La pasta continua a percorrere la strada della ricerca, da alcuni anni concentrata non solo sulla qualità gastronomica e sui formati, ma anche sulle proprietà nutrizionali. Lo dimostrano le paste vegetali, a base di cereali e legumi – che nel 2025 hanno segnato il +23% nel numero di consumatori (fonte YouGov Shopper) e i numerosi lanci, succedutisi nell’ultimo biennio, di referenze a elevato contenuto di proteine. Dal canto suo, il comparto del riso scommette su innovazione e sostenibilità per rispondere alle sfide del climate change e dei costi di produzione. Su ambo i fronti, anche l’innovazione tecnologica è al centro degli investimenti di alcuni importanti player.
Granoro investe a tutto campo
È il caso di Granoro, che sta concentrando i suoi investimenti su innovazione tecnologica, riduzione dei consumi energetici ed efficientamento dei processi produttivi. L’obiettivo è quello di rendere il proprio modello industriale sempre più sostenibile e digitalizzato e orientarlo alle nuove esigenze di efficienza e trasparenza. Un piano che, fra i progetti in corso e quelli in fase di realizzazione, supererà i 18 milioni di euro entro il 2028.
A breve entrerà in funzione l’impianto fotovoltaico da 1,1 MW, installato sulle coperture del pastificio, che consentirà all’azienda di coprire fra il 15% e il 20% del fabbisogno elettrico annuale utilizzando energia da fonte rinnovabile. Il fotovoltaico si integrerà con un sistema di trigenerazione già presente nello stabilimento, in grado di produrre contemporaneamente energia elettrica, termica e frigorifera. Grazie a questa configurazione, l’85% del fabbisogno energetico complessivo del sito produttivo sarà coperto da autoproduzione e la quota residua sarà compensata con l’acquisto di energia certificata da fonti rinnovabili. Granoro ha puntato anche sulla digitalizzazione dell’intera area produttiva, introducendo un sistema MES (Manufacturing Execution System) di ultima generazione, scelto tra le soluzioni top di gamma a livello internazionale. Il sistema consente di monitorare in tempo reale tutte le linee di produzione e confezionamento, raccogliendo dati puntuali da tutte le macchine per conoscerne performance e consumi, migliorare l’efficienza della pianificazione, ottimizzare la produzione e ridurre gli scarti di prodotto e di imballaggio. In parallelo, l’azienda ha investito in nuovi macchinari high-tech per oltre tre milioni di euro e completato il potenziamento dell’infrastruttura digitale di tutto lo stabilimento, con l’adozione di server di ultima generazione e l’aggiornamento dei sistemi informatici a supporto della sicurezza dei dati aziendali e della continuità operativa.
La pasta stimola le relazioni
Dal mondo della ricerca arrivano interessanti insights anche in ambito non strettamente tecnologico. Una ricerca del Behavior & Brain Lab dell’Università Iulm, condotta per conto dei pastai di Unione Italiana Food, conferma scientificamente ciò che da sempre sperimentiamo nella quotidianità: mangiare un piatto di pasta insieme unisce più di un film o un gioco di gruppo. Per la prima volta, il potere socializzante della pasta è stato misurato con strumenti neuroscientifici. Brain tracking, analisi del battito cardiaco e della micro-sudorazione su un campione di 40 persone hanno rilevato che condividere la pasta stimola emozioni positive e rafforza i legami sociali in modo significativamente superiore ad altre attività di gruppo. La ricerca ha reso evidente che condividere un pasto semplice come un piatto di pasta può essere un modo efficace per rafforzare i legami sociali e connettere emotivamente persone tra loro sconosciute e diverse.
Lo studio è stato realizzato in due step: come hanno performato le varie attività di condivisione e quale attività ha generato una migliore interazione e connessione tra i partecipanti. In base ai parametri adottati, i risultati evidenziano che il consumo di un piatto di pasta produce una potente attivazione emozionale in chi condivide l’esperienza, con valori più alti rispetto a quelli prodotti da altre attività socializzanti, come fare un gioco collaborativo, guardare un film o chiacchierare liberamente. La stessa tendenza si verifica andando a vedere l’indicatore di memoria: la pasta si riconferma “cibo della memoria” e catalizzatrice di memorie condivise e ricordi. È, infine, l’attività che maggiormente ha attivato emozioni positive, riducendo quelle negative.
Sgambaro all’ADI Design Museum
La pasta Etichetta Gialla di Sgambaro nella sua Special Box è stata tra i prodotti protagonisti di “Design di Filiera. La Filiera del Packaging”, la mostra ospitata lo scorso marzo all’interno dell’ADI Design Museum di Milano. La rassegna, curata da Carlo Branzaglia e Wladimiro Bendandi e realizzata in collaborazione con UCIMA – Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio, ha acceso i riflettori sul valore strategico del packaging come sintesi di tecnica, cultura materiale e comunicazione.
