Nella notte tra domenica e lunedì i sistemi di refrigerazione di decine di supermercati della Sicilia, dell’Emilia Romagna e della Toscana hanno smesso di funzionare correttamente a causa di attacchi informatici. Agendo sui software con cui frigoriferi e congelatori vengono gestiti a distanza, gli attaccanti ne hanno alzato la temperatura per guastare i prodotti. Nessuno è entrato nei negozi: è bastato cambiare un parametro da remoto.
Cosa è successo in Italia
Sono stati colpiti almeno una decina di supermercati tra Palermo, Catania e Ragusa. Tra questi almeno quattro punti vendita Coop, gestiti dal gruppo Radenza in franchising, al di fuori della rete diretta del marchio. Secondo il direttore generale Giuseppe Spadaro, l’attacco è partito alle 4 del mattino e ha costretto a buttare molti chili di surgelati, con danni stimati in diverse migliaia di euro. Coinvolti anche alcuni Decò a Palermo e Trapani, ma secondo il presidente del gruppo Giovanni Arena solo punti vendita dati in gestione a terzi. L’ACN ha inoltre ricevuto la notifica di un’azienda toscana della ristorazione collettiva e rilevato un attacco a un’impresa emiliana dei surgelati.
Un’ondata europea
Lo stesso giorno sono stati colpiti anche supermercati di Belgio, Lussemburgo, Irlanda, Paesi Bassi, Estonia, Finlandia e Svezia, con danni per singolo negozio da qualche decina a oltre 100mila euro. Il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen ha parlato di un tentativo deliberato di colpire la catena di approvvigionamento alimentare.
Il precedente è francese: a metà ottobre un attacco aveva colpito centinaia di supermercati, tra cui Intermarché, Coopérative U ed E.Leclerc, sfruttando versioni non aggiornate di un software della danese Danfoss, per lo più unità a fine ciclo di vita senza più aggiornamenti. Le principali catene italiane dicono di non usare Danfoss, ma potrebbero servirsi di tecnologie con le stesse debolezze. Il metodo è sempre lo stesso: attivare a distanza lo sbrinamento, prolungandolo fino a otto ore e ritardando gli allarmi, e portare le celle fino a 50 gradi.
Governo, ACN e industria
Oggi a Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano ha riunito ACN e intelligence, prima di un tavolo tecnico con la grande distribuzione e la filiera. Domani il direttore generale dell’ACN, Andrea Quacivi, sarà ascoltato dal Copasir. Sull’origine non ci sono certezze, ma il sospetto è che si tratti di “attacchi ibridi”, generalmente attribuiti alla Russia.
L’Agenzia chiede a Gdo, logistica, refrigerazione industriale e manutentori di rimuovere le interfacce esposte su Internet, separare reti aziendali e industriali e proteggere gli accessi remoti con VPN e autenticazione a più fattori. Un bollettino dedicato alla filiera del freddo era già uscito il 13 ottobre, dopo i fatti francesi.
Dall’industria arriva un messaggio di rassicurazione. “Le aziende agroalimentari italiane sono pienamente operative e la continuità della produzione e delle forniture di cibo non è in discussione”, dichiara Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare. Per Mascarino gli attacchi alla catena del freddo sono una minaccia grave, con effetti a cascata su tutta la filiera, dagli agricoltori ai consumatori, e puntano a creare caos e incertezza in un comparto che rappresenta un’infrastruttura nazionale strategica. La federazione, assicura, lavorerà in stretto contatto con le autorità per proteggere gli impianti industriali e produttivi del Paese.
Un rischio che si poteva prevedere
Le vulnerabilità non erano un segreto. Il Team82 di Claroty, società specializzata nella sicurezza dei sistemi industriali, aveva pubblicato già ad agosto le ricerche sui controllori Danfoss e Copeland. A preoccupare oggi è la velocità: in un test dei ricercatori, un agente di intelligenza artificiale è riuscito a sfruttare quelle falle e a prendere il controllo di un dispositivo in circa 28 minuti, spendendo 6 dollari. Secondo il CTO Amir Preminger, molti retailer non hanno un quadro completo dei propri sistemi e possono non sapere che alcuni controllori sono raggiungibili da Internet. Le priorità: nessun dispositivo esposto direttamente, accessi remoti solo tramite VPN, firewall e password predefinite cambiate subito.
Il perimetro passa dai fornitori
Questi supermercati sono stati colpiti attraverso macchine installate e gestite da altri: il negozio può avere casse e server ben protetti, mentre il frigorifero risponde al fornitore e a un accesso remoto pensato per la manutenzione. Lo sottolinea Valerio Pastore, founder di CyberGrant, citando il Belgio, dove Sabcobel, che gestisce gli impianti di Delhaize, aveva avviato la messa in sicurezza dopo il caso francese, ma circa il 10% delle macchine non era ancora stato revisionato e alcune erano proprio nei negozi colpiti. Servono quindi un inventario aggiornato degli apparecchi connessi, la dismissione di quelli non più aggiornabili e contratti che stabiliscano chi può accedere da remoto e chi risponde se qualcosa va storto.
Basta poco per lasciare una porta aperta: un accesso configurato per un singolo intervento di assistenza può restare attivo per anni se nessuno ha il compito di verificarlo, osserva Subhajeet Singha, ricercatore di Acronis TRU. Che indica anche un punto spesso trascurato: i piani di continuità operativa pensati per ripristinare dati e sistemi IT non bastano quando a essere colpito è un processo fisico. Servono procedure per isolare gli impianti compromessi e controllare le temperature anche senza la gestione da remoto, che personale e frigoristi devono conoscere prima dell’emergenza.
Il freddo è un’infrastruttura critica
Per il commercio il rischio cresceva da mesi: secondo il Rapporto Clusit, nel primo semestre 2026 gli incidenti gravi contro il settore sono stati 467 nel mondo, più di quattro volte lo stesso periodo del 2025, e il commercio è salito al terzo posto tra i settori più colpiti. Per la Gdo il banco frigo è ormai parte del perimetro informatico, al pari di casse e gestionali. E la sua sicurezza passa da una catena di fornitori e manutentori da verificare con la stessa cura riservata alla catena del freddo.