La seconda giornata di Tuttofood 2026 ha trasformato i padiglioni di Fiera Milano Rho in un laboratorio di analisi profonda per l’intera filiera. Se l’inaugurazione è stata il momento delle celebrazioni, oggi il focus si è spostato sulla capacità del sistema di generare valore, non solo economico ma anche sociale, affrontando con pragmatismo le sfide della sostenibilità e dell’innovazione.
Uno dei temi centrali è stato il contrasto allo spreco alimentare nella Grande Distribuzione Organizzata, con la presentazione della ricerca curata dal Food Sustainability Lab del Politecnico di Milano e dalla Fondazione per la Sussidiarietà. I dati emersi fotografano un impegno imponente: ogni anno la GDO italiana recupera oltre 48mila tonnellate di eccedenze, un volume che si traduce in un valore di mercato di circa 229 milioni di euro destinati a fini sociali. Un risultato quintuplicato dall’entrata in vigore della legge Gadda, come sottolineato dal presidente della Fondazione Banco Alimentare Ets, Marco Piuri, il quale ha però evidenziato come esista ancora un grande potenziale inespresso.
Il dibattito ha messo in luce un divario operativo tra le diverse realtà del settore. Se le grandi catene mostrano un’adozione della pratica di donazione quasi totale, raggiungendo il 93% dei casi, le medie e piccole imprese si attestano rispettivamente al 54% e al 43%. Per la professoressa Paola Garrone, responsabile scientifica del progetto, la sfida dei prossimi anni sarà proprio quella di rendere la donazione strutturata e “economicamente competitiva” anche per le realtà minori. Secondo Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, il successo di queste pratiche dipende sempre più dalla presenza di manager dedicati e da una comunicazione fluida con gli enti del territorio, elementi che rendono la solidarietà una parte integrante dell’identità aziendale e non un semplice strumento di marketing.
Parallelamente, le arene della fiera hanno esplorato la metamorfosi dei consumi vegetali. Il concetto tradizionale di ortofrutta sta cedendo il passo a quello di “soluzioni vegetali evolute”, dove l’innovazione plant-based diventa la chiave per rispondere a un consumatore che cerca salute e immediatezza. Questa tendenza si lega strettamente al primato italiano nel biologico. Con oltre il 20% delle superfici agricole nazionali coltivate a bio, l’obiettivo discusso oggi è quello di trasformare questa leadership produttiva in una solida opportunità di business globale, consolidando il marchio “Made in Italy Bio” come modello di eccellenza internazionale.
Non è mancata una riflessione sul cuore pulsante del nostro sistema produttivo: le imprese familiari. Il confronto sul passaggio generazionale ha evidenziato la necessità di preservare l’identità territoriale e la cultura industriale, traghettandole verso nuovi modelli di gestione globale. Questa evoluzione è fondamentale per affrontare mercati complessi come quello degli Stati Uniti, dove la crescente domanda di prodotti autentici deve fare i conti con le dinamiche della Private Label e la persistente sfida dell’Italian Sounding.
La giornata si è chiusa con uno sguardo alle tendenze dell’arte bianca e del retail specializzato, confermando che il futuro del cibo nel 2026 passa attraverso una combinazione inscindibile di trasparenza, qualità e responsabilità verso le generazioni future. Tuttofood prosegue domani con i nuovi appuntamenti dedicati alle tecnologie di produzione e al packaging del domani.
