Siamo ormai pienamente nell’era dei dati e dell’intelligenza artificiale. Quest’ultima trasforma processi, competenze e modelli di business: per la filiera agroalimentare si tratta ora di riuscire a trasformali in valore condiviso. Ad aiutare le aziende del food italiano a farlo, cogliendo il potenziale delle tecnologie attuali, è Value for Food, il progetto coordinato da EY che unisce diversi attori della filiera agroalimentare per recuperare valore e attivare la transizione sostenibile del settore attraverso competitività, efficienza, innovazione e qualità delle decisioni.
A dire che il cambiamento è in atto sono i numeri: già oggi, infatti, il 51% dei leader di mercato nel food investe in AI per migliorare la supply chain; il 60% afferma che l’intelligenza artificiale semplifica il lavoro, il 68% delle aziende del settore l’ha già integrata in una delle proprie funzioni core e, ancora, il 62% delle aziende agricole italiane riconosce un beneficio diretto nella condivisione dei dati di filiera. Emerge, quindi, che l’AI qualifica le competenze, più che sostituirle, e il suo valore aumenta se diventa terreno di collaborazione e condivisione.
Value for Food ha coinvolto per questo Giacomo Giacopelli, EY Studio + Leader per l’Italia, che sottolinea come dalla ricerca EY The Intelligent Organization 2026 emerga che il 72% degli executive interpellati ritiene che l’AI abbia un impatto sulla produttività delle persone, in quanto permette di fare più velocemente quello che già si faceva prima. Ma quest’accelerazione non basta: al momento, meno del 10% delle aziende rileva un ritorno positivo dall’investimento in intelligenza artificiale.
La barriera è culturale e comunicativa, prima che tecnologica: bisogna ripensare il modo in cui l’azienda funziona e crea valore, costruire una cultura capace di apprendere dal mercato e dalle persone, cominciare a considerare il lavoro e il modo in cui crea valore attraverso la capacità di apprendere.
Funziona così, ad esempio, Synapse, un sistema cognitivo sviluppato per integrare intelligenza di mercato e organizzativa, attraversando marketing, vendite, HR, supply chain, finanza, legal, tax, risk, strategia e IT. Questo modello deve, però, mantenere le persone al centro – in linea con i valori di Value for Food – e non sostituirle con la tecnologia.
“Per le aziende del food – sottolinea Giacopelli – il cliente è il punto di partenza. Ed è proprio lungo tutto il rapporto con il consumatore che può intervenire l’AI, dal posizionamento del brand e dalla visibilità nei nuovi motori di ricerca ai contenuti personalizzati, fino a scelta, acquisto, post-vendita e fidelizzazione“. Sempre di più, quindi, i leader sono chiamati a usare l’AI non come acceleratore del passato, ma come motore del futuro. E solo imparando a connettere mercato, organizzazione e persone in un sistema capace di apprendere, potranno anticipare il cambiamento e non limitarsi a reagirvi.