pasta, dazi

Giappone, un mercato strategico per la pasta tricolore

L’Italia si conferma leader per movimentazioni verso il paese del Sol Levante, consolidando, anche per il primo scorcio del 2025, un trend in crescita (+3,3%). E anche il futuro si preannuncia ricco di opportunità. L’analisi di Nomisma
pasta, dazi

Nonostante le profonde differenze di cultura culinaria che separano il Giappone dall’Europa tra i prodotti di largo consumo acquistati con regolarità ci sono anche la pasta e i prodotti pastari, per i quali il paese nipponico è tra i primi dieci paesi al mondo per import complessivo. Secondo le recenti rilevazioni di Nomisma, in esclusiva per Food, la gamma trattata è ampia ed articolata in quanto comprende sia produzioni di grano duro (spaghetti, maccheroni, lasagne, gnocchi, ravioli, couscous) sia tenero (udon ed altri tipi di noodles) per un valore complessivo che nel 2025 è stato di circa mezzo miliardo di euro. 

Il nostro Paese esporta da tempo pasta in Giappone con una certa continuità, ma l’evoluzione del mercato nipponico prospetta nuove opportunità che potrebbero consentire all’Italia di consolidare ulteriormente il suo status di import leader globale, cioè il più importante tra tutti i paesi fornitori. In effetti, il trade con il Giappone negli anni del post Covid-19 ha registrato un trend positivo che ha trovato conferma anche nel primo semestre (gennaio-giugno) 2025. 

Italia leader, seguono Turchia e Cina

In dettaglio, a fronte di una crescita delle importazioni totali del +5,7%, l’Italia ha registrato un incremento del suo giro d’affari del +3,3%, mantenendosi così sostanzialmente in linea con il positivo andamento della domanda interna nipponica (Tab. 1). 

Tabella export pasta italiana: analisi dati mercato Giappone 2021-2025.
Tab. 1 – Il trend delle importazioni di pasta del Giappone, per principali paesi di provenienza (Gennaio-Giugno, Mln €)
Fonte: Nomisma – Agrifood Monitor su dati ITC – International Trade Centre

D’altra parte, non può venire trascurato il maggiore dinamismo di Turchia (+13,2%) e Cina (12,2%), cioè i due principali competitor extracomunitari, che hanno visto crescere in doppia cifra il rispettivo import. A questo riguardo va sottolineato che, in un’ottica di global trade il nostro Paese ha come concorrente diretto soprattutto la Turchia, le cui modalità di preparazione della pasta (makarna) hanno specifiche peculiarità (impasto misto grano duro e tenero), ma dove operano anche imprese nazionali che propongono all’estero la tradizionale pasta italiana (solo da semola). 

Nella cucina asiatica, i modi di preparazione e la materia prima utilizzata invece sono diversi. La pasta importata dalla Cina (noodles) non è succedanea di quella nazionale e quindi non c’è concorrenza diretta in termini di qualità e, di riflesso, anche di prezzo. In una logica di valorizzazione delle caratteristiche qualitative della pasta tricolore, il nostro Paese può quindi puntare a rafforzare la posizione competitiva attualmente detenuta con una corretta ed efficace comunicazione che, anche coinvolgendo le piattaforme di e-commerce, enfatizzi l’autenticità della proposta alimentare italiana, cioè un’offerta basata su una materia prima di qualità che garantisce un prodotto con caratteristiche di eccellenza come colore, fragranza e consistenza, fondamentale per un buona tenuta alla cottura.

Pasta, un mercato in transizione

Attualmente il giro di affari del mercato della pasta in Giappone è stimato in 8,6 mld di euro che vengono realizzati prevalentemente tramite le strutture a libero servizio che offrono un assortimento grocery, a partire dai supermercati che incidono per il 34,8% sulle vendite complessive (Fig. 1).

Mercato pasta in Giappone: grafico a torta con quote di distribuzione (GDO, supermercati, e-commerce).
Fig. 1 – I canali di distribuzione della pasta, per tipologia (incidenza % sui valori)
Fonte: Nomisma – Agrifood Monitor su dati Euromonitor

In futuro la domanda alimentare nipponica, anche quella della pasta, sarà sempre più condizionata dal declino demografico della popolazione, per l’effetto congiunto dell’abbassarsi del tasso di fecondità e la scarsità di flussi migratori dall’estero. In particolare, nel 2050, si prevede che un terzo della popolazione giapponese avrà più di 65 anni ed è quindi probabile che esprimerà una domanda domestica incentrata su alimenti dissimili da quelli attuali. A questo proposito va rilevato che, soprattutto tra i giovani, le preferenze gastronomiche si allontanano da un prodotto iconico della cultura alimentare come il riso per orientarsi verso i derivati dei cereali. 

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