Scaffali vuoti nel reparto ortofrutta del supermercato: cassette di legno senza merce per il blocco dei trasporti.

Scaffali vuoti e merce al macero: ​​​​​il blocco dei trasporti non ha vincitori

Scorte esaurite, punti vendita chiusi, freschi destinati al macero e prezzi all’ingrosso alle stelle. Le richieste della categoria sono fondate, ma il conto lo sta pagando l’intera filiera
Scaffali vuoti nel reparto ortofrutta del supermercato: cassette di legno senza merce per il blocco dei trasporti.

Gli scaffali vuoti non si vedevano dai tempi del Covid. Oggi a svuotarli non è una pandemia, ma il blocco dell’autotrasporto che da giorni paralizza il Sud Italia, dalla Sicilia alla Puglia, dalla Campania alla Calabria, e che secondo l’Osservatorio del Centro Agroalimentare Roma sta raggiungendo anche il Lazio meridionale. I rifornimenti ai punti vendita sono compromessi, le vendite si fermano e i prodotti freschi e freschissimi rischiano di andare completamente persi. I danni si contano già in milioni di euro. E in questa partita non c’è nessuno che ci stia guadagnando.

Le ragioni della protesta sono comprensibili e in buona parte condivisibili. Il caro carburante, i costi energetici, il peso del sistema ETS sui collegamenti marittimi e un ritardo infrastrutturale che in Sicilia pesa più che altrove mettono in difficoltà imprese di autotrasporto spesso piccole, con uno, due o tre mezzi. Ma una vertenza giusta non autorizza qualsiasi modalità. Bloccare le strade e impedire di lavorare a chi non aderisce non può essere tollerato.

Scaffali vuoti, depositi pieni

Il quadro lo descrive il Cav. Lav. Giovanni Arena, Amministratore delegato del Gruppo Arena, Presidente di Gruppo VéGé e delegato di Federdistribuzione per la Sicilia: “Le scorte di alcuni prodotti sono terminate: ortofrutta, uova, carni bianche, mozzarella, latte fresco e yogurt stanno scomparendo dagli scaffali, mentre anche le disponibilità di acqua si stanno riducendo”. I primi a soffrire sono stati i discount, che lavorano con circa un quarto delle referenze di un supermercato, ma oggi i disagi riguardano tutti, dai piccoli ai grandi gruppi. E diversi punti vendita sono già chiusi per mancanza di merce.

Il paradosso è che la merce c’è. “Abbiamo i nostri depositi, i centri di distribuzione pieni di merci, in alcuni casi deperibili, che non possiamo distribuire presso i nostri punti vendita”, spiega Arena. Prodotto già acquistato che non arriva al cliente e che, se il fermo prosegue, finirà al macero: un doppio danno. Senza contare che molti autisti, anche dove i presidi si sono diradati, hanno paura di mettersi in viaggio per il timore di atti vandalici. E ogni giorno di fermo, avverte Arena, “genera ritardi che non potranno essere recuperati immediatamente”.

Il conto arriva fino a Roma

L’effetto si allarga ben oltre lo Stretto. L’Osservatorio CAR segnala sul mercato romano mancate consegne di peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori dal Mezzogiorno e una forte tensione sui prezzi all’ingrosso: i pomodori siciliani Ciliegino e Piccadilly superano i 5 euro/kg, il Datterino rosso arriva a 7,50 euro/kg. Per riempire i vuoti crescono le importazioni, con pomodori a grappolo dall’Albania intorno ai 2 euro/kg e peperoni spagnoli a 3,80 euro/kg. Nel frattempo i produttori del Sud rischiano di perdere i raccolti e le famiglie di pagare una spesa più cara.

Scaffali vuoti nel reparto ortofrutta del supermercato: cestoni in legno senza merce per il blocco dei trasporti

Chi ci guadagna? Nessuno

Perdono i produttori, che non riescono a spedire. Perde la distribuzione, con scaffali vuoti, negozi chiusi e merce che si deteriora nei magazzini. Perdono i consumatori, che non trovano il servizio che si aspettano e vedono salire i prezzi. Perdono gli autotrasportatori che vorrebbero lavorare e non possono farlo. E rischia di perdere anche la stessa protesta, perché una vertenza che mette in difficoltà un’intera filiera finisce per consumare il consenso che le sue ragioni meriterebbero. “Riteniamo fondamentale garantire il diritto allo sciopero, ma altrettanto importante è tutelare il diritto di chi sceglie di continuare a lavorare”, sottolinea Arena. Sulla stessa linea Federdistribuzione, che chiede la rimozione dei blocchi, “operati in taluni casi in modo illegittimo”.

La questione sul tavolo del ministero delle Infrastrutture

Oggi, 20 ottobre, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini incontra a Milano le sigle nazionali dell’autotrasporto e, nel pomeriggio, quelle locali del Mezzogiorno, compresi i piccoli vettori non rappresentati ai tavoli ufficiali. Sul piatto lo sblocco di 430 milioni di contributi già stanziati, un intervento sugli oneri ETS per il trasporto marittimo verso le isole e 590 milioni per il rinnovo delle flotte, con la richiesta alla categoria di sospendere i blocchi come gesto di distensione. Servono risposte concrete e, come chiede la distribuzione, interventi strutturali e non misure per tamponare l’emergenza del momento. Ma nel frattempo la circolazione delle merci va ripristinata subito: anche quando i camion torneranno a viaggiare, servirà tempo per riportare gli approvvigionamenti alla normalità.

Due immagini del punto vendita SuperConveniente Ragusa

© Riproduzione riservata