Dall’1 al 3 dicembre 2026, il CoRFiLaC (Consorzio per la Ricerca nel settore della Filiera Lattiero-Casearia e dell’agroalimentare) di Ragusa accoglierà la prima edizione di See Cheese – International Congress on Traditional Cheeses. L’evento rappresenta un punto di svolta per il settore, mettendo a confronto 44 relatori provenienti da 16 paesi per discutere il futuro delle produzioni tradizionali tra sostenibilità e innovazione tecnologica.
La riapertura della Cacioteca Regionale Siciliana
Il congresso si aprirà con un momento simbolico per il comparto: la riapertura della Cacioteca Regionale Siciliana. Inaugurata nel 2012 e recentemente rinnovata, la struttura si propone come hub di eccellenza per la ricerca e la valorizzazione del patrimonio lattiero-caseario locale. Grazie a investimenti focalizzati sull’efficientamento energetico, la Cacioteca diventerà un centro nevralgico per la stagionatura e la sperimentazione scientifica.

Dieci pilastri per l’innovazione casearia
Il programma scientifico di See Cheese si articola attorno a dieci filoni di ricerca che spaziano dall’alimentazione animale all’impatto del neuromarketing sui consumi. L’obiettivo non è solo proteggere l’esistente, ma accompagnare le imprese verso modelli produttivi contemporanei. Particolare enfasi sarà posta sulla biodiversità microbica, sulla gestione del benessere animale attraverso l’approccio One Health e sul packaging funzionale ottenuto dal recupero di sottoprodotti agro-industriali, in un’ottica di piena economia circolare. La collaborazione con lo IULM di Milano permetterà inoltre di esplorare, tramite laboratori di neuroscienze, come i driver di scelta del consumatore influenzino il mercato dei prodotti artigianali.
Un confronto globale per la competitività
Oltre al focus sull’Italia, il congresso ospiterà casi studio internazionali, tra cui il modello produttivo brasiliano, favorendo lo scambio di best practice tra sistemi produttivi eterogenei. Con l’obiettivo di premiare l’ingegno, si terrà anche il concorso “Formaggio Innovativo: l’arte del reimpiego“, che vedrà le eccellenze del territorio sfidarsi sulla capacità di trasformare i processi di stagionatura e lavorazione in prodotti ad alto valore aggiunto. Un segnale per i manager della Gdo e dell’industria alimentare: il formaggio tradizionale non è un reperto museale, bensì un asset dinamico capace di rispondere alle sfide globali della sostenibilità e del gusto.