In Italia è un mercato maturo, stretto tra sensibilità al prezzo, domanda piatta e avanzata della marca del distributore; all’estero e nel fuori casa, invece, continua a trovare spazi di crescita. È la fotografia del mercato della pasta emersa dal talk “Food Pasta: new challenges and balances in the large-scale retail and food service trade”, curato da Gruppo Food in partnership con Fiere di Parma il 28 ottobre, nella seconda giornata del World Pasta Day 2026. L’appuntamento promosso da Unione Italiana Food e IPO (International Pasta Organisation) è approdato quest’anno per la prima volta a Parma, all’interno di Cibus Tec.
Le imprese puntano su innovazione e premium, ma temono la Mdd
Secondo la survey di Food condotta a giugno 2026 su un campione rappresentativo di aziende, nei prossimi dodici mesi le imprese punteranno anzitutto su innovazione di prodotto e nuove referenze, poi su posizionamento premium e valore di marca ed efficienza produttiva. Tra le opportunità spiccano la premiumizzazione e le specialità (integrale, legumi, proteica), citate dal 52%, la pasta fresca con i nuovi formati e il ready to eat (41%) e la sostenibilità come leva competitiva (37%).
Il rovescio della medaglia è la pressione della Mdd e la sensibilità al prezzo, indicata come prima sfida dal 63% del campione, davanti a domanda interna piatta e trading down (44%) e ai rincari di energia, fertilizzanti e logistica (37%). Sui prezzi a scaffale prevale la cautela: il 52% si attende un lieve aumento, il 41% stabilità. Sull’export pesa soprattutto la tenuta della domanda nei mercati chiave (44%), più della concorrenza della pasta estera low cost (30%).

Un mercato maturo, dove la Mdd vale un terzo
I dati NIQ elaborati da Food confermano il quadro. Nell’anno terminante a maggio 2026 pasta secca e fresca valgono in Italia 2,7 miliardi di euro e oltre un miliardo di chili. La marca del distributore pesa il 31,4% a valore e il 34,8% a volume, con un ruolo da leggere segmento per segmento: nella secca la quota è in lieve flessione, nella fresca cresce a valore e a volume, e si rafforza nelle paste integrali e senza glutine. In Gdo la pasta di semola arretra sia a valore sia a volume, segno che la crescita interna passa ormai dalla differenziazione. La pasta resta comunque la regina del primo piatto: vale il 60% di un comparto da 5,1 miliardi di euro (-0,8%) e, insieme ai sughi, genera tre quarti del giro d’affari.
A casa resta un’abitudine, ma il pranzo si semplifica
Dall’indagine Ipsos Doxa emerge che il 92% degli intervistati mangia pasta confezionata a casa almeno una volta a settimana (il 74% più volte), contro il 48% della pasta fresca. Due su tre scelgono il grano duro; solo l’8% consuma esclusivamente paste da farine speciali, quota che sale però al 29% tra chi segue un regime alimentare particolare. Spaghetti e penne restano i formati preferiti e, quando si prova qualcosa di nuovo, la curiosità (58%) conta più di prezzo e promozioni (44%).

A cambiare è la struttura dei pasti. Secondo GfK Sinottica 2025, rispetto al 2019 il pasto completo a pranzo è calato del 24%, mentre crescono il piatto unico (+14%) e il solo primo, che con il 39% resta la scelta più diffusa. Il primo piatto non perde centralità ma cambia ruolo: da rituale strutturato a soluzione flessibile, guidata da tempo, benessere e praticità.

Fuori dai confini la pasta italiana corre
Secondo Unione Italiana Food, nel 2025 l’Italia ha esportato 2,46 milioni di tonnellate di pasta (+2,1%) per 3,9 miliardi di euro, oltre il 60% della produzione nazionale. La Germania resta il primo mercato con 466 mila tonnellate (+3,7%), seguita da Stati Uniti (315 mila, +4,3%), Francia (292 mila, +4,7%) e Regno Unito (279 mila, -1,4%), mentre a valore corrono soprattutto Australia (+17,4%) e Canada (+9,9%). Anche i dati NIQ sul primo piatto, che nel mondo supera gli 87 miliardi di euro (+1,7%), indicano nell’Europa l’area più dinamica: Germania, Spagna e Regno Unito crescono tra il 4 e il 5%, l’Italia è stabile (+0,3%).

Distribuzione: gamma, servizio e food cost per l’Horeca
Durante il panel Retail Forum – La categoria pasta tra innovazione, assortimento e valore, Federico Cimini, direttore marketing, e Gianluca Cianci, senior category manager di Altasfera Italia Cash and Carry, hanno portato il punto di vista di chi rifornisce ristorazione e ospitalità. Al centro l’impatto dei rincari di materie prime, energia e personale sulle scelte dei ristoratori e il modo in cui le loro esigenze si traducono in assortimento: dalla segmentazione della gamma per target e momenti di consumo, come gli gnocchi di fecola per la ristorazione veloce e quelli di patata fresca per il premium, ai formati regionali e artigianali, come orecchiette e sfoglia all’uovo, che aiutano a differenziare il menu. Spazio anche alle soluzioni che semplificano il lavoro dello chef e aiutano a contenere sprechi e food cost.
La pasta italiana nel mondo, tra marca e buyer
Nel panel Global Perspectives – La pasta italiana è ancora regina delle tavole internazionali?, Carlo Aquilano, Direttore marketing di De Cecco si è confrontato su come difendere il posizionamento premium senza perdere accessibilità, in un contesto di prezzi sotto pressione e concorrenza crescente. Sullo sfondo, la strategia di un gruppo che punta al miliardo di euro di fatturato entro il 2027, tra nuove gamme come Prestige Collection e High Protein Vegan Certified, presidio dei segmenti salutistici e l’acquisizione di Rosso Gargano. Lo sguardo del mercato britannico è arrivato da Maria Trapani, senior food buyer di Selfridges: il peso della provenienza italiana, la disponibilità a pagare un premio per la qualità nonostante il carovita e i temi di salute, convenienza e sostenibilità che orientano i consumi nel Regno Unito.
Fuori casa, la pasta diventa un format
Con Manfredo F. Camperio Ciani, COO & Treasurer di Rubicon Capital Ventures, il confronto si è spostato sul fuori casa. Il caso è Via Pasteria, format di fast luxury dining costruito attorno alla pasta fresca artigianale, con servizio rapido, design curato e un modello pensato per essere replicato. I nodi sono quelli della ristorazione contemporanea: trasformare un piatto della tradizione in un’opzione quotidiana senza banalizzarlo, mantenere costante la qualità al crescere dei punti vendita, coinvolgere il team in un’organizzazione partecipativa.
Le priorità per i prossimi anni
Nei takeaway conclusivi, Gruppo Food ha messo in fila le priorità: differenziare l’offerta in un mercato interno maturo, portare il posizionamento healthy oltre la nicchia, fare della sostenibilità un fattore strutturale di competitività e trovare, tra industria e distribuzione, un equilibrio tra creazione di valore, competitività e remunerazione degli investimenti. L’internazionalizzazione resta la principale leva di crescita, ma chiede attenzione a concorrenza, cambi e barriere commerciali. La pasta italiana ha già conquistato il mondo come linguaggio gastronomico: la partita dei prossimi anni sarà continuare a guidarlo come sistema industriale.