Marchio Bio Italiano: logo a forma di foglia tricolore e scritta Bio Logico Italiano su sfondo blu.

Bio italiano, un nuovo marchio per valorizzare l’origine

In occasione della Giornata europea del biologico, nasce il logo per identificare le materie prime nazionali e sostenere le filiere tricolore
Marchio Bio Italiano: logo a forma di foglia tricolore e scritta Bio Logico Italiano su sfondo blu.

Il settore del biologico in Italia si trova a un bivio, diviso tra una domanda in forte crescita e una produzione agricola che mostra segnali di sofferenza. In occasione della Giornata europea del biologico, Ismea ha presentato il Marchio del biologico italiano, un nuovo strumento strategico pensato per affiancare il logo di produzione bio dell’Unione europea e valorizzare l’origine nazionale delle materie prime.

I dati del report “Bio in cifre”

Il rapporto Bio in cifre 2026, curato da Ismea in collaborazione con il CIHEAM Bari, fotografa una realtà complessa: a fronte di una crescita del valore dei consumi interni del 9,2% nel 2025, si registra un calo delle superfici coltivate (-5,4%) e del numero di operatori (-1,8%). A pesare sono soprattutto l’incertezza legata alla Pac, l’aumento dei costi di produzione e la crescente pressione delle importazioni, cresciute del 25% nell’ultimo anno.

Il valore del nuovo marchio

Il nuovo logo, composto dall’intreccio di tre foglie (verde, bianca e rossa), punta a dare un’identità chiara ai prodotti ottenuti con materie prime coltivate o allevate in Italia. Come sottolinea Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio, il marchio rappresenta una risposta attesa, fondamentale per distinguere le produzioni locali rispetto a quelle estere, incentivando la trasparenza verso i consumatori.

Sostegno alle filiere e prospettive

Le sigle di settore, tra cui Coldiretti Bio e Confcooperative, accolgono con favore l’iniziativa, chiedendo tuttavia interventi sistemici per supportare la redditività delle imprese agricole. La sfida resta quella di integrare la produzione primaria con le esigenze del mercato, promuovendo filiere “a giusto prezzo” che sappiano premiare l’impegno dei produttori locali e ridurre il peso degli oneri burocratici che oggi penalizzano le Pmi del settore.

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