Food Summit 2026: sala conferenze gremita. Agroalimentare italiano discute volatilità e strategie 2030.

Food Summit 2026: l’agroalimentare italiano sfida la volatilità e punta sulle traiettorie 2030

Export record oltre i 70 miliardi, spinta sull’autoproduzione energetica e nuove geografie: i vertici del settore a confronto a Villa Borromeo per tracciare il futuro del Made in Italy.
Food Summit 2026: sala conferenze gremita. Agroalimentare italiano discute volatilità e strategie 2030.

Qualità, filiere di prossimità e indipendenza energetica. Sono queste le coordinate emerse dalla XII° edizione del Food Summit 2026, l’appuntamento di riferimento organizzato dal Gruppo Food che ha riunito oggi a Villa Borromeo i protagonisti della business community alimentare. Sotto il titolo “Volatilità permanente, valore durevole: le traiettorie 2030 della filiera alimentare”, il summit ha fotografato un settore che, nonostante le pressioni sui margini e le incertezze geopolitiche, conferma una resilienza straordinaria.

I saluti istituzionali di Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, in videomessaggio, hanno sottolineato che: il Ministero dell’agricoltura ha investito oltre 15 miliardi di euro in tre anni sul sistema primario e messo la sovranità alimentare al centro dell’agenda politica nazionale ed internazionale. Ovviamente siamo intervenuti anche in emergenza sul costo del gasolio dovuto alle crisi geopolitiche, con un intervento che prevede un credito d’imposta del 20% per i nostri pescatori e agricoltori, che si somma a un altro elemento strategico che abbiamo scelto di mantenere, forse l’unica nazione europea, un miliardo di investimento sul gasolio agricolo per ridurre l’acquisto di questo bene ad oggi indispensabile per la produzione”. 

Anche Adolfo Urso, Ministro delle imprese e del Made in Italy, in videomessaggio, ha posto l’accento sul ruolo del F&B In Italia: “L’agroalimentare italiano conferma solidità e capacità di adattamento: la filiera conta circa 800mila imprese e dà lavoro a oltre 3 milioni di persone, includendo la distribuzione” e, ricordando l’attenzione del Governo ai costi energetici, aggiungendo: “Il Consiglio dei ministri ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti, adottando un approccio prudente e responsabile. Se il blocco nello stretto di Hormuz dovesse proseguire, saranno valutati ulteriori interventi commisurati, in particolare per l’autotrasporto, nella consapevolezza che un mancato accordo potrebbe avere ulteriori gravi impatti sul nostro sistema produttivo, sull’inflazione, ma anche sul PIL”. 

Un Export da record tra nuovi mercati e dazi

È Gregorio De Felice, Chief Economist Intesa Sanpaolo, ad avviare i lavori, evidenziando che i dati confermano la solidità del settore: nel 2025 l’export agro-alimentare italiano ha raggiunto 70,9 miliardi di euro (+5,2%), con una dinamica positiva in molti mercati europei. Tuttavia, il quadro resta complesso: gli Stati Uniti segnano una contrazione (-4,5%), mentre crescono Spagna (+13,0%), Polonia (+17,7%), Francia (+6,1%), Germania (+5,6%).
De Felice ha così commentato: “Il 2025 è stato un anno di forte discontinuità nelle politiche commerciali internazionali ma, nonostante ciò, l’agroalimentare italiano è cresciuto sui mercati esteri, andando a intercettare opportunità sia in mercati tradizionali ma anche in economie emergenti o destinazioni lontane. L’attuale contesto è caratterizzato da un clima molto elevato di incertezza sulle politiche economiche. Le imprese agro-alimentari italiane sono ben consapevoli dei rischi e delle strategie da attuare per minimizzarli: secondo una survey interna di Intesa Sanpaolo, la necessità di ricercare nuovi paesi di destinazione è ben compresa dalle imprese più grandi, ma anche le micro e le piccole si stanno muovendo in questo senso. Gli investimenti in auto-produzione di energia sono sempre più cruciali, insieme ad altri importanti tecnologie come intelligenza artificialecybersecuritye-commerce. Le analisi di bilancio mostrano come le imprese agro-alimentari che hanno investito in qualitàinnovazioneinternazionalizzazione, sono riuscite ad ottenere migliori risultati in termini di marginalità nel recente passato. L’attuale contesto può sicuramente mettere sotto pressione i margini, ma tra i fattori che possono favorire una maggior tenuta della redditività per le imprese agro-alimentari italiane, c’è anche l’aver attivato reti di fornitura a corto raggio, e offrire prodotti a elevata qualità, soprattutto per le imprese più piccole e specializzate su produzioni di nicchia o fortemente legate al territorio”.

