La dieta mediterranea continua a rappresentare il riferimento alimentare d’eccellenza per gli italiani, con l’84% della popolazione che dichiara di seguirla abitualmente. Tuttavia, la realtà quotidiana di manager e consumatori è spesso condizionata da variabili come la gestione del tempo e il controllo dei costi. Una survey di Altroconsumo per IIAS (Istituto Italiano Alimenti Surgelati) evidenzia come, tra chi non riesce a seguire con costanza questo modello nutrizionale, il 54% citi il costo degli alimenti come principale barriera, seguito dal 45% che indica la mancanza di tempo per la preparazione dei pasti.
Surgelati: alleati per l’industria e il consumatore
In questo scenario, il settore dei surgelati emerge come leva strategica per conciliare salute e praticità. Sebbene il 74% degli italiani riconosca l’affidabilità igienica dei prodotti sottozero, permane un gap di conoscenza: solo il 54% è consapevole che i valori nutrizionali siano equivalenti al fresco. Per colmare questa lacuna, l’IIAS ha presentato i risultati di due studi scientifici condotti dalla SISA (Società Italiana Scienze dell’Alimentazione) e dalla SSICA (Stazione Sperimentale per l’Industria delle Conserve Alimentari).
Le evidenze scientifiche su pesce e vegetali
La ricerca SISA ha analizzato vent’anni di letteratura scientifica sulle principali specie ittiche, confermando che la surgelazione rapida preserva proteine, lipidi e omega-3 per oltre 12 mesi. Parallelamente, il progetto SSICA ha dimostrato come la surgelazione industriale permetta di limitare la degradazione di vitamine del gruppo B e polifenoli