Gdo: Lente d'ingrandimento su figure umane colorate. Formazione e risorse umane nel settore della grande distribuzione.

Indagine Antitrust: l’opinione di Francesco Tabano

Il punto di vista di Francesco Tabano, manager dalla lunga esperienza in aziende di primo piano del settore oleario, in esclusiva per Food
Gdo: Lente d'ingrandimento su figure umane colorate. Formazione e risorse umane nel settore della grande distribuzione.

Tra le diverse prese di posizione che in questi giorni stanno accompagnando la notizia dell’avvio dell’indagine Antitrust, Food ha raccolto quella di Francesco Tabano. Forte di una lunga esperienza in aziende di primo piano del settore oleario – Monini, Salov, De Cecco (olio e derivati del pomodoro), Coricelli, Oleificio Zucchi – e alla presidenza di Federolio, il manager opera nel mondo della consulenza. Oggi affianca realtà come lo storico Oleificio Sardelli e i Consorzi Agrari di Cai per lo sviluppo nel settore vinicolo di alcune cantine cooperative, dopo aver lavorato per Filiera Italia e Coldiretti. 

Contraddizioni e speculazioni

“Quello che sta accadendo, secondo me, è una sorta di contraddizione in termini. L’Antitrust interviene solitamente dove si formano cartelli che condizionano il mercato, ma in questo caso parliamo di un mercato libero. È normale che l’anno scorso i prezzi siano schizzati alle stelle perché il mercato andava in una certa direzione, mentre quest’anno registriamo un’inversione di tendenza perché sono emerse altre spinte. Non si può demonizzare il prezzo tout court: si dovrebbe analizzare a fondo i motivi complessivi dei trend al rialzo. E certo andrebbe evitato che grandi gruppi industriali riescano a speculare, con il risultato che a rimetterci sono sempre gli agricoltori”. 

Un settore da ammodernare

Tabano coglie l’occasione per allargare la sua analisi alla situazione del mercato dell’olio evo. “Noi produciamo in media un terzo del nostro fabbisogno, tra consumo interno ed esportazioni di olio evo, ferme da anni a circa 400mila tonnellate. Piuttosto che continuare a fare protezionismo per il poco prodotto italiano e demonizzare quanto arriva dall’estero, dovremmo seriamente impegnarci per portare avanti un piano olivicolo nazionale serio. Negli ultimi 20 anni abbiamo perso più della metà delle nostre produzioni. Abbiamo oliveti abbandonati, altri che andrebbero rimodernati, nuove tecnologie da implementare come gli impianti intensivi o superintensivi. E invece continuiamo a difendere ciò che è ormai indifendibile. Non dimentichiamo che la Tunisia è diventato il secondo paese produttore al mondo: non è un exploit estemporaneo, ma il frutto di un trend consolidato”. 

Secondo Tabano, “dovremmo semmai sfruttare gli investimenti che arrivano dall’Ue per creare centri di stoccaggio, pena non essere in grado di mantenere il prezzo. In Spagna operano solo cinque grandi cooperative, la produzione è cinque volte superiore a quella italiana con un terzo dei frantoi attivi in Italia. Per noi il rischio è che a guadagnare siano soprattutto gli intermediari, che raccolgono il prodotto dalla miriade di frantoi che non possono trattenere a lungo il prodotto e lo pagano al prezzo che vogliono, rivendendolo poi alle aziende. Su questo è giusto che l’Antitrust indaghi”.

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