Finanza e M&A: il capitale come acceleratore

A seguire Laura Asperti, Global Head of Food & Beverage and Distribution, Divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo, ha dichiarato: “Il Food & Beverage si conferma un caposaldo dell’economia globale con un valore di 8,5 trilioni di dollari nel 2025 e una crescita attesa intorno al 5% annuo, grazie a domanda solida e driver strutturali. In tale contesto, l’Italia si distingue con oltre 70 miliardi di euro di export agroalimentare e una riconoscibilità unica legata al Made in Italy. L’M&A resta una leva chiave per accelerare la crescita: a livello globale il settore ha registrato una crescita del 20% nel valore delle operazioni, con strategie sempre più selettive e focalizzate su business core, scalabili e redditizi. In Italia, il numero di operazioni è stabile e trainato da percorsi di internazionalizzazione e passaggi generazionali. Cresce l’attenzione verso i segmenti bakery, caffè, healthy e ingredients mentre a livello geografico il mercato americano resta prioritario. In questo contesto, Intesa Sanpaolo continua a supportare il sistema economico con oltre 370 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine previsti nel Piano di Impresa 2026–2029. Attraverso la Divisione IMI Corporate & Investment Banking affianchiamo le imprese con un presidio costante e un approccio da partner strategico, sviluppando soluzioni su misura lungo tutte le fasi di crescita, creando sinergie tra settori diversi e sostenendo progetti concreti, in un contesto complesso ma sempre più orientato alla sostenibilità e alla stabilità del sistema”.

I nuovi consumi: la polarizzazione tra volumi e valore

In un contesto segnato da inflazione persistente e da una progressiva erosione del potere d’acquisto, il Food & Beverage resta al centro delle dinamiche di consumo, ma cambia profondamente il modo in cui i consumatori spendono. Secondo le analisi presentate da AlixPartners, società di consulenza globale, tra il 2021 e il 2025 i valori Food & Beverage in Italia sono cresciuti a un CAGR di circa il 6%, mentre i volumi hanno registrato un CAGR negativo dell’1%, evidenziando come la crescita apparente del mercato sia prevalentemente guidata dall’inflazione e non dalla domanda reale.

Afferma Michele Carpanese, Partner di AlixPartners:Il divario tra prezzi e salari, ampliatosi dopo la pandemia, i conflitti geopolitici e lo shock energetico, ha spinto i consumatori a ridurre la spesa discrezionale e a rifocalizzarsi sui beni essenziali. In Europa, nel triennio 2024–2026, l’intenzione di spesa per i beni non alimentari registra continui saldi negativi (fino a -26 punti nel 2026 vs 2025)”.

Nel retail alimentare italiano, il cambiamento si riflette anche nei canali: tra il 2021 e il 2025, i discount evidenziano una crescita a un CAGR dell’8%, confermando una migrazione strutturale verso il “value for money”. “In questo scenario, – continua Carpanesediventa strategico proteggere la domanda attraverso proposte di valore credibili, prezzi competitivi e l’eliminazione delle inefficienze strutturali lungo tutta la catena del valore, sia per l’industria che per la distribuzione”. 

Energia, competitività e decarbonizzazione

Grande l’attenzione su uno degli elementi chiave per la competitività del settore Food & Beverage: l’energia. “La filiera agroalimentare è un comparto strategico che assorbe circa l’11% dei consumi finali energetici dell’industria italiana, con un peso rilevante dei consumi termici nei processi di trasformazione. In questa fase produttiva, l’energia può incidere fino al 10–15% dei costi operativi, con valori ancora più elevati nei comparti lattiero-caseario, carni e bevande. Diventa sempre più urgente investire in un percorso che consenta di ridurre i consumi energetici,

attraverso l’uso delle rinnovabili e di soluzioni integrate di efficienza e autoproduzione” osserva Marco Steardo, Industry & Tertiary Director Edison Next. 

Si tratta di un percorso che include un mix di tecnologie che spazia dal fotovoltaico, alla cogenerazione e trigenerazione ad alta efficienza, biomassa e soluzioni che consentono di coniugare decarbonizzazione, stabilità dei costi e competitività industriale, in una filiera caratterizzata da molteplici fasi energivore, dalla trasformazione alla catena del freddo, fino alla logistica. Steardo, inoltre, rimarca l’importanza di consolidare partnership tra mondo dell’industria e operatori energetici in quanto rappresentano una leva strategica per trasformare gli interventi di decarbonizzazione in una opportunità di crescita competitiva.

Emblematico è il progetto realizzato con Agugiaro & Figna, tra i leader nazionali nella macinazione del grano tenero: grazie alla firma di un PPA off site è in fase di realizzazione un impianto fotovoltaico a terra da oltre 3 MW, in grado di produrre più di 5 GWh l’anno, coprendo circa il 20% del fabbisogno elettrico complessivo di 3 siti produttivi ed evitando l’emissione in atmosfera di circa 1.300 tonnellate di CO₂ all’anno”, aggiunge Steardo.

A chiudere il Food Summit 2026, le tavole rotonde hanno offerto una sintesi concreta delle grandi trasformazioni in atto nel settore, mettendo a confronto industria, retail e finanza sui temi della concentrazione, del capitale, dell’evoluzione dei modelli distributivi e della competitività futura del Food & Beverage italiano.

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