Il via libera della Camera al Ddl ColtivaItalia ha l’ambizione di segnare un punto di svolta strategico per l’agroalimentare nazionale. Il provvedimento, fortemente caldeggiato da Coldiretti, mira a rafforzare la sovranità alimentare e a tutelare le eccellenze del made in Italy attraverso una dotazione finanziaria di oltre un miliardo di euro. L’obiettivo principale è contrastare il fenomeno dell’Italian sounding, che sottrae annualmente circa 20 miliardi di euro al settore, garantendo maggiore trasparenza lungo tutta la catena del valore.
Gli obiettivi del ColtivaItalia: Tecnologia e controlli per la sicurezza
Una delle novità più significative riguarda l’istituzione di una banca dati dedicata ai controlli, che integrerà tecnologie all’avanguardia come la risonanza magnetica e la mappatura isotopica per validare l’origine delle materie prime. Questo sistema punta a trasformare i controlli in prove giudiziarie inoppugnabili contro le truffe. Al tempo stesso, il provvedimento riserva 300 milioni di euro al Piano Olivicolo Nazionale, includendo una struttura commissariale mirata a contrastare l’emergenza Xylella.
Semplificazione e competitività del settore
Il Ddl ColtivaItalia interviene in modo incisivo sulla burocrazia, affidando ai Centri autorizzati di assistenza agricola (Caa) la gestione delle pratiche prive di valutazioni discrezionali. Tale semplificazione amministrativa, unita al rafforzamento dei contratti di filiera, permetterà alle imprese di operare con maggiore stabilità. Grande attenzione anche al ricambio generazionale: 150 milioni di euro sono stati stanziati per agevolare l’accesso al credito e alla terra per gli under 40.
Innovazione e nuove tutele
L’industria alimentare beneficia inoltre di misure che valorizzano l’agricoltura di precisione, sostenendo l’adozione di intelligenza artificiale e meccatronica. Il testo rafforza infine la disciplina contro le pratiche commerciali sleali, introducendo risarcimenti più rapidi per gli agricoltori. Viene inoltre normata la denominazione di “aceto”, limitandone l’uso ai soli derivati da materie prime agricole: un ulteriore passo verso la tutela della trasparenza per i consumatori e gli attori del largo consumo.