Ritratto del presidente Inalpi, azienda lattiero-casearia hi-tech, con logo Inalpi sullo sfondo.

Inalpi, latte in versione hi-tech

L’evoluzione di Inalpi punta a segmenti ad alto valore aggiunto, dalla nutraceutica alla nutrizione clinica: l'intervista al Presidente Ambrogio Invernizzi
Ritratto del presidente Inalpi, azienda lattiero-casearia hi-tech, con logo Inalpi sullo sfondo.

In un mercato lattiero-caseario globale caratterizzato da una forte volatilità dei prezzi e dalla pressione sulle commodity, Inalpi delinea una traiettoria di sviluppo che punta a segmenti ad alto valore aggiunto. Con un fatturato che si attesta intorno ai 300 milioni di euro, l’azienda sta attuando infatti una profonda trasformazione, affiancando alla produzione tradizionale, una decisa diversificazione verso la nutraceutica, l’infant food e la nutrizione clinica. Un progetto articolato come racconta il Presidente Ambrogio Invernizzi, che Food ha incontrato nell’head quarter di Moretta (CN).

Stabilimento Inalpi: produzione latte hi-tech. Vista aerea della fabbrica con montagne sullo sfondo.

Di recente ha affermato che la competizione che non è più tra singole imprese, ma tra “sistemi Paese”. Qual è il ruolo di Inalpi in questa visione geoeconomica?

Oggi le aziende devono garantire un perimetro di affidabilità e stabilità economica e sociale. Inalpi vuole essere un attore strategico del Made in Italy avanzato, una realtà che evolve seguendo, e talvolta anticipando, le richieste del mercato globale. Non cerchiamo solo la crescita dei volumi, ma vogliamo costruire un percorso di sviluppo per settori che giocheranno un ruolo cruciale a livello internazionale, come quello delle proteine del latte, una risorsa i cui contorni sono definiti da una richiesta in forte espansione.

Proprio in quest’ottica è nata l’APPLI, l’Associazione Produttori proteine latte. Quale sarà il suo ruolo?

Abbiamo sentito l’esigenza di dare una voce unitaria a un ambito che non è più una commodity, ma un tema che incrocia salute, ricerca e politica industriale. L’APPLI nasce per far interagire chi produce il latte, chi lo trasforma e chi fa ricerca. Le proteine del latte sono diventate un asset strategico con riverberi perfino negli assetti di geoeconomia. Il mercato globale delle proteine concentrate (MPC) è stimato in 291 kilotonnellate, con previsioni di crescita costante, spinte soprattutto dal settore della nutrizione per adulti, sportiva e clinica.

Per sostenere questa visione avete siglato un accordo con Tetra Pak per modernizzare la vostra prima torre di polverizzazione. Quali sono gli obiettivi tecnici e commerciali?

È un investimento da 15 milioni di euro volto a rendere la torre realizzata nel 2009 capace di produrre ingredienti ad alto valore tecnico, come MPC85, MPI, MCC e MCI. Si tratta di concentrati e isolati proteici (con tenore superiore al 90%) fondamentali per l’industria dedicata agli sportivi, l’infant food e la nutrizione dietetica. Questa tecnologia, unica in Europa, ci posiziona come partner strategico nella catena del valore globale, permettendoci di competere con i pochi grandi gruppi mondiali che presidiano questo segmento.

Guardando ai numeri, come avete chiuso il 2025 e quali sono i segmenti che stanno trainando il business, a fronte di un mercato delle materie prime ancora volatile?

Il fatturato si è attestato intorno ai 300 milioni di euro, stabile rispetto ai 304 milioni del 2024. Il mercato nel 2026 sarà complicato per il divario tra gli elevati prezzi alla stalla e i prezzi spot scesi bruscamente. Da qui la nostra strategia di spostarci verso prodotti dove l’innovazione protegge dai margini risicati delle commodity.

In questo scenario di innovazione radicale, come si inserisce la recente acquisizione del Gruppo Marenchino, legato invece ai formaggi Dop tradizionali?

Si tratta di un’operazione di consolidamento e salvaguardia territoriale. Abbiamo assorbito i dipendenti e saturato la capacità del nostro stabilimento di Peveragno dedicato alle Dop. L’obiettivo è portare i formaggi tipici (Toma, Bra, Raschera) sotto il brand Inalpi, sfruttando la nostra struttura commerciale più profonda in Italia e all’estero. Inoltre, Marenchino ci ha portato tecnologie di confezionamento all’avanguardia, BDF, che garantisce una resa del prodotto confezionato pari a quella del banco gastronomia, offrendo un servizio ad alto margine per la Gdo.

A proposito di distribuzione, qual è il prodotto che sta ottenendo risultati più soddisfacenti?

Il mascarpone lanciato lo scorso aprile ha registrato una crescita molto significativa. Abbiamo innovato il processo tecnologico per offrire un prodotto estremamente compatto e con una shelf-life di 150 giorni senza essere un prodotto Uht. In Italia il mercato vale circa 8mila tonnellate, in Francia, nostro primo mercato estero, il doppio. In generale, in Gdo puntiamo a far crescere il peso del nostro brand dal 5% attuale al 15% del fatturato nei prossimi sei mesi, sostenuti anche da campagne di comunicazione innovative.

Leggi l’intervista completa sul numero di aprile di Food

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