Francesco Mutti parla al Forum del Largo Consumo di Centromarca davanti a uno sfondo rosso con il logo dell'associazione.

Centromarca: largo consumo resiliente nonostante shock energetici e geopolitici

Il settore conferma la propria tenuta nei primi nove mesi del 2026, puntando sulla vicinanza al punto vendita e sulla qualità dell'offerta per fidelizzare
Francesco Mutti parla al Forum del Largo Consumo di Centromarca davanti a uno sfondo rosso con il logo dell'associazione.

Il largo consumo confezionato italiano continua a mostrare una notevole capacità di tenuta in un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche e pressioni energetiche. È quanto emerge dall’incontro annuale organizzato da Centromarca, che oggi ha riunito a Milano oltre 700 manager della distribuzione e dell’industria nazionali per delineare l’identikit del comparto.

L’analisi di Prometeia evidenzia come i conflitti geopolitici, le crisi energetiche, i cambiamenti climatici, non rappresentino più eventi eccezionali, ma elementi permanenti del contesto competitivo, con ricadute sulle imprese e sull’economia sotto molteplici aspetti: energia, materiali critici, supply chain, cybersecurity, driver tecnologici. A livello internazionale, i flussi di petrolio attraverso lo stretto di Hormuz sono in recupero, ma lo shock mantiene comunque sotto pressione le catene globali. Tensioni che portano a ricadute non solo sull’energia ma anche sul gas, le cui scorte in Europa sono arrivate a toccare a settembre i minimi storici (70,4%). Scenario che preoccupa l’Italia, dove il metano rappresenta quasi il 40% dei consumi di energia e la cui ascesa ha comportato un innalzamento del prezzo unico nazionale a 210 €/MWh. Nonostante questa incertezza, il commercio nel 2026 mantiene una moderata crescita con il Pil mondiale stabile a +2,9% e quello italiano al +0,9%.

Resilienza e dinamiche di mercato

Nei primi nove mesi del 2026, il largo consumo ha registrato in Italia una crescita del 2,5% a valore e del 2,2% a volume. Nonostante il peso degli shock energetici, che hanno colpito le catene di fornitura globali e influenzato i costi di produzione, il mercato ha saputo mantenere una dinamica dei prezzi contenuta, agendo da ammortizzatore per il potere d’acquisto delle famiglie.

Secondo Circana, a fare da traino sono i prodotti freschi, che generano da soli la metà dello sviluppo a valore (+1,2 punti percentuali), seguiti da drogheria alimentare (+0,3%), bevande (+0,4%), freddo (+0,3%), petcare (+0,2%) e cura persona (+0,1%), mentre la cura casa segna una lieve flessione (-0,1%). I volumi sono stati sostenuti a marzo dall’effetto Pasqua (trend del mese +3,8%) e dall’andamento delle categorie estive: tra maggio e agosto si è infatti realizzato oltre due terzi dello sviluppo totale del settore, con le categorie stagionali che hanno rappresentato la gran parte della crescita tra luglio e agosto.

“In una fase in cui i rincari energetici e le tensioni geopolitiche rischiano di riaccendere le dinamiche inflattive, è importante evitare che alla nostra filiera vengano attribuite responsabilità semplicistiche per l’aumento del carrello della spesa“, ha sottolineato Francesco Mutti (nella foto), Presidente di Centromarca.

Le nuove leve della fedeltà

Le analisi presentate durante l’evento evidenziano un cambiamento profondo nelle abitudini dei consumatori, sempre più inclini a frammentare gli acquisti. La ricerca basata su dati YouGov rivela che gli italiani frequentano mediamente 9,5 insegne all’anno. In questo scenario, la fidelizzazione non passa più solo attraverso la convenienza di prezzo, che pesa per il 18,3%, ma si sposta su nuove priorità: la relazione e la vicinanza al punto vendita (30,2%), i servizi offerti (26,5%) e la qualità dell’assortimento, con particolare attenzione ai prodotti on trend e salutistici.

Uno sguardo al futuro

Guardando al 2027, le prospettive internazionali rimangono stabili, con una crescita del Pil globale attestata al 2,9%. Il sistema Italia, seppur in una fase di lieve rallentamento (+0,6%), si prepara ad affrontare le sfide future con la necessità di una rinnovata sinergia tra industria e Gdo, superando le logiche di contrapposizione tattica in favore di una strategia condivisa rivolta alle Istituzioni e al mercato.

“I dati parlano chiaro: siamo stati un argine all’inflazione, non la sua causa“, ha rimarcato Mutti. “Abbiamo assorbito i colpi, garantito la continuità degli approvvigionamenti e tutelato il potere d’acquisto dei cittadini anche a costo di sacrificare i margini. È arrivato il momento per l’industria di marca e la grande distribuzione di presentarsi unite e con determinazione. Dobbiamo superare ogni logica di contrapposizione tattica e esprimere una posizione condivisa nei confronti delle istituzioni, media e dell’opinione pubblica“.

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