Il comparto del Largo Consumo si conferma un pilastro fondamentale per l’economia del Paese, con 600 miliardi di euro di giro d’affari, 196,7 miliardi di valore aggiunto e un contributo che sfiora il 10% del PIL nazionale. Il settore impiega 4,19 milioni di persone e genera 84,9 miliardi di euro di export, registrando nell’ultimo decennio una crescita imponente del valore aggiunto (+46,5%) e delle vendite all’estero (+94,1%). Durante la seconda edizione del Forum del Largo Consumo a Roma, promosso da Centromarca e IBC, si è evidenziato come il 45% degli italiani consideri questo settore cruciale per il futuro economico nazionale, collocandolo subito dopo il turismo e prima di ricerca ed energia.
Potere d’acquisto, costi obbligati e investimenti dell’industria
Sulle finanze delle famiglie italiane, il peso delle spese quotidiane va letto all’interno di un quadro più ampio. Un’elaborazione Nomisma per Centromarca mostra che nel 2024 ben il 70% della spesa media mensile è assorbito da uscite obbligate: casa e utenze rappresentano da sole il 36%, quasi il doppio rispetto ad alimentari e bevande, che si fermano al 19%. Sul fronte dell’inflazione, tra il 2019 e il 2025 l’aumento cumulato del carrello in Italia è stato del 26,5%, mantenendosi al di sotto della media europea (30,5%). Parallelamente, le aziende dell’Industria di Marca hanno assorbito forti rincari dei costi produttivi: i dati Deloitte indicano infatti un lieve calo dell’utile netto aziendale (dal 5% al 4,6% tra il 2021 e il 2024), a fronte di investimenti in tecnologia e impianti saliti a 2,61 miliardi di euro (+41%).
“Quando parliamo di Largo Consumo parliamo di un settore centrale per l’economia italiana e presente ogni giorno nella vita delle famiglie. Per questo è importante affrontare temi come prezzi e potere d’acquisto partendo dai numeri e tenendo conto di tutti i fattori in gioco. Il Forum vuole essere proprio questo: un luogo nel quale industria, distribuzione, agricoltura, consumatori e istituzioni possano confrontarsi sulle trasformazioni in corso e sulle risposte necessarie per il futuro”, dichiara Francesco Mutti, Presidente di Centromarca.
Le priorità di sviluppo per le PMI
Le abitudini di consumo si stanno adattando ai grandi cambiamenti sociali: nel 2025 gli over 65 rappresentano un italiano su quattro, destinati a diventare uno su tre entro il 2045. Contestualmente cresce il settore del fuoricasa, arrivato a toccare un valore di 102 miliardi di euro, trainato anche dal flusso turistico. Per sostenere le PMI in questa fase di transizione, la sessione curata da IBC ha individuato le priorità chiave per il biennio 2026-2027: il 81,7% delle medie imprese chiede un miglioramento del contesto economico internazionale, il 55,6% punta sulla riduzione dei costi degli input produttivi e il 40,7% sulla diminuzione del cuneo fiscale. Accanto agli interventi strutturali, si rivelano decisivi i fattori interni come digitalizzazione e integrazione logistica, dove le inefficienze attuali costano oltre 200 milioni di euro.
“Le PMI sono una componente fondamentale del tessuto industriale italiano. La loro capacità di crescere dipende da condizioni esterne più favorevoli, ma anche dalla possibilità di innovare, aumentare la produttività e lavorare in modo più integrato con gli altri attori del mercato. Portare questi temi al Forum significa trasformare le esigenze delle imprese in un confronto concreto con le istituzioni sulle condizioni necessarie per competere e crescere”, dichiara Flavio Ferretti, Presidente IBC.