Forte preoccupazione per l’aumento delle importazioni di derivati del pomodoro dall’Egitto e apprezzamento per l’iniziativa parlamentare a sostegno della filiera italiana. È quanto espresso da Anicav in merito all’interrogazione presentata da Mirco Carloni, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, ai Ministri Francesco Lollobrigida (Agricoltura) e Orazio Schillaci (Salute).
L’interrogazione punta a tutelare la filiera italiana della trasformazione del pomodoro dai rischi connessi al crescente incremento delle importazioni di derivati provenienti dall’Egitto. Un fenomeno che, secondo i dati citati dall’associazione, nel solo secondo semestre 2025 ha registrato un aumento del +85,77% delle esportazioni egiziane verso il mercato europeo.
UN SETTORE DA 5,5 MILIARDI DI EURO
L’Italia è il secondo trasformatore mondiale di pomodoro, dopo gli Stati Uniti e prima della Cina, con un fatturato complessivo di 5,5 miliardi di euro, di cui oltre il 50% derivante dall’export. Il Paese è inoltre il primo produttore ed esportatore di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale, in particolare polpa e passata, simbolo della cucina italiana nel mondo. Negli ultimi anni, tuttavia, la concorrenza di paesi europei ed extraeuropei, soprattutto dell’Egitto, si è fatta più intensa. Questi operatori stanno immettendo sul mercato le stesse referenze italiane a costi significativamente inferiori.
IL RISCHIO CONCORRENZA SLEALE
“Sul nostro sistema industriale grava una forte preoccupazione legata alla penetrazione dei mercati occidentali ed europei da parte di realtà che non possono vantare i profili di qualità, sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale ed eticità della produzione italiana”, ha sottolineato Marco Serafini, Presidente di Anicav.
Il timore riguarda in particolare l’immissione sul mercato, soprattutto sotto forma di semilavorati, di prodotti a basso costo che potrebbero generare fenomeni di concorrenza sleale, con il rischio di compromettere le esportazioni italiane di qualità all’interno dell’Unione europea e di danneggiare occupazione, consumatori, ambiente e stabilità economica.
SOSTENIBILITÀ E COSTI DI PRODUZIONE
La coltivazione del pomodoro da industria in Europa e in Italia è sottoposta a regole stringenti che limitano l’utilizzo di fitofarmaci e fertilizzanti, a tutela della salute del consumatore e dell’ambiente. Standard ambientali, etici e sociali che comportano costi di produzione più elevati.
“Essendo il pomodoro una commodity, in un contesto sempre più globalizzato la specificità e la qualità che ci hanno sempre contraddistinto non sono più sufficienti a tutelare i nostri prodotti e la leva del prezzo diventa fondamentale”, ha affermato Giovanni De Angelis, Direttore Generale di Anicav. Secondo l’associazione, è indispensabile rafforzare la competitività del comparto intervenendo sulle criticità esogene ed endogene che incidono su redditività ed efficienza della filiera.
LA RICHIESTA ALL’EUROPA: VINCOLI DI RECIPROCITÀ
Anicav ha già sottoposto la questione al governo, riscontrando, sottolinea ancora De Angelis, particolare sensibilità da parte del Ministro dell’Agricoltura sui temi della difesa del Made in Italy. A livello europeo, la richiesta è chiara: introdurre regole certe per l’immissione in commercio di derivati del pomodoro a basso costo provenienti da paesi che producono al di sotto delle soglie minime di sostenibilità ambientale e sociale.
“È necessario introdurre vincoli di reciprocità: tutti devono avere e rispettare le stesse regole”, conclude De Angelis. Una partita che si gioca non solo sulla qualità, ma sempre più sulle condizioni di concorrenza e sugli equilibri del mercato agroalimentare europeo.