Monini e Eataly, siglata la partnership negli Stati Uniti

L'interesse per il mercato a stelle e strisce, dove l'azienda oleraria opera dal 2000 con una propria filiale, è crescente. A svelarne i motivi, Riccardo Cereda, general manager dell'azienda umbra
Monini e Eataly, siglata la partnership negli Stati Uniti

Matrimonio all’italiana per crescere sui mercati esteri, a partire da quello nordamericano. Monini, una delle aziende italiane leader nella produzione e commercializzazione dell’olio extravergine di oliva, ha ufficializzato la partnership con Eataly la catena specializzata nella distribuzione delle eccellenze agroalimentari italiane. L’accordo riguarda la distribuzione di tutti i prodotti 100% made in Italy dell’azienda olearia umbra nel mercato statunitense e negli altri mercati internazionali presidiati dal retailer italiano. “Finora la nostra presenza presso Eataly New York è stata saltuaria e si limitava a iniziative promozionali occasionali come ‘il mese dell’Umbria’ – spiega a Food Riccardo Cereda, general manager di Monini –. Oggi, grazie a questo accordo, siamo diventati partner di Eataly in tutti i punti vendita che apriranno all’estero. Per il momento presidiamo gli store di New York e Chicago, ma saremo presenti anche nei punti vendita di prossima apertura sia negli States che negli altri Paesi fuori dall’Italia e quindi a Boston, Los Angeles e San Paolo in Brasile”. In virtù di tale accordo Monini punta a consolidare la sua presenza soprattutto in Nord America, dove commercializza la sua offerta sia nelle catene regionali come D’Agostino, Fairway, Stop&Shop, Jewel’s e Mariano’s, che da Kroger uno dei più grandi retailer del mondo. “In un mercato come quello statunitense dove l’olio non è un genere di prima necessità, siamo riusciti a imporci come brand di valenza internazionale, ma ci sono ancora grandi ostacoli da superare -continua Cereda -. Uno dei fattori critici della distribuzione nel mercato statunitense riguarda l’affollamento sullo scaffale, che accoglie i marchi più consolidati, ma anche tante piccole aziende provenienti da tutto il mondo, dal Cile alla Spagna fino all’Australia, per citare i paesi che stanno andando meglio in questo settore. In questo contesto perciò è sempre più difficile quindi ottenere visibilità”.

L’olio extravergine è stato considerato per lungo tempo un prodotto di nicchia: il costo di una bottiglia poteva raggiungere 20 dollari in media, ma oggi non è più così e i prezzi sono diventati molto più competitivi. “Un litro di olio di marche mediamente qualificate – conclude Cereda – costa intorno ai 10 dollari al litro. Per quanto riguarda Monini, abbiamo deciso di offrire alle catene americane le stesse referenze presenti nel mercato italiano: il Classico, che prende però il nome di ‘Originale’ sugli scaffali del retail americano, le dop, il Bios e i fruttati”.

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