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Macfrut 2019, apre un’edizione da record

Oltre 1.100 le aziende presenti a Rimini, un quarto provenienti dall'estero. Più di 1.500 buyer in arrivo da tutto il mondo, a cui si aggiungono una sessantina di eventi tra convegni, meeting aziendali e convention

Internazionalizzazione e innovazione sono le due caratteristiche principali della 36esima edizione di Macfrut, fiera internazionale dell’ortofrutta ospitata alla Fiera di Rimini da oggi a venerdì 10 maggio 2019. L’evento rappresenta un settore importante del Made in Italy agroalimentare, rappresentando la prima voce dell’export (inclusa l’ortofrutta lavorata e conservata) con circa 8,4 miliardi di euro, di cui 4,9 di fresco. I numeri dell’edizione 2019 di Macfrut sono quelli di un’edizione da record: gli espositori, distribuiti su otto padiglioni, oltrepassano le 1.100 presenze, un quarto delle quali provenienti dall’estero. Saranno presenti oltre 1.500 i buyer invitati da tutto il mondo, a cui si aggiungono una sessantina di eventi tra convegni, meeting aziendali e convention organizzati dagli espositori. Ben undici i settori espositivi: sementi; novità vegetali e vivaismo; tecnologie di campo; mezzi tecnici; produzione, commercio e distribuzione; biologico; macchinari e tecnologie del post raccolta; materiali e imballaggi di confezionamento; quarta gamma; logistica; servizi.

MACFRUT: UNA VETRINA DELL’ORTOFRUTTA ITALIANA

Il presidente della Fiera, Renzo Piraccini, ha sottolineato che “Macfrut è la vetrina della filiera ortofrutticola italiana: non solo il prodotto finito ma tutta la catena per la produzione, dal seme all’attività vivaistica; tutti i settori dove l’Italia è leader di mercato. Abbiamo puntato sulla crescita della fiera a livello internazionale, le imprese di packaging esportano oltre il 70% del loro fatturato, le produzioni decisamente meno”. Roberto Luongo, direttore di ICE-Agenzia, ha ribadito l’obiettivo di portare “le imprese italiane nei mercati internazionali. Il supporto a questa edizione di Macfrut sarà un invito a buyers e giornalisti, anche dall’Africa sub-sahariana, per far si che le filiere dell’ortofrutticolo italiano e della trasformazione agroalimentare vengano conosciute a livello globale”.

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