L’esposizione ha messo in evidenza il ruolo del packaging come elemento chiave di connessione tra industria, distribuzione e consumatore, valorizzando quei progetti capaci di integrare innovazione tecnologica, sostenibilità e identità di marca. In questo contesto si è inserita la Special Box di pasta Etichetta Gialla di Sgambaro, scelta come esempio di eccellenza italiana nel packaging e nel design del prodotto alimentare, perché ha saputo coniugare qualità della materia prima, cura del processo produttivo e coerenza visiva.
Pasta fresca e private equity
Anche la pasta fresca si conferma un comparto in costante fermento. Nel segmento più vivace, quello della ripiena, l’innovazione riguarda non solo l’ingredientistica e i relativi abbinamenti, ma anche l’attenzione verso temi quai di benessere, la funzionalità e il free from. Basti pensare alla linea senza lattosio lanciata da Gruppo Fini.
Il dinamismo del mercato ha attirato anche l’attenzione dei fondi. Alkemia SGR, con un coinvestimento da parte di Banca Ifis, ha lanciato Food Excellence, un nuovo fondo di private equity dedicato al settore agroalimentare italiano. Il progetto si è concretizzato con il varo di Convivio, una holding operativa creata per aggregare e valorizzare le migliori realtà del settore food, con un focus particolare sulla pasta fresca e sui piatti pronti. In un settore che rimane frammentato, Convivio punta a raggiungere i 100 milioni in cinque anni. La holding ha già completato l’acquisizione del 100% di cinque aziende d’eccellenza: Valsugana Sapori (Trentino), Parmachef (Emilia-Romagna), Casanova Food e il brand Pasta di Venezia (Veneto), Pastificio Cecchin (Veneto) e Poggiolini (Toscana). Le famiglie fondatrici e i manager storici delle aziende acquisite rimangono alla guida, garantendo continuità e valorizzando il know-how locale.
Barilla investe nel futuro del food con il nuovo centro di innovazione a Parma
Portare la tradizione gastronomica italiana nel futuro: è questa la sfida che Barilla affronta con il nuovo Barilla Innovation & Technology Experience (BITE), inaugurato a Parma accanto al pastificio, al molino e agli uffici storici dell’azienda. Una struttura all’avanguardia di quasi 14mila metri quadrati – pari a due campi da calcio – che fonde ricerca, tecnologia e creatività, trasformando pasta, sughi e prodotti da forno in oggetti di sperimentazione e innovazione.
Il BITE sarà il cuore pulsante della ricerca Barilla, ospitando oltre 200 professionisti tra tecnologi alimentari, ricercatori, ingegneri, food designer, chef e assaggiatori professionisti. Grazie a programmi di internship e collaborazioni con università e centri di ricerca, ogni anno 30 giovani talenti italiani e internazionali potranno vivere un’esperienza formativa unica, contribuendo allo sviluppo del food Made in Italy. Con già 84 partnership attive nel mondo accademico e scientifico, Barilla consolida il proprio ruolo di motore di innovazione e occupazione qualificata.“In Barilla il prodotto è al centro di tutto, ma altrettanto centrale è immaginare il futuro del cibo – sottolinea Guido Barilla, Presidente del Gruppo –. Il BITE non solo dà forma ai prodotti di domani, ma rafforza la capacità dell’azienda di anticipare tendenze e dialogare con mercati internazionali”.
Il centro si sviluppa su 4.800 metri quadrati di Innovation Center, comprendenti spazi per il Design Thinking, laboratori sensoriali, due cucine innovative e un auditorium. A questi si aggiungono 9.000 metri quadrati dedicati a impianti pilota e linee sperimentali, dove prototipare prodotti, testare processi produttivi e soluzioni di packaging all’avanguardia, garantendo standard di qualità e sicurezza alimentare ai massimi livelli. L’investimento iniziale supera i 20 milioni di euro, con circa 2 milioni all’anno destinati a progetti di miglioramento e aggiornamento degli impianti.
La ricerca al BITE abbraccia l’intera filiera: dalle pratiche agricole sostenibili alla selezione degli ingredienti, dallo sviluppo di ricette alla prototipazione fino ai test di degustazione con esperti e panel di consumatori. Il nuovo Customer Collaboration Center (CCC) diventa un luogo di dialogo e co-creazione con clienti e partner, trasformando ogni visita in un’esperienza multisensoriale, capace di unire scienza, arte culinaria e insight sui consumatori.
Michele Amigoni, Responsabile RDQ del Gruppo Barilla, spiega: “Innovare significa comprendere profondamente le esigenze delle persone e trasformarle in idee buone, nuove e sostenibili. BITE è aperto al mondo, un luogo dove si può vedere e toccare come immaginiamo il futuro del cibo”. Il progetto si inserisce in una rete globale di collaborazioni con università e centri di ricerca, dall’Università di Parma a Wageningen, dal CNR a istituti internazionali, e con startup agrifood & tech selezionate per creare insieme soluzioni innovative. Dal 2019, il programma Good Food Makers ha raccolto oltre 1.200 candidature da 41 Paesi, generando 28 collaborazioni concrete, dalla tracciabilità degli ingredienti all’agricoltura indoor sostenibile fino all’ottimizzazione della logistica con AI.
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