Bragagnolo: “Cedo il sito di Muggia e mi tengo Pasta Zara”

Il presidente della società trevigiana conferma a Food la cessione del sito giuliano, che dovrebbe permettere alla sua famiglia di tenere il controllo della società, pur facendo un passo indietro nella gestione
Bragagnolo: “Cedo il sito di Muggia e mi tengo Pasta Zara”

Pasta Zara cederà lo stabilimento di Muggia (Trieste), uno dei tre di sua proprietà insieme a quello di Riese Pio X (Treviso) e Rovato (Brescia), per evitare il peggio nelle trattative con le banche creditrici che hanno costretto la famiglia Bragagnolo a chiedere nei mesi scorsi il concordato in bianco al tribunale di Treviso. La proprietà ha siglato ieri un accordo con i sindacati per tagliare i premi di produzione dei lavoratori del sito giuliano. L’intesa dovrà passare adesso per il referendum interno che sarà indetto dalle RSU, ed è importante per favorire la cessione. Il nome del soggetto che acquisirà l’asset è ancora riservato e il presidente Furio Bragagnolo, raggiunto da Food, non si è voluto sbottonare sull’acquirente di questo sito dalla capacità produttiva potenziale di ben 260mila tonnellate l’anno (ora lavora a 130 mila tonnellate).

I POSSIBILI ACQUIRENTI

Si tratta quindi di un grosso impianto sul quale, secondo la stampa locale, avrebbe messo gli occhi la Barilla. Ma la società di Parma ha già un’amplissima capacità produttiva installata in Italia, e negli ultimi anni ha lavorato più sull’efficienza dei processi e sulla diversificazione che non sulla crescita dell’offerta. E anche nel 2018 ha confermato di voler investire sui propri siti, Pedrignano in primis. Nulla si può escludere, ovviamente, così come si può ipotizzare l’interesse di Newlat (gruppo TMT Finace – Mastrolia), che è sempre cresciuta acquisendo stabilimenti in dismissione e ha una capacità annua complessiva potenziale di 320mila tonnellate nei suoi quattro siti. O altri gruppi esteri, tra cui Ebro Foods, fresca però di acquisto di pasta Bertagni e già presente nella pasta secca con Garofalo. Chissà che non spunti, invece, un outsider.

PASTA ZARA E IL NODO DEI DEBITI

Pasta Zara lavora prevalentemente per le private label ( valgono oltre l’80% dei ricavi della società) e l’acquirente del sito giuliano sarà interessato ad assicurarsi la continuità delle forniture ed i rinnovi contrattuali per rendere realmente vantaggioso un investimento con una capacità produttiva così importante. Anche perché, e questo è il nodo difficile da sciogliere, dovrà accollarsi una parte cospicua dei debiti che gravano sulla società trevigiana. Condizione indispensabile alla famiglia Bragagnolo per poter chiudere l’accordo con le oltre 20 banche creditrici e arrivare all’omologa del concordato senza dover abbandonare l’azienda, tenendo presente anche l’esposizione debitoria della finanziaria di famiglia Ffauf, recentemente riportata in Italia dal Lussemburgo e che custodisce il pacchetto di controllo del gruppo pastaio oltre alla proprietà dei marchi.

LO STABILIMENTO DI MUGGIA

Questo è il passaggio chiave: il perfezionamento della cessione di Muggia, e non di Rovato come si era sempre ipotizzato, è il prezzo da pagare affinché la famiglia possa mantenere ancora la proprietà dell’azienda invece di lasciarla ai creditori, come nel caso di Parmacotto. Se tutto andrà come nei piani, Pasta Zara dovrebbe uscire dalla fase concordataria nei 2019, ridimensionata nella grandezza e rivoluzionata nel controllo. “Quel che abbiamo passato in quest’anno – sottolinea Furio Bragagnoloci ha fatto riflettere sulla necessità di inserire delle figure manageriali al vertice della società. La famiglia Bragagnolo farà un passo indietro nella gestione ma riusciremo a mantenere la proprietà del gruppo contro ogni pronostico. Nessuno infatti avrebbe scommesso un euro su questo, e invece siamo vicini a questo tipo di soluzione”. Ammesso che tutto vada come nei piani, compreso l’accordo con Simest e Friulia (la finanziaria regionale friulana), soci di minoranza di Pasta Zara che potrebbero continuare la loro avventura. Con quale assetto resterà da decidere.

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