Le stime preliminari diffuse dall’Istat sui prezzi al consumo di marzo indicano una ripresa dell’inflazione, che si attesta al +1,7% su base annua, segnando un’inversione rispetto alla dinamica più contenuta dei mesi precedenti. Parallelamente, il carrello della spesa registra un incremento tendenziale del +2,2%, evidenziando un impatto più marcato sui beni di uso quotidiano.
Il quadro che emerge è quello di una pressione inflazionistica in lieve ma significativa risalita, in un contesto internazionale ancora fortemente instabile. In particolare, il protrarsi della crisi in Medio Oriente continua a generare incertezze sui mercati energetici, con possibili ripercussioni sui prezzi di energia e carburanti. Un fattore che potrebbe tradursi, nei prossimi mesi, in una nuova accelerazione dell’inflazione.
A fronte di questo scenario, caratterizzato anche da un calo sensibile della fiducia dei consumatori, Federdistribuzione lancia un appello a tutti gli attori della filiera affinché prevalga “un senso di responsabilità condiviso”. L’obiettivo è “evitare aumenti dei prezzi non giustificati che rischierebbero di aggravare ulteriormente una domanda interna già debole”.
L’associazione sottolinea come gli incrementi dei prezzi a scaffale siano legati esclusivamente a rialzi dei listini provenienti dalla produzione. In questo contesto, le imprese della distribuzione moderna ribadiscono il proprio impegno a “monitorare con attenzione eventuali richieste di aumenti non motivati sui beni di largo consumo”.
Prosegue quindi la strategia del retail orientata a “garantire qualità e convenienza, attraverso strumenti e politiche commerciali mirate a contenere i costi per i consumatori”. L’obiettivo resta quello di contrastare qualsiasi dinamica che possa tradursi in un aggravio ingiustificato della spesa per le famiglie italiane, già messe alla prova da un contesto economico incerto.
