Il comparto del pomodoro da industria del Nord Italia traccia un bilancio della campagna 2026, un’annata segnata da criticità strutturali e sfide legate alla competitività sui mercati globali. L’incontro tra i vertici dell’Organizzazione Interprofessionale (OI) e l’Assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Alessio Mammi (nella foto, a sinistra), ha messo in luce la necessità di un cambio di passo nelle strategie di programmazione agricola.
La campagna 2026 tra clima e rese incerte
Partita con un avvio anticipato il 10 luglio, la stagione si è scontrata con una gestione complessa delle risorse idriche e degli effetti del cambiamento climatico. Al 13 settembre, con la raccolta quasi al termine, i volumi produttivi si attestano a 2.784.967 tonnellate, un dato inferiore alle aspettative iniziali. Il settore sta vivendo una fase di profonda trasformazione, in cui la superficie coltivata non basta più a garantire una produzione costante, rendendo indispensabili nuovi strumenti di monitoraggio basati sull’integrazione di dati meteorologici e fitopatologici.
Verso una filiera più resiliente
Durante il confronto, è emersa con forza la necessità di potenziare le infrastrutture per l’accumulo idrico, elemento chiave per la stabilità del raccolto. Oltre all’acqua, il tavolo ha analizzato il peso dei costi di produzione, costantemente sotto pressione a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia e degli input agricoli. Il Presidente dell’OI, Giuseppe Romanini (nella foto, al centro), ha ribadito l’importanza di una visione di lungo periodo, supportata da ricerca varietale avanzata.
Le proposte per la tutela del made in Italy
Mammi ha lanciato una proposta ambiziosa rivolta alle istituzioni europee: l’apertura di un confronto a Bruxelles. L’obiettivo è duplice: garantire alternative efficaci ai prodotti fitosanitari in fase di eliminazione e istituire un’autorità europea per i controlli doganali. Quest’ultima misura è considerata cruciale per assicurare che il prodotto importato rispetti gli standard qualitativi e ambientali imposti ai produttori nostrani, garantendo così una reale reciprocità commerciale.