Farine e semilavorati B2B da una parte, brand consumer dall’altra, un’azienda agricola sperimentale in mezzo. Il modello di MartinoRossi non si lascia facilmente etichettare, eppure ha una logica precisa: controllare la filiera per innovare il prodotto, dall’agronomia allo scaffale. Stefano Rossi, alla guida dell’azienda di famiglia con sede a Cremona, spiega cosa c’è alla base dell’evoluzione, a partire dai risultati economici, che vedono un fatturato che nel 2025 è passato da 72 a 86 milioni di euro. “La crescita è stata sostenuta da tre fattori – spiega l’AD –: il rafforzamento dell’export, l’ingresso in nuove aree di business e l’espansione dei canali retail e foodservice attraverso i nostri marchi proprietari. Abbiamo investito oltre 10 milioni di euro in capacità produttiva, stoccaggi e nuove linee, con il supporto di Pnrr e Mise, con focus particolare sulle proteine vegetali. L’obiettivo è superare i 100 milioni entro due anni”.
Il B2B rimane il core, ma il retail cresce. Qual è il mix attuale e quale l’obiettivo?
Il B2B industriale resta la quota prevalente del fatturato ed è il principale motore di sviluppo. Il B2C è però in forte crescita e sta diventando sempre più strategico, non solo per i ricavi, ma in quanto leva per valorizzare i nostri ingredienti e intercettare direttamente le nuove esigenze dei consumatori. L’obiettivo a tre anni è far crescere il retail a un ritmo più sostenuto rispetto al B2B, arrivando a un mix più equilibrato tra i due canali, con sinergie lungo tutta la filiera.
Beamy è il vostro brand plant based di punta in Gdo. Come sta performando?
I risultati sono positivi, con crescita progressiva in distribuzione e rotazioni. L’elemento differenziante è la formula inclusiva: prodotti a base di legumi, etichette corte, senza glutine, soia e latte, con soluzioni che basta preparare aggiungendo acqua — burger, polpette, ragù, alternative all’uovo. Stiamo lavorando anche su referenze ready to eat per ampliare le occasioni d’uso e consolidare il posizionamento di Beamy come punto di riferimento per il plant based senza allergeni.
Ci sono novità in arrivo?
Per Beamy, la novità più rilevante è l’ingresso nella categoria dei condimenti pronti con tre sughi vegetali in vetro — ragù veg, cacio e pepe veg e carbonara veg — 100% plant based, senza soia e altri allergeni. È il primo passo in una categoria ad alta frequenza d’uso, coerente con il posizionamento del brand. Anche gli altri marchi si evolvono: Mr. Beans ha ricevuto un restyling grafico e un nuovo gusto formaggio 100% vegano; Goodly ha introdotto una crema spalmabile a base di avena senza glutine e due mix allergen free per pancake e mug cake.
Esportate già il 50% della produzione. Quali sono i Paesi target?
I mercati chiave sono il Nord America — dove operiamo con MartinoRossi America Inc. e due hub logistici, uno retail e uno B2B — e il Sud Europa. Registriamo forte crescita anche in Medio Oriente e Asia, con investimenti in corso in Arabia Saudita e Giappone, mercati in cui puntiamo molto sulla formazione rispetto al prodotto e sull’adattamento delle ricettazioni. In mercati maturi come USA, Germania e Olanda il consumatore è molto esigente: per questo proponiamo formulazioni clean, ingredienti tracciabili e una proposta valoriale solida.
Come si posiziona MartinoRossi nel plant based rispetto a un mercato che si sta ridefinendo?
Il mercato sta evolvendo da categoria “alternativa” a segmento trasversale, con richiesta crescente di etichette semplici, assenza di allergeni e qualità delle materie prime. Il nostro posizionamento non è quello di un player alternativo, ma di un’azienda che interpreta il plant based partendo dalla filiera agricola. Lavoriamo su legumi e cereali allergen free con un approccio che integra ricerca di prodotto, agronomia e collaborazione diretta con oltre 700 aziende agricole italiane su 16mila ettari. Questo si traduce in un’offerta inclusiva, pensata per un pubblico ampio e senza barriere alimentari.
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