Donna al supermercato con carrello pieno di verdure fresche e acqua. Spesa alimentare.

Gdo 2026: quali direzioni di crescita? 

La Gdo chiude un quinquennio di crescita tra margini in calo e concorrenza crescente. Per il 2026 previsti scenari prudenti, con focus su efficienza, Mdd e recupero della loyalty 
Donna al supermercato con carrello pieno di verdure fresche e acqua. Spesa alimentare.

La distribuzione moderna si appresta a chiudere un quinquennio caratterizzato da una serie di significative e imprevedibili turbolenze, durante il quale le imprese del retail hanno dovuto affrontare sfide tanto inedite ed emergenziali, come la pandemia, quanto inusuali, come l’inflazione. Al termine di questo ciclo, però, il sistema distributivo si ritrova oggi ad avere una scala dimensionale maggiore rispetto al 2019, con un giro d’affari complessivo che, secondo Circana, è cresciuto in misura superiore al +32%, passando da 76 miliardi a 102 miliardi, e con le quantità vendute in aumento di oltre il 10 per cento.  

Se la crescita a valore è stata certamente favorita da un consistente aumento generalizzato dei prezzi di vendita, quella a volume è stata il risultato del combinato disposto di due fenomeni principali: da un lato, un aumento della frequenza di acquisto delle famiglie, che pur penalizzando il valore dello scontrino medio, ha comunque finito per generare vendite incrementali; dall’altro, un travaso di consumi dai canali più tradizionali (normal trade) a favore di quelli del retail moderno, soprattutto nelle regioni del Sud, dove i tassi di crescita della Gdo sono risultati stabilmente migliori rispetto a quelli medi nazionali.  

LA SPINTA DEI FRESCHI E LA RIDUZIONE DEL FUORICASA

L’anno solare 2025 ha consolidato queste dinamiche di medio-termine, avviandosi a un consuntivo caratterizzato da tassi di crescita delle vendite, rispetto all’anno precedente, attorno al +3,5% a valore ed al +2% a volume. Si tratta di performance favorite, oltre che dai driver già citati, anche da una dinamica dei consumi particolarmente favorevole nei reparti dei prodotti freschi/freschissimi da un lato, e da una contrazione del canale out of home dall’altro. Una recente survey condotta dal centro di ricerche REM-Lab dell’Università Cattolica su un panel di 1.000 famiglie statisticamente rappresentative della popolazione italiana, infatti, ha evidenziato che quote pari al 50% delle stesse famiglie dichiarano di aver ridotto, negli ultimi mesi, la frequenza di visita delle diverse tipologie di locali della ristorazione. 

EQUILIBRI CHE CAMBIANO

La crescita complessiva registrata dalla distribuzione moderna, tuttavia, ha portato con sé due “effetti collaterali”. Il primo è rappresentato da una graduale quanto inesorabile contrazione dei livelli di marginalità e profittabilità delle imprese commerciali, alle prese con un aumento generalizzato dei costi (del personale, degli affitti, dell’energia, ecc.) e con una sempre più diffusa guerra dei prezzi nelle singole piazze, a causa dell’ormai avanzata saturazione della densità di presenza territoriale della Gdo. Il secondo effetto collaterale della crescita è una modificazione profonda degli equilibri competitivi tra i diversi player, tanto che da un lato in soli tre anni, dal 2022 al 2025, si è assistito a un trade-off di 4,3 punti percentuali di quote di mercato tra i vari gruppi operanti a livello nazionale, pari a un giro d’affari di quasi 4,5 miliardi di euro. D’altro canto, secondo i dati Circana, nello stesso periodo il 20% delle regioni italiane ha visto un avvicendamento nella posizione di leadership locale, con gruppi precedentemente follower che hanno conquistato la prima posizione a scapito degli altri competitor. Questi risultati sono la diretta conseguenza del fatto che i tassi di crescita delle vendite (sia a rete complessiva che a parità di rete) dei gruppi distributivi si sono caratterizzati, anche nell’ultimo anno, per campi di variazione molto ampi tra operatori che hanno realizzato performance di crescita double-digit e altri che, invece, hanno subito flessioni molto importanti. 

PREVISIONI INCERTE

A fronte di queste dinamiche, la business community della Gdo si sta interrogando su quali potranno essere gli scenari di evoluzione del mercato del retail grocery nel 2026. Posto che, alla luce delle grandi discontinuità degli ultimi anni, fare previsioni è un esercizio alquanto complesso considerando che molte variabili in gioco si caratterizzano per andamenti tutt’altro che regolari, in generale i budget aziendali sembrano orientati a una diffusa cautela che si concretizza nella formulazione di stime di crescita positive, ma prudenziali. Tale atteggiamento è giustificato da due ordini di fattori. Il primo è la constatazione di un quadro macroeconomico e sociale non particolarmente brillante, con previsioni di crescita del Pil nazionale nell’ordine dello “zero-virgola” per i prossimi due anni. Inoltre, il clima di fiducia delle famiglie non è favorevole, se si pensa che, secondo la già citata recente survey di REM-Lab, oltre l’86% delle famiglie italiane dichiara un aumento del proprio livello di preoccupazione nei confronti del futuro, e oltre l’40% delle stesse famiglie si aspetta un possibile peggioramento delle proprie condizioni economiche nei prossimi mesi.  

Del resto, ciò appare giustificato da un aumento consistente del costo della vita subito negli ultimi tre anni, a fronte del quale non si è assistito a un corrispondente aumento dei compensi, determinando un impoverimento oggettivo del potere di acquisto familiare.  

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