Martino Rossi intervista. Manager sorridente in giacca e cravatta. Obiettivo 100 milioni.

L’intervista del mese: MartinoRossi, obiettivo 100 milioni

Fatturato in crescita, export al 50%, una filiale negli USA e un portafoglio consumer in espansione. Stefano Rossi, AD di MartinoRossi, racconta la trasformazione di un'azienda che ha fatto del plant based la sua leva di sviluppo
Martino Rossi intervista. Manager sorridente in giacca e cravatta. Obiettivo 100 milioni.

Farine e semilavorati B2B da una parte, brand consumer dall’altra, un’azienda agricola sperimentale in mezzo. Il modello di MartinoRossi non si lascia facilmente etichettare, eppure ha una logica precisa: controllare la filiera per innovare il prodotto, dall’agronomia allo scaffale. Stefano Rossi, alla guida dell’azienda di famiglia con sede a Cremona, spiega cosa c’è alla base dell’evoluzione, a partire dai risultati economici, che vedono un fatturato che nel 2025 è passato da 72 a 86 milioni di euro. “La crescita è stata sostenuta da tre fattori – spiega l’AD –: il rafforzamento dell’export, l’ingresso in nuove aree di business e l’espansione dei canali retail e foodservice attraverso i nostri marchi proprietari. Abbiamo investito oltre 10 milioni di euro in capacità produttiva, stoccaggi e nuove linee, con il supporto di Pnrr e Mise, con focus particolare sulle proteine vegetali. L’obiettivo è superare i 100 milioni entro due anni”.

Il B2B rimane il core, ma il retail cresce. Qual è il mix attuale e quale l’obiettivo?

Il B2B industriale resta la quota prevalente del fatturato ed è il principale motore di sviluppo. Il B2C è però in forte crescita e sta diventando sempre più strategico, non solo per i ricavi, ma in quanto leva per valorizzare i nostri ingredienti e intercettare direttamente le nuove esigenze dei consumatori. L’obiettivo a tre anni è far crescere il retail a un ritmo più sostenuto rispetto al B2B, arrivando a un mix più equilibrato tra i due canali, con sinergie lungo tutta la filiera.

Beamy è il vostro brand plant based di punta in Gdo. Come sta performando?

I risultati sono positivi, con crescita progressiva in distribuzione e rotazioni. L’elemento differenziante è la formula inclusiva: prodotti a base di legumi, etichette corte, senza glutine, soia e latte, con soluzioni che basta preparare aggiungendo acqua — burger, polpette, ragù, alternative all’uovo. Stiamo lavorando anche su referenze ready to eat per ampliare le occasioni d’uso e consolidare il posizionamento di Beamy come punto di riferimento per il plant based senza allergeni.

Ci sono novità in arrivo?

Per Beamy, la novità più rilevante è l’ingresso nella categoria dei condimenti pronti con tre sughi vegetali in vetro — ragù veg, cacio e pepe veg e carbonara veg — 100% plant based, senza soia e altri allergeni. È il primo passo in una categoria ad alta frequenza d’uso, coerente con il posizionamento del brand. Anche gli altri marchi si evolvono: Mr. Beans ha ricevuto un restyling grafico e un nuovo gusto formaggio 100% vegano; Goodly ha introdotto una crema spalmabile a base di avena senza glutine e due mix allergen free per pancake e mug cake.

Esportate già il 50% della produzione. Quali sono i Paesi target?

I mercati chiave sono il Nord America — dove operiamo con MartinoRossi America Inc. e due hub logistici, uno retail e uno B2B — e il Sud Europa. Registriamo forte crescita anche in Medio Oriente e Asia, con investimenti in corso in Arabia Saudita e Giappone, mercati in cui puntiamo molto sulla formazione rispetto al prodotto e sull’adattamento delle ricettazioni. In mercati maturi come USA, Germania e Olanda il consumatore è molto esigente: per questo proponiamo formulazioni clean, ingredienti tracciabili e una proposta valoriale solida.

Come si posiziona MartinoRossi nel plant based rispetto a un mercato che si sta ridefinendo?

Il mercato sta evolvendo da categoria “alternativa” a segmento trasversale, con richiesta crescente di etichette semplici, assenza di allergeni e qualità delle materie prime. Il nostro posizionamento non è quello di un player alternativo, ma di un’azienda che interpreta il plant based partendo dalla filiera agricola. Lavoriamo su legumi e cereali allergen free con un approccio che integra ricerca di prodotto, agronomia e collaborazione diretta con oltre 700 aziende agricole italiane su 16mila ettari. Questo si traduce in un’offerta inclusiva, pensata per un pubblico ampio e senza barriere alimentari.

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