Il comparto dei formaggi a denominazione d’origine vive una fase di profonda trasformazione, segnata da performance d’export record ma costantemente insidiata da dinamiche geopolitiche complesse. Durante la 36esima assemblea annuale di AfiDop (nella foto, il Presidente Antonio Auricchio) sono emersi dati significativi: nel 2025 la produzione ha superato le 625.000 tonnellate, con una crescita del 4% rispetto all’anno precedente.
Export in crescita, ma l’incognita dazi frena la corsa
Il traino principale è rappresentato dai mercati esteri, che hanno generato un valore superiore ai 3,3 miliardi di euro (+10% a valore). Nonostante tali risultati, l’associazione evidenzia criticità nel mercato statunitense, primo sbocco extra-UE per le eccellenze tricolori. Le politiche tariffarie dell’amministrazione Usa, unite ai rincari logistici, hanno innescato una frenata nei consumi, favorendo l’ascesa del fenomeno dell’Italian Sounding. Le imitazioni stanno erodendo quote di mercato essenziali per la triade dei grandi formaggi duri: Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano.
Mercosur e strategie di tutela
Guardando al futuro, il settore punta sul consolidamento delle tutele internazionali. L’applicazione provvisoria dell’accordo UE-Mercosur rappresenta una vittoria strategica fondamentale per arginare i tentativi di liberalizzazione dei nomi storici promossi da realtà come il Consortium for Common Food Names. Il Presidente Antonio Auricchio sottolinea la necessità di un’azione corale: “Fare sistema è l’unica via per contrastare la contraffazione e rafforzare la presenza dei nostri prodotti nei mercati globali”.
Prospettive e promozione internazionale
L’impegno di AfiDop non si ferma alla protezione legale, ma si estende alla valorizzazione qualitativa. Dalla ricerca condotta con GriffeShield emerge un miglioramento della presenza dei formaggi certificati nella ristorazione, sebbene resti alta l’attenzione contro l’abuso di abbreviazioni improprie nei menu. In vista dei prossimi appuntamenti fieristici, come il SIAL di Parigi, l’associazione ribadisce l’importanza di investire nella consapevolezza del consumatore estero, elemento chiave per difendere il valore distintivo dell’autentico formaggio italiano.