Cristiano Laurenza, Segretario Generale dei Pastai, parla del valore della filiera della pasta italiana

La filiera estesa della pasta vale 24,6 miliardi di euro 

Uno studio TEHA Group per Unione Italiana Food ricostruisce, per la prima volta, la filiera estesa dell’industria della pasta, che annovera 143mila imprese e 78mila occupati
Cristiano Laurenza, Segretario Generale dei Pastai, parla del valore della filiera della pasta italiana

La pasta non è soltanto uno dei simboli più riconoscibili del made in Italy nel mondo: è una filiera industriale che continua a crescere, investire e generare valore lungo tutta la catena produttiva, contribuendo in modo significativo alla competitività dell’agroalimentare italiano. È quanto emerge dal rapporto strategico “Valore Pasta – Il contributo della filiera dell’industria della pasta per il Made in Italy”, realizzato da The European House – Ambrosetti (TEHA Group) per i Pastai di Unione Italiana Food e presentato oggi a Milano.

I numeri della filiera

Nel 2025 la filiera, che comprende la coltivazione del frumento duro, l’industria molitoria e la trasformazione della pasta, ha raggiunto un fatturato di 13,5 miliardi di euro, generando 3 miliardi di euro di valore aggiunto, con una produzione nazionale di 4,2 milioni di tonnellate, di cui circa il 60% destinato ai mercati internazionali. Il comparto coinvolge 128 mila imprese e sostiene 32 mila occupati, confermandosi uno dei pilastri dell’industria alimentare italiana.

Negli ultimi dieci anni la filiera della pasta ha registrato una crescita superiore a quella dell’economia italiana. Tra il 2015 e il 2025 il fatturato è aumentato di 5,7 miliardi di euro, con una crescita media annua del 5,4%, superiore sia a quella del PIL italiano (+3,2%) sia a quella della filiera agroalimentare estesa (+3,9%). Nello stesso periodo, il valore aggiunto è passato da 1,7 a 3 miliardi di euro

All’interno di questa filiera, l’industria della trasformazione della pasta, da sola, ha rafforzato in modo significativo il proprio peso, arrivando oggi a rappresentare 8,9 miliardi di euro di fatturato e 2 miliardi di euro di valore aggiunto.

“La pasta rappresenta molto più di un alimento: è una filiera industriale strategica che crea valore economico, occupazione e competitività per il Paese, contribuendo in maniera significativa alla diffusione del Made in Italy nel mondo. I numeri evidenziano la solidità e la capacità di crescita di un comparto che continua a investire, innovare e generare ricchezza lungo tutta la catena del valore”, dichiara Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai di Unione Italiana Food.

Il lavoro di TEHA ricostruisce per la prima volta in modo sistematico la filiera estesa dell’industria della pasta, mettendone in luce il reale contributo al sistema economico italiano. “L’innovazione metodologica dello studio risiede nella capacità di superare la fotografia della sola produzione industriale, restituendo il valore di un ecosistema articolato di imprese, competenze e filiere collegate”, dichiara Benedetta Brioschi, Partner e Responsabile Food & Retail di TEHA Group.

Un ecosistema che crea valore

Uno degli elementi più innovativi del rapporto riguarda la ricostruzione della filiera estesa dell’industria della pasta, che considera non solo le attività produttive dirette, ma anche quelle indotte, ossia i settori collegati alla distribuzione, alla logistica, alla ristorazione, al confezionamento e alla produzione di macchinari. L’analisi evidenzia come il contributo economico della pasta si estenda ben oltre il perimetro della filiera diretta. Con riferimento al 2024, il comparto genera 5,2 miliardi di euro di valore aggiunto diretto che, considerando gli effetti indiretti e indotti sull’economia, arrivano a 14,3 miliardi di euro, pari allo 0,6% del Pil nazionale. Nel complesso, la filiera estesa coinvolge 143mila imprese, sostiene 78mila occupati e attiva 1,6 miliardi di euro di investimenti, confermando il ruolo della pasta come motore di crescita dell’economia italiana.

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