiano. Le rilevazioni pure</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 07:39:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Francia, nello scorso mese di marzo, Nielsen e Gfk hanno annunciato un’alleanza strategica per misurare in profondità le vendite realizzate in due canali cruciali del largo consumo: ipermercati e supermercati, sia nell’alimentare, sia nel non food. I giornali ne ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Francia, nello scorso mese di marzo, Nielsen e Gfk hanno annunciato un’alleanza strategica per misurare in profondità le vendite realizzate in due canali cruciali del largo consumo: ipermercati e supermercati, sia nell’alimentare, sia nel non food. I giornali ne hanno parlato pochissimo. Eppure, la notizia ha del sensazionale, perché la prima è da sempre leader nel food e la seconda nel non alimentare.<br />
Visto che i dati costano a rilevarli, a produrli e a sistematizzarli prima e a segmentarli poi per insegna e per piazza, insieme a molte altre variazioni, il motivo di una simile alleanza appare chiaro: fino a quel momento, i numeri non raccontavano quello che le imprese di distribuzione e di produzione volevano leggere, in quantità e in qualità, ma soprattutto quello di cui avevano bisogno. I cambiamenti nei comportamenti d’acquisto e di consumo sono talmente complessi che le rilevazioni tradizionali evidentemente non bastavano più. Monitorare il cambiamento non è più semplice come una volta: le variabili sono aumentate, così come i canali di vendita coinvolti. E a volte è doloroso e mette in discussione precedenti visioni e comportamenti, strategici e operativi.<br />
<strong>Un nuovo rapporto di ricerca</strong><br />
Da qui l’alleanza fra Nielsen e Gfk, che ha portato alla creazione di Full Store Monitor, il nuovo prodotto d’indagine che sarà distribuito settimanalmente. Di più: le due società di ricerca e di consulenza hanno promesso solennemente una maggior flessibilità rispetto al passato per aggiornare e riattualizzare i dati a seconda delle necessità del committente. È una piccola rivoluzione, come si capisce dai rapporti in essere: che non mancherà, a sua volta, di produrre altre nuove alleanze, fra i competitor dei due giganti. Unire i dati quantitativi, poi, con dettagliate analisi qualitative permetterà di approfondire ulteriormente quello che succede nel consumo. Addio, allora, ad analisi compatte sugli stili di vita e sui cluster che, francamente, a volte fanno sorridere.<br />
A<strong>ires ha dato mandato a Accenture</strong><br />
In Italia, nello stesso mese, Aires (Media World, Euronics, Eldo, Elite, Expert, Gre e Unieuro) ha demandato ad Accenture l’analisi dei dati dei suoi associati attivi nell’elettronica di consumo. Anche i gruppi d’acquisto come Euronics si sono impegnati a dare agli analisti di Accenture i dati per singolo associato, per poi riceverli lavorati, secondo un rigido protocollo, e capire come vendere meglio, attrezzando di conseguenza negozi e strategie promozionali e di prezzo, per far fronte ai cambiamenti di consumo che, dalla fine del 2011 fino a oggi, hanno dato più di qualche grattacapo alle insegne dei retailer coinvolti. Fino a marzo era la sola Gfk che aveva di fatto il monopolio della lettura e della fornitura dei dati. La non tempestività dei numeri, di fronte all’incalzare dei mutamenti e dei gusti di consumo, ha suggerito ad Aires di dare un ulteriore mandato ad altri. Così nell’elettronica di consumo Gfk continuerà a fare le sue rilevazioni e le sue deduzioni: ma da oggi sarà affiancato da Accenture, che si trasforma così da società di consulenza a società di ricerca. Un balzo inimmaginabile fino a poco tempo. La causa? La crisi dei consumi e la necessità di leggere con tempestività i numeri per aggiustare le competenze di mercato.<br />
Ricordiamo infine anche McKinsey, dal 2010, ha stretto un accordo di ferro globale per beneficiare dei dati e delle capabilities di Nielsen. E se l’ha fatto Mc Kinsey…<br />
<em>Luigi Rubinelli</em></p>
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		<title>Campari, primo trimestre 2012 +4%</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 11:15:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il cda di Davide Campari-Milano ha approvato il resoconto intermedio di gestione al 31 marzo 2012. Nel primo trimestre del 2012 il gruppo ha registrato una buona crescita organica delle vendite e di tutti gli indicatori di redditività. Nel primo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il cda di Davide Campari-Milano ha approvato il resoconto intermedio di gestione al 31 marzo 2012. Nel primo trimestre del 2012 il gruppo ha registrato una buona crescita organica delle vendite e di tutti gli indicatori di redditività.<br />
Nel primo trimestre del 2012 le vendite del gruppo sono state pari a 279,3 milioni di euro, in crescita del +4%, di cui +2,8% attribuibile alla crescita organica, +1,6% all’effetto cambi e -0,4% all’effetto perimetro, interamente attribuibile ai brand di terzi.<br />
Il margine lordo è stato 161,7 milioni di euro, in crescita del +3,6% e pari al 57,9% delle vendite, principalmente grazie al mix favorevole delle vendite.<br />
Le spese per pubblicità e promozioni sono state 44,8 milioni di euro, in calo del -4,6% e pari al 16% delle vendite (17,5% delle vendite nel primo trimestre del 2011).<br />
Il margine di contribuzione, ovvero il margine lordo dopo le spese per pubblicità e promozioni, è stato 117 milioni di euro, in crescita del +7,1% (+4,6% crescita organica) e pari al 41,9% delle vendite.<br />
I costi di struttura, ovvero i costi delle organizzazioni commerciali e i costi generali e amministrativi, in crescita del +11,9%, sono stati pari al 19,1% delle vendite (17,7% delle vendite nel primo trimestre del 2011), riflettendo gli investimenti in nuove strutture distributive e il rafforzamento delle strutture centrali del Gruppo.<br />
L’ebitda prima di proventi e oneri non ricorrenti è stato 71,4 milioni di euro, in crescita del +2,9% (+2,6% crescita organica) e pari al 25,6% delle vendite.<br />
L’ebitda è stato di 70,1 milioni, in crescita del +2,2%, mentre l’ebit prima di oneri e proventi non ricorrenti è stato 63,8 milioni di euro, in crescita del +3,4% (+3,2% crescita organica) e pari al 22,8% delle vendite.<br />
L’ebit è stato 62,4 milioni di euro, in crescita del +2,7%.<br />
Gli oneri finanziari netti sono stati pari a 9,5 milioni di euro, in diminuzione rispetto al corrispondente periodo del 2011, in cui risultavano pari a 10,3 milioni, grazie al minore indebitamento medio del Gruppo nel primo trimestre del 2012.<br />
L’utile prima delle imposte è stato di 52,8 milioni di euro, in crescita del +4,6%.<br />
Al 31 marzo 2012 l’indebitamento finanziario netto è pari a 589,5 milioni di euro (636,6 milioni al 31 dicembre 2011), grazie alla buona generazione di cassa, pari a 47 milioni nel primo trimestre del 2012. &#8220;I risultati del primo trimestre 2012 – commenta Bob Kunze-Concewitz, Chief Executive Officer di Campari – che riflettono pienamente le attese formulate, evidenziano un andamento positivo in termini di crescita organica delle vendite e della performance operativa, nonostante una base di confronto sfavorevole e l’effetto penalizzante di alcuni fattori contingenti, come precedentemente comunicato. Abbiamo registrato una buona crescita in tutte le principali marche spirit e nei mercati chiave con l’eccezione di Brasile e Russia. In particolare, il business ha confermato la sua solidità nei mercati italiano e tedesco, ha evidenziato un trend favorevole nel mercato americano, nonché una performance molto positiva nei mercati in cui recentemente è stata internalizzata la distribuzione, tra cui Australia, Argentina e Messico. Grazie all’avanzamento secondo i piani della Russia e i risultati del primo trimestre del 2012 in linea con le attese, le nostre previsioni rimangono orientate a un cauto ottimismo nel 2012&#8243;.</p>
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		<title>Walt Disney cresce nel food</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 10:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>g.aliverti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un’intervista esclusiva a Maria Teresa Manuelli per www.foodweb.it, Francesca Romana Gianesin, head of Licensing e head of Retail canale grocery The Walt Disney Company Italia , illustra l&#8217;evoluzione degi accordi di licensing per il mondo Disney e per il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’intervista esclusiva a Maria Teresa Manuelli per www.foodweb.it, <strong>Francesca Romana Gianesin, head of Licensing e head of Retail canale grocery The Walt Disney Company Italia </strong>, illustra l&#8217;evoluzione degi accordi di licensing per il mondo Disney e per il mondo Marvel con alcune aziende alimentari italiane, i criteri principali nella selezione dei partner del settore e gli sviluppi futuri nelle categorie merceologiche meno coinvolte dal fenomeno di marketing delle licenze.</p>
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		<title>Unilever Italia, Carstulovich è out of home vice president</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>g.aliverti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avvicendamento nel top management di Unilever Italia: dal 2 maggio scorso, Antonio Carstulovich, 45 anni, è il nuovo out of home vice president, con riporto diretto al chairman italiano James Hill. Laureato in Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avvicendamento nel top management di Unilever Italia: dal 2 maggio scorso, Antonio Carstulovich, 45 anni, è il nuovo out of home vice president, con riporto diretto al chairman italiano James Hill.<br />
Laureato in Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, il nuovo out of home vice president proviene da Nestlé, dove ha consolidato oltre 16 anni di esperienza in diversi ruoli del marketing e delle vendite. Recentemente è stato general manager per il Business travel retail di Nestlé basato a Vevey, Svizzera, con la responsabilità di un business internazionale in rapida crescita, per un fatturato di 125 milioni di euro.<br />
Prima di questo incarico, è stato business executive manager per il business dolciario di Nestlé in Italia. In tale veste è stato responsabile di un fatturato di circa 400 milioni di euro su molti noti marchi.<br />
Carstulovich sarà responsabile del business gelato out of home, che coinvolge in maniera diretta e indiretta circa 2mila persone e che comprende tutte le attività di marketing e vendite per il canale ‘pubblici esercizi’ della divisione Algida, a sua volta parent brand di numerosi marchi di primo piano come Cornetto, Magnum, Viennetta, Solero, Café Zero, e per il marchio Bistefani.</p>
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		<title>Private label, obblighi contrattuali e responsabilità verso terzi</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 09:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>g.aliverti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A partire dagli anni Ottanta si è assistito al grande sviluppo, anche nel settore alimentare, del mercato del contoterzismo rivolto alla grande impresa e alla grande distribuzione organizzata. Com’è noto, molte grandi imprese trovano vantaggioso l’utilizzo di contoterzisti per la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dagli anni Ottanta si è assistito al grande sviluppo, anche nel settore alimentare, del mercato del contoterzismo rivolto alla grande impresa e alla grande distribuzione organizzata.<br />
Com’è noto, molte grandi imprese trovano vantaggioso l’utilizzo di contoterzisti per la necessità di liberare le proprie linee produttive, di concentrare i propri sforzi su finanza, ricerca &#038; sviluppo, marketing e distribuzione o in funzione di altre valutazioni di carattere prettamente economico (è la cosiddetta ‘subfornitura di specialità o congiunturale’).<br />
La grande distribuzione organizzata, da parte sua, ha bisogno di contoterzisti con una solida struttura produttiva, tanto più che la quota dei prodotti a marchio è in costante crescita e per la necessità di rinvenire fornitori affidabili dal punto di vista qualitativo  e produttivo (ed è la cosiddetta ‘subfornitura di specialità’).<br />
L’apposizione sul prodotto del proprio segno distintivo comporta la responsabilità dell’azienda nei confronti dei consumatori per i danni arrecati da vizi o difetti che lo rendano inidoneo all’uso a cui è destinato.<br />
L’art. 103 del d.lgs. 206/2005 (Codice del consumo), ricomprende infatti nella nozione di “produttore”, accanto al fabbricante del prodotto, “…qualsiasi altra persona che si presenti come fabbricante apponendo sul prodotto il proprio nome, il proprio marchio o un altro segno distintivo…”.<br />
Da tale situazione deriva la possibilità – da parte del consumatore danneggiato da un prodotto acquistato presso una catena distributiva – d’invocare la responsabilità contrattuale e/o extracontrattuale della medesima (se trattasi di prodotto a proprio marchio privato), nonché la responsabilità extracontrattuale del fabbricante/produttore del prodotto a marchio industriale (anche per il prodotto a marchio privato eventualmente  fabbricato per la gdo) .<br />
In entrambi i casi, vista l’esposizione che si verifica con l’apposizione del proprio marchio, i soggetti interessati si trovano nella necessità di mettere in campo solide tutele dal punto di vista contrattuale.<br />
In particolare, la gdo nei confronti dei fornitori industriali selezionati – così come le industrie nei confronti dei propri fornitori o copacker – è solita imporre clausole di conformità igienico-sanitaria che rimandano al rispetto delle vigenti normativi generali e di settore (a seconda della tipologia dei prodotti forniti), nonché alle stringenti condizioni stabilite in appositi standards qualitativi, a garanzia dell’assoluta igienicità, genuinità, salubrità e regolare commerciabilità dei prodotti finiti e dell’attuazione di specifiche formalità di etichettatura e confezionamento.<br />
Oltre a ciò, la prassi contrattuale suggerisce di predisporre clausole di manleva mediante le quali trasferire ogni conseguenza risarcitoria dell’inadempimento (inclusi i danni diretti e indiretti arrecati al committente e quelli arrecati a terzi) in capo al produttore/terzista, fatte salve, ovviamente, le eventuali responsabilità personali dei legali rappresentanti dei produttori/distributori dei prodotti a marchio qualora dal fatto derivi la contestazione di un reato. In quest’ultimo caso, potranno comunque valere a escludere la responsabilità, la dimostrazione dell’oculata scelta del fornitore e il livello di indirizzo e verifica contrattualmente previsti sulla sua attività, oltre alla predisposizione di un idoneo sistema di autocontrollo.<br />
Immancabilmente, infine, viene imposto l’impegno a stipulare e a mantenere in vita, per tutta la durata del rapporto, un regolare contratto di assicurazione contro ogni rischio delle merci prodotte per conto del committente, a copertura anche dei rischi derivanti da eventuali danni a terzi.</p>
<p><em>Avv. Gaetano Forte<br />
www.avvocatogaetanoforte.it</em></p>
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		<title>Inalca, i progetti in cantiere</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:38:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>g.aliverti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un’intervista esclusiva per www.foodweb.it, Roberta Ferri, della direzione marketing di Inalca (gruppo Cremonini) , riepiloga l&#8217;andamento dell&#8217;azienda nel 2011, anticipa i principali progetti nelle categorie delle carni e dei salumi per i marchi Montana, Ibis e Cortebuona e sintetizza le ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’intervista esclusiva per www.foodweb.it, <strong>Roberta Ferri, della direzione marketing di Inalca (gruppo Cremonini) </strong>, riepiloga l&#8217;andamento dell&#8217;azienda nel 2011, anticipa i principali progetti nelle categorie delle carni e dei salumi per i marchi Montana, Ibis e Cortebuona e sintetizza le principali attività all&#8217;estero, Russia e Africa in primis.</p>
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