Vaso di conserva di pomodoro artigianale con basilico fresco e pomodorini su tagliere in legno rustico.

Conserve e private label: la mappa di un mercato a due velocità

Tra la leadership consolidata nei vegetali, l'exploit dell'ittico e la frenata del pomodoro, la marca del distributore rafforza il suo ruolo guida nel settore conserviero
Vaso di conserva di pomodoro artigianale con basilico fresco e pomodorini su tagliere in legno rustico.

Il mercato delle conserve si conferma uno dei terreni più strategici per la marca del distributore. Nelle 52 settimane terminanti a maggio 2026, l’intero comparto (comprensivo di conserve vegetali, rosse, ittiche e di carne) ha generato un giro d’affari complessivo di oltre 4,3 miliardi di euro per un totale di 934 milioni di chilogrammi venduti. In questo scenario la private label gioca da protagonista, arrivando a coprire quasi la metà dei volumi totali (47,7%) e oltre quattro euro su dieci spesi dai consumatori (40,9% a valore), a fronte di un prezzo medio (3,97 €/kg) decisamente più competitivo rispetto alla media della categoria (4,63 €/kg). Ma dietro questi numeri generali si nasconde un quadro articolato e a più velocità, dove la dinamica dei singoli segmenti rivela opportunità e sfide ben distinte per l’industria e la distribuzione.

Le conserve vegetali restano la ‘roccaforte’ della Mdd

Il segmento dove la private label esercita la leadership più netta è senza dubbio quello delle conserve vegetali. Qui la marca del distributore raggiunge quote da capogiro, arrivando a presidiare il 54,4% del fatturato complessivo e ben il 64,2% dei volumi venduti. Si tratta di un comparto maturo in cui le insegne hanno ormai conquistato la piena fiducia del consumatore. A fare da volano alla crescita sono soprattutto le olive, che mostrano performance particolarmente dinamiche in quasi tutte le tipologie (verdi, ripene e miste), e alcuni segmenti specifici come le alici o la fungicoltura in scatola. Anche tra i legumi e i sottaceti si registrano ottimi spunti nei formati di nicchia o ad alto contenuto di servizio, a dimostrazione di come la Mdd sia riuscita a superare il concetto di “prodotto base” per presidiare con successo anche l’innovazione di gamma.

Ittico e carne: l’acceleratore della crescita

Se le conserve vegetali rappresentano la fortezza consolidata della Private Label, il comparto ittico e della carne è l’autentico motore di sviluppo in termini di volumi e fatturato. Con una quota a valore del 34,7% e del 40,5% a volume, la Mdd in questo segmento cresce a ritmi nettamente superiori rispetto al totale del mercato, registrando un +3,6% a valore e un +5,0% a volume. A trascinare le vendite sono soprattutto le referenze a base di tonno al naturale, sia nelle tradizionali lattine sia nei vasi di vetro e nei tranci di alta gamma, affiancate dall’ottima salute delle alici e delle conserve di sgombro. Interessante notare come la convenienza di prezzo della private label nell’ittico (12,24 €/kg contro i 14,28 €/kg della media di categoria) rappresenti una leva d’acquisto potentissima per un consumatore sempre più attento al budget ma non disposto a rinunciare alle proteine nobili.

Conserve rosse, il punto debole su cui riprogettare

L’unica vera nota stonata nel bilancio della private Llabel riguarda le conserve rosse, dove la marca del distributore incontra le difficoltà maggiori e performa sotto la media del mercato. In questo perimetro le quote della Mdd si fermano al 32,9% a valore e al 38,2% a volume, accusando una contrazione delle vendite del -4,4% a valore e del -2,4% a volume. Il calo è penalizzato anche da un ridimensionamento del prezzo medio (sceso a 1,55 €/kg per la PL), in un contesto in cui il consumatore sembra rimanere maggiormente legato ai grandi marchi industriali e alla forza comunicativa dei brand di riferimento, specie sulle polpe e sulle passate tradizionali. Una battuta d’arresto che segnala alla distribuzione moderna la necessità di ripensare il posizionamento del “rosso”, puntando meno sul prezzo e più sulla tracciabilità 100% italiana e sull’alta qualità percepita.

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