Conserve di pomodoro italiane. Salsa di pomodoro, basilico fresco e pomodorini.

Conserve, il futuro è in scatola: tracciabile, “natural” e senza sprechi

Mentre il tonno diventa un alleato del benessere e della lotta allo spreco, l'innovazione tecnologica in campo salva il 30% d'acqua: ecco come cambiano le conserve nel 2026
Conserve di pomodoro italiane. Salsa di pomodoro, basilico fresco e pomodorini.

L’innovazione nelle conserve coinvolge soprattutto ambiti come la sostenibilità ambientale, l’efficienza tecnologica nella trasformazione, la qualità certificata della materia prima e l’evoluzione del packaging. Senza dimenticare l’evoluzione delle normative. 

In questo senso, va segnalato che dal 2026 la filiera ittica europea è entrata nell’era della tracciabilità digitale obbligatoria, con raccolta e conservazione dei dati in formato digitale lungo la catena del valore per pesce fresco, surgelato e di acquacoltura. Per le conserve ittiche l’estensione piena scatterà dal gennaio 2029, ma il messaggio industriale è già arrivato: trasparenza, verificabilità e sostenibilità stanno diventando requisiti di mercato, non più solo reputazionali. Questo spingerà gli investimenti in sistemi informativi, etichettatura e controllo di filiera. 

Tonno in scatola, naturale e green

Sempre in tema di conserve ittiche, un’indagine di AstraRicerche effettuata per conto di Ancit rileva che il tonno in scatola è presente nel 96% delle famiglie italiane e viene consumato regolarmente da oltre il 60% della popolazione. “Non è solo una questione di praticità: il 39,4% dei connazionali lo sceglie oggi come alternativa nobile al pesce fresco o alla carne”, evidenzia la ricerca. 

Analizzando le performance dei diversi segmenti, emerge una netta polarizzazione della domanda. Il tonno, che copre oltre il 90% del mercato, vede nel segmento “al naturale” il suo vero campione di crescita (+4,1% a valore). Questo trend riflette una ricerca di benessere che premia prodotti con meno grassi e un profilo nutrizionale più “pulito”. Al polo opposto, assistiamo a un tracollo dei tonni ricettati e con contorno, che segnano un pesante -17,5% a valore. Secondo i produttori, questo fenomeno è legato a due fattori: da un lato, l’attenzione al risparmio, dall’altro la forte sovrapposizione con l’offerta ready to eat del banco refrigerato, che sta erodendo quote alle conserve stabili.

Nell’ultimo anno, inoltre, è emerso il ruolo del tonno come alleato contro lo spreco alimentare. Grazie a una shelf life lunghissima e alla facilità di dosaggio, il tonno “non si butta mai”. Questo aspetto, unito alla totale riciclabilità degli imballaggi in acciaio e alluminio, sta diventando un fattore di scelta determinante. Il consumatore del 2026 non guarda solo al prezzo, ma alla responsabilità del brand: cresce l’attenzione verso le certificazioni MSC e Friend of the Sea, e si afferma l’abitudine di riutilizzare l’olio della lattina (ricco di Omega-3 e Vitamina D) come condimento, trasformando un potenziale scarto in una risorsa nutrizionale.

L’irrigazione del futuro 

Nel comparto delle conserve rosse, da tempo i player di settore e il mondo della ricerca si occupano, tra l’altro, della gestione delle acque in campo. Ne è un esempio la sperimentazione del progetto congiunto tra Finaf, la principale AOP ortofrutticola transnazionale europea, e il Canale Emiliano Romagnolo (CER), dedicato all’efficientamento dell’irrigazione a goccia nel pomodoro da industria. Dal secondo anno di implementazione del progetto sono scaturiti alcuni risultati rilevanti: l’utilizzo fino al 30% di acqua in meno, la riduzione in misura significativa dell’ingresso dei nitrati in falda e l’ottenimento di rese analoghe o addirittura superiori rispetto ai metodi di irrigazione tradizionali. 

La ricerca – condotta presso l’Acqua Campus di Budrio – conferma che l’irrigazione a goccia intermittente, supportata da sistemi di supporto decisionale come Irriframe e Fert-Irrinet, rappresenta una delle soluzioni più efficaci per coniugare produttività, risparmio idrico e tutela delle risorse naturali. Una strategia vincente in un contesto climatico dove la razionalizzazione dell’acqua, in particolare in una coltivazione esigente come quella del pomodoro da industria, è sempre più cruciale. “Le prove in campo hanno messo a confronto impianti di irrigazione a goccia tradizionali e sistemi innovativi a goccia intermittente, questi ultimi testati con due differenti livelli di quantità d’acqua utilizzata: piena restituzione, cioè usando gli stessi quantitativi dei sistemi tradizionali, e limitato sussidio che prevede una riduzione sensibile dell’acqua utilizzata”, spiegano Riccardo Ercoli di Finaf e Domenico Solimando del CER. “I dati raccolti in due annate molto diverse tra loro – una primavera piovosa seguita da un’estate ‘nella norma’ nel 2024, e un 2025 più siccitoso e caldo – hanno mostrato che anche in limitato sussidio con il 30% di acqua in meno, le piante hanno mantenuto la stessa produttività delle zone irrigate in modo tradizionale”. Inoltre, la distribuzione dell’acqua nel suolo è risultata più omogenea, con una riduzione delle perdite per infiltrazione profonda e questo ha permesso anche una riduzione consistente della cosiddetta lisciviazione dei nitrati, cioè della dispersione di queste sostanze negli strati più profondi del suolo: i nuovi sistemi hanno permesso di evitare una perdita di circa 60 kg di nitrati per ettaro, contribuendo alla tutela della falda e migliorando l’efficienza dell’azoto. 

“Un altro effetto rilevante è la riduzione del 50% dei casi di marciume apicale nella produzione. Questi risultati mostrano che l’irrigazione a goccia intermittente non solo consente un uso più razionale dell’acqua ma rende anche più disponibile l’azoto per la coltura”. I dati analizzati da Finaf e CER confermano l’ipotesi di una produzione di alta qualità senza riduzione dei volumi. L’attività di sperimentazione proseguirà anche nel 2026, con l’obiettivo di consolidare i risultati e favorire l’adozione su larga scala delle tecniche testate.

Pomodoro da industria Nord Italia: scatta l’accordo quadro 2026

Nel frattempo è scattato il via libera all’accordo quadro d’area per la campagna 2026 del pomodoro da industria nel Nord Italia. L’intesa è stata raggiunta tra la componente agricola e quella industriale prima dell’avvio della stagione dei trapianti, segnando un passaggio chiave per l’organizzazione della filiera. L’OI ha raccolto positivamente l’esito della negoziazione, pur non partecipando direttamente, come previsto dalla normativa, alla definizione dell’accordo.

Il documento stabilisce i principali parametri contrattuali per la campagna 2026, definendo le modalità di produzione e consegna, i criteri qualitativi della materia prima e la valorizzazione economica di riferimento. L’intesa rappresenta un punto di equilibrio tra esigenze spesso divergenti lungo la filiera, con l’obiettivo di tutelare il reddito agricolo e, allo stesso tempo, garantire la sostenibilità economica delle imprese di trasformazione. 

Il negoziato si è svolto in un contesto particolarmente complesso. Gli agricoltori si trovano infatti a fronteggiare un aumento dei costi di produzione legato all’evoluzione dello scenario geopolitico, a un rischio climatico sempre più elevato e alla necessità di sostenere investimenti continui per la sostenibilità ambientale. Parallelamente, l’industria di trasformazione deve preservare la propria competitività sui mercati internazionali, dove si confronta con operatori di dimensioni continentali, spesso avvantaggiati da normative meno stringenti e da costi energetici inferiori.

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