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Cereali, prezzi all’ingrosso in calo nonostante il caro fertilizzanti

L’ampia disponibilità di prodotto frena i listini: a febbraio grano duro -2,2% e mais -1,2%. Intanto i fertilizzanti volano fino al +37%
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Il mercato dei cereali nazionali resta stabile sul fronte dei prezzi all’ingrosso, nonostante il forte rialzo dei fertilizzanti registrato nelle ultime settimane. È quanto emerge dall’ultima analisi di Bmti, che evidenzia come l’ampia disponibilità di prodotto, sia in Italia sia a livello internazionale, continui a esercitare una pressione al ribasso sui listini.

Nel mese di febbraio si sono registrati ribassi su base mensile per tutte le principali commodity cerealicole: il grano duro ha segnato un calo del 2,2%, il grano tenero dell’1,2% e il mais dell’1,2%. Lo scenario è rimasto sostanzialmente invariato anche nelle prime settimane di marzo, fatta eccezione per un temporaneo aumento del mais legato alle dinamiche dei mercati esteri. Su base annua, i prezzi risultano ancora inferiori rispetto al 2025, con flessioni che hanno raggiunto il 9% per il mais, il 12% per il grano tenero e il 16% per il grano duro.

Diversa la situazione sul fronte dei fertilizzanti, dove la crisi nel Golfo Persico ha innescato un’ondata di rincari, alimentando timori per le prossime campagne di semina. L’aumento ha colpito in particolare l’urea, influenzata sia dai rialzi dei costi di energia e gas, principali input produttivi, sia dalle criticità negli approvvigionamenti attraverso lo stretto di Hormuz, area strategica in cui operano grandi esportatori come Qatar e Iran.

Tra il 27 febbraio e il 19 marzo, i futures dell’urea quotati al Cme (Fob Middle Coast) sono aumentati del 37%, mentre sul mercato italiano si è registrata una crescita analoga, pari al 36% secondo i dati delle borse merci analizzati da Bmti. Rincari significativi hanno interessato anche il solfato di ammonio, salito del 20%, e il nitrato di ammonio, aumentato del 13%. Nel caso del solfato di ammonio, il rialzo è stato determinato dall’incremento dei prezzi dello zolfo, materia prima di cui l’Iran è uno dei principali esportatori mondiali, che ha spinto verso l’alto il costo dell’acido solforico utilizzato nella produzione.

Nonostante i recenti aumenti, le quotazioni dei fertilizzanti azotati restano comunque lontane dai picchi raggiunti nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: il valore attuale dell’urea è inferiore di circa il 30%, mentre quello del solfato di ammonio registra un divario di circa il 47%.

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