La produzione italiana di grano duro per la campagna 2025-26 è attesa in crescita del 5%, con volumi stimati intorno a 3,8 milioni di tonnellate rispetto ai 3,6 milioni della scorsa annata. È quanto emerso dai Durum Days 2026, l’appuntamento internazionale della filiera grano-pasta che si è svolto a Foggia e che ha riunito associazioni agricole, industria molitoria, trasformatori e mondo della ricerca.
Secondo le analisi presentate durante l’evento, le condizioni climatiche favorevoli hanno sostenuto lo sviluppo delle colture nei principali areali produttivi. Un elemento considerato strategico è il superamento del deficit idrico che negli ultimi due anni aveva penalizzato soprattutto Puglia e Basilicata.
Restano tuttavia alcune criticità strutturali per il comparto. Tra queste, la riduzione degli investimenti agronomici dovuta all’aumento dei costi di produzione, la diffusione di fitopatie nel Mezzogiorno — anche per il minore utilizzo di sementi certificate — e le incertezze qualitative legate in particolare al contenuto proteico del raccolto.
Sul fronte della ricerca, il Crea ha evidenziato il ruolo crescente dell’innovazione genetica applicata alla cerealicoltura. Le Tecniche di evoluzione assistita (Tea), basate su strumenti di editing genomico di precisione, stanno consentendo lo sviluppo di nuove varietà di grano duro più resistenti agli stress climatici e alle principali malattie fungine, come ruggini e oidio. Alcune linee sperimentali sviluppate a Foggia sono già pronte per le prove in campo dopo il completamento delle verifiche genetiche.
A livello internazionale, lo scenario delineato dalla società di consulenza Areté mostra una campagna 2025-26 caratterizzata da un aumento generalizzato della produzione. Il Canada registra una crescita del 12%, raggiungendo 7,1 milioni di tonnellate, il livello più alto dal 2016-17. Incrementi anche negli Stati Uniti (+5%), in Nord Africa (+18%) e nell’Unione europea (+5%), mentre la Turchia segna una contrazione del 16%.
L’aumento produttivo e l’accumulo delle scorte stanno determinando una situazione di surplus sul mercato globale del grano duro. Per la campagna 2026-27, Areté prevede però un calo della produzione nell’Unione europea (-4%) e soprattutto in Nord America, con Canada a -17% e Stati Uniti a -13%, mentre sono attese produzioni in crescita in Turchia e Nord Africa.
Uno scenario che dovrebbe mantenere stabile la produzione mondiale senza però eliminare il surplus di mercato. Secondo gli analisti, la riduzione attesa dei raccolti in Europa e Nord America rende improbabile un forte ribasso dei prezzi nella prossima campagna, anche se gli elevati livelli di stock globali continueranno a garantire un’offerta abbondante e a limitare eventuali tensioni rialziste.
Sullo sfondo resta il nodo dell’instabilità geopolitica, considerata un fattore determinante per gli equilibri del settore, in grado di incidere sui flussi commerciali, sul cambio euro-dollaro, sui prezzi energetici e sui costi degli input produttivi.
Vincenzo Martinelli, Presidente Italmopa, ha commentato: “Il confronto permanente e costruttivo tra le parti appare ormai indispensabile per una filiera che opera in un contesto aperto, globale e pertanto fortemente concorrenziale dal quale non si può in alcun modo prescindere o derogare attraverso ipotesi avventurose. In questo contesto, appare prioritario l’obiettivo della crescita della competitività dell’intera filiera nazionale e di tutti gli attori che la compongono attraverso risposte concrete a quelle che sono le criticità strutturali del sistema che ci portiamo dietro da decenni. La nostra associazione e le nostre aziende, così come nel passato, sono particolarmente interessate a promuovere ogni iniziativa che possa, in maniera pragmatica, rilanciare una filiera che è e deve rimanere un simbolo del Made in Italy alimentare”.
