Spesa online: mano con smartphone e sacchetto pieno di frutta e verdura. Acquisti digitali.

Dallo smartphone all’AI: come cambiano i pagamenti

In Italia il transato che passa da strumenti elettronici raggiunge 518 miliardi di euro, sostenuto (anche) dalla crescita di mobile, wearable e instant payment
Spesa online: mano con smartphone e sacchetto pieno di frutta e verdura. Acquisti digitali.

In un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica, tensioni commerciali e crescente competizione tecnologica, i sistemi di pagamento tornano a rappresentare molto più di una semplice infrastruttura di servizio, diventando un presidio strategico di sovranità economica, resilienza e autonomia industriale. Il recentissimo aggiornamento dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano parla chiaro: è dentro questo scenario che si devono inserire le principali trasformazioni in corso in Europa dove – a fianco dei sistemi di pagamento basati su carta – cresce ovunque il peso dei pagamenti istantanei da conto a conto.

La dinamicità dell’Europa

Il Vecchio Continente – rileva la survey – sta seguendo le orme di quanto avviene a livello globale. Basti pensare che in Brasile, nel terzo trimestre del 2025, Pix ha processato 7,9 miliardi di transazioni P2B, in crescita del +13%, a fronte di un più modesto +4% registrato dalle carte che si sono fermate a 11,6 miliardi. In India, a dicembre 2025, UPI ha superato 21,6 miliardi di transazioni, in crescita del +29% rispetto all’anno precedente, arrivando a rappresentare l’86% delle transazioni digitali del Paese.

Numeri di tutto rispetto, davanti ai quali però neppure l’Europa sfigura. Qui, va rilevata una buona dinamicità: da una parte, c’è Wero, impegnata nella costruzione di un digital wallet paneuropeo, che a fine 2025 contava 200 milioni di trasferimenti peer-to-peer, 11 miliardi di euro di transato e 49 banche dell’Eurozona coinvolte; dall’altra, c’è invece l’interconnessione dei sistemi domestici esistenti attraverso l’European Payment Alliance, che coinvolge anche l’italiana Bancomat. Due direttrici di sviluppo – osserva la ricerca – che, grazie all’accordo di interoperabilità fra Wero e EuroPA, sono ora strettamente interconnesse.

Ma non è tutto. Qualcosa si muove anche sul fronte monetario, dove il 2025 ha visto crescere fortemente l’attenzione sulle stablecoin. Un segmento oggi dominato da operatori legati al dollaro statunitense, con Tether che controlla circa il 58% della capitalizzazione complessiva e Circle che si attesta al 23%, nel quale però Bruxelles accelera sia sulla regolazione – con il MiCAR ormai pienamente operativo – sia sul progetto del Digital Euro, che nel 2026 entrerà in una fase cruciale di prototipazione tecnica e consolidamento normativo.

“La nuova partita dei pagamenti non si gioca più solo sull’efficienza, ma sulla capacità di costruire un’infrastruttura critica e strategica – afferma Valeria Portale, Direttrice dell’Osservatorio Innovative Payments –. L’Europa è al centro di questo cambiamento, che deve imparare a guidare per tutelare la propria autonomia e garantire la competitività del suo sistema economico”.

Il consolidamento dell’Italia

E l’Italia? I dati dell’Osservatorio segnalano per il nostro Paese una tendenza di crescita più moderata rispetto a quella europea, anche se ormai strutturale. Anche al di qua della Apli, infatti, il pagamento digitale è entrato stabilmente nelle abitudini quotidiane di cittadini ed esercenti. Lo prova il transato raggiunto nel 2025, che, complice un allungo del +7% rispetto al 2024, ha toccato un nuovo massimo storico: 518 miliardi di euro. Dopo il sorpasso sul contante registrato lo scorso anno, dunque, il sistema consolida la propria traiettoria, registrando un bilancio più che positivo: il 45% dei consumi viene, infatti, ormai regolato tramite strumenti elettronici, mentre banconote e monete si fermano a 38%. 

E attenzione a non liquidare il fenomeno come legato al solo mondo digitale. Nei punti vendita fisici, i pagamenti incassati con carta raggiungono, infatti, i 406 miliardi di euro. Un dato sorretto dalla crescita del parco POS, che raggiunge i 3,6 milioni di terminali, grazie, in particolare, agli Smart POS arrivati a pesare il 19% del totale. Ma non va dimenticata neppure la performance dei Software POS, che toccano le 165 mila unità, segnando un’evoluzione importante verso punti cassa sempre più software-based.

Nuova fase

La vera svolta, però, potrebbe dover ancora arrivare. Secondo l’analisi condotta dall’Osservatorio su 1.800 consumatori italiani, in collaborazione con Ipsos Doxa, infatti, già 1 italiano su 6 si dichiara disposto ad affidare il pagamento a un AI agent. Un dato di cui prendere nota perché – suggerisce l’Osservatorio – l’idea che un agente intelligente possa selezionare, autorizzare o attivare un pagamento apre scenari completamente nuovi. Nei quali la sicurezza diventa un fattore decisivo, perchè la stessa tecnologia che promette efficienza, può anche amplificare vulnerabilità, frodi e nuovi rischi sistemici. E su questo vulnus, pertanto, occorre lavorare. 

Resta comunque il fatto che l’Intelligenza Artificiale apre orizzonti inesplorati. “Viviamo – afferma Ivano Asaro, Direttore dell’Osservatorio Innovative Payments – l’inizio di una nuova fase, in cui la sfida non consisterà soltanto nel diffondere ulteriormente gli strumenti digitali, bensì nel governare il loro impatto sistemico e costruire un’architettura dei pagamenti più robusta, interoperabile e coerente con gli interessi strategici dell’Europa”. 

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