Convegno sul Made in Italy agroalimentare: relatori al tavolo davanti al pubblico in sala.

Made in Italy agroalimentare, il paradosso tra eccellenza e valore dei brand

Il settore può puntare sulla reputazione per colmare il divario tra la qualità riconosciuta dei prodotti e il valore dei marchi
Convegno sul Made in Italy agroalimentare: relatori al tavolo davanti al pubblico in sala.

Il made in Italy agroalimentare vive una fase di profonda trasformazione. Se da un lato l’export ha raggiunto il record storico di 73 miliardi di euro nel 2025, dall’altro emerge un paradosso significativo: l’Italia rappresenta il 19% dei brand del food nella top 100 mondiale, ma detiene solo il 7,4% del loro valore complessivo. Questa sfida è stata al centro dell’anteprima della XV edizione di Food, Wine & Co., tenutasi presso il centro congressi La Nuvola di Roma.

Oltre la notorietà: la sfida della reputazione

Come sottolineato da Simonetta Pattuglia, curatrice dell’iniziativa e direttrice del Master in Economia e Management della Comunicazione dell’Università di Roma Tor Vergata, non basta più raccontare l’eccellenza. Il brand moderno, specialmente per le nuove generazioni, deve saper dimostrare il proprio valore attraverso la sostenibilità, la trasparenza e la coerenza aziendale.

Nuove strategie per un mercato complesso

Durante la tavola rotonda, i leader di Campari Group, Gruppo Rana, Kimbo e McCann Worldgroup Italy (nella foto, da sinistra, Alessandro Sciortino di McCann Worldgroup Italy, Mario Rubino di Kimbo, Simonetta Pattuglia dell’Università di Roma Tor Vergata, Alberto Ponchio di Campari, Antonella Paternò Rana del Gruppo Rana e Lorenzo Cresci del Gambero Rosso) hanno discusso di come adattarsi a scenari globali mutevoli. Dalla gestione dell’italian sounding, che negli Stati Uniti vale circa 40 miliardi di euro, alla sfida dell’intelligenza artificiale, le aziende sono chiamate a un cambio di paradigma: trasformare la qualità del prodotto in fiducia duratura. Le cinque direttrici chiave identificate includono l’innovazione radicale, il valore dell’imperfezione, il rafforzamento dell’identità territoriale, il posizionamento premium e l’esperienza del consumatore.

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