L’inasprirsi della crisi in Medio Oriente rischia di avere effetti rilevanti sulla competitività della filiera del largo consumo in Italia. È quanto evidenzia Centromarca, l’associazione italiana dell’industria di marca che rappresenta 192 aziende dei settori alimentare, cura casa e persona.
“Seguiamo con particolare preoccupazione l’evolversi della crisi in Medio Oriente. Una tensione che, se prolungata, rischia di compromettere la competitività dell’intera filiera del largo consumo e dell’industria di marca”, afferma Vittorio Cino, Direttore generale dell’associazione.
La riduzione degli approvvigionamenti globali sta già incidendo sui prezzi del petrolio e del gas naturale liquefatto, generando una forte pressione sui costi industriali. Le conseguenze si estendono alla logistica e alle assicurazioni: l’aumento dei carburanti e dei noli marittimi grava sulle catene di approvvigionamento, mentre i premi assicurativi legati al rischio bellico registrano rincari stimati tra il 25% e il 50%, con impatti diretti sull’import di materie prime e semilavorati.
Criticità emergono anche nel comparto del packaging. Secondo rilevazioni di ICIS e S&P Global Commodity Insights, a marzo le quotazioni europee dei principali polimeri (PET, PE, PP) hanno registrato incrementi di alcune decine fino a oltre 250 euro a tonnellata. “Si tratta di oneri che le industrie possono assorbire solo nel breve periodo”, sottolinea Cino. “Una crisi di lunga durata innescherebbe ulteriori extracosti mettendo a repentaglio la stabilità del tessuto produttivo”.
Le nuove tensioni si inseriscono in un contesto già critico per la redditività delle imprese. L’analisi di Deloitte sui bilanci delle aziende associate evidenzia come, tra il 2021 e il 2024, gli utili siano diminuiti dell’8% in termini relativi, con una contrazione che nel solo settore alimentare raggiunge il 28%.
Nonostante ciò, le imprese hanno trasferito solo in parte gli aumenti dei costi lungo la filiera, continuando a investire in capacità produttiva, innovazione, qualità e sicurezza. I Capex sono infatti cresciuti da 1,85 a 2,61 miliardi di euro, segnando un incremento del 41%.
Alla luce di questo scenario, Centromarca sollecita un intervento immediato delle istituzioni. “Chiediamo al governo interventi rapidi e strutturali”, afferma Cino. Tra le misure proposte figurano l’introduzione di accise mobili sui carburanti e l’applicazione delle iniziative previste dal pacchetto Energia della Commissione Europea per contenere i costi delle bollette.
Nel medio-lungo periodo, Centromarca indica inoltre la necessità di un price cap europeo per mitigare future oscillazioni dei prezzi energetici. “Confermiamo la nostra piena disponibilità a collaborare con l’Esecutivo attraverso la condivisione di analisi e dati aggiornati”, conclude il Direttore generale.
