Logo Eleva con scritta verde insieme, più valore e freccia dorata, acquisti e logistica Moderna 2020 GDA

Nasce Eleva: Moderna 2020 e GDA mettono in comune acquisti e logistica

Ufficializzata la nascita della società consortile paritetica tra i due gruppi del Mezzogiorno. Si parte nel 2027 con i surgelati, poi l'estensione alle altre categorie
Logo Eleva con scritta verde insieme, più valore e freccia dorata, acquisti e logistica Moderna 2020 GDA

Moderna 2020 e GDA – Gruppo Distribuzione Alimentare restano concorrenti, ma su acquisti e logistica hanno deciso di collaborare. È questa la logica di Eleva, la società consortile a responsabilità limitata costituita dai due gruppi. Il principio è racchiuso nel payoff, “insieme, più valore“: competere dove è giusto competere, cioè nelle vendite, e collaborare dove insieme si può fare di più. Anche il nome è un manifesto: Eleva sta per Efficienza Logistica, Efficacia e Valore negli Acquisti.

“Se il modello fosse orientato soltanto alla negoziazione, non avremmo costituito una società“, spiega il Presidente di Eleva, Costantino Di Carlo. “Stiamo mettendo insieme attività concrete, a partire da una logistica comune, per arrivare a servire la nostra rete di punti vendita. Quello che ci terrà uniti è il valore che riusciremo a generare“.

I soci

Moderna 2020, con sede e Ce.Di. a Salerno, ha chiuso il 2025 con 655 milioni di euro alle casse, 217 punti vendita in sei regioni e 52.000 metri quadrati di superficie di magazzino. La rete è in prevalenza affiliata (78% in franchising) e comprende insegne come été, Superdis, Xsempre e Moderna Cash&Carry. GDA, con sede operativa a Polla e Ce.Di. a Polla e Atena Lucana, ha registrato 510 milioni alle casse, 192 punti vendita in sette regioni e 50.000 metri quadrati di magazzino. Il suo modello è multicanale e multibrand, con una gestione diretta al 60% e insegne tra cui IperFutura, Pick Up, Conviene XXL, Talento, Navigo, Qui Discount, Spesa Mia.

“Ciascuna azienda mantiene la propria identità: insegne, reti, politiche commerciali e sviluppo restano autonomi, e sul punto vendita continueremo a confrontarci da concorrenti“, spiega Valerio Di Carlo, direttore generale di GDA. “Mettiamo invece in comune ciò che non si vede dallo scaffale, ma pesa sull’efficienza di entrambi: la negoziazione con i fornitori, gli acquisti e la logistica“.

Struttura e governance

Eleva ha sede a Salerno, un capitale sociale di un milione di euro sottoscritto in quote paritetiche e durata fino al 2050. Ha scopo consortile e mutualistico e non persegue fini di lucro: i vantaggi commerciali riconosciuti dai fornitori vengono ripartiti per intero tra i soci, con criteri di equità. Il Consiglio di amministrazione ha tre componenti: il Presidente e legale rappresentante Costantino Di Carlo, il Consigliere con delega allo sviluppo Nicola Mastromartino e Dario Nisoli, Consigliere indipendente con esperienza tecnica nel settore, chiamato a garantire equità e trasparenza nei rapporti tra la società e i soci. Ai principi dichiarati (equità e trasparenza, affidabilità negli impegni con fornitori e Centrale, rigore nelle procedure) si aggiunge un motto: “Primo impegno di Eleva: mantenere gli impegni“.

“Il nostro progetto non allunga la catena della distribuzione, la vuole accorciare“, sottolinea Costantino Di Carlo. Eleva, in altre parole, non nasce come una nuova centrale d’acquisto ma come strumento operativo al servizio delle reti dei soci.

Le tappe

La prima fase partirà a gennaio 2027 con i surgelati, entro il 2028 è prevista l’estensione progressiva alle altre categorie, utilizzando le sedi logistiche già esistenti.

Un progetto aperto

Eleva nasce a due, ma lo statuto prevede già l’ingresso di nuovi soci, con requisiti precisi: società di capitali attive da almeno cinque anni nella distribuzione alimentare, aderenti alla stessa centrale, con dimensioni comparabili a quelle dei soci, almeno il 60% delle vendite realizzato nel retail e almeno il 70% della rete controllata. “Non è un consorzio chiuso“, spiega Nicola Mastromartino, Amministratore delegato di Moderna 2020. “Prima deve essere ben rodato. Una volta raggiunta una certa stabilità, potrà aprirsi ad altre realtà del Sud“.

Fatti e non parole

Nessun trionfalismo, però. “Il contesto che stiamo vivendo non è facile: dobbiamo avere una visione sul lungo periodo, ma misurarci settimana per settimana“, ha avvertito Costantino Di Carlo. Per il Presidente il vero indicatore sarà il tempo, cioè la capacità di integrare in fretta le due culture aziendali: “Se l’iniziativa fosse finalizzata solo a un momento tattico, non avrebbe futuro. Le tempeste non si affrontano irrigidendosi, ma rafforzando la barca. Non possiamo cambiare la direzione del vento, ma possiamo adattare le vele“.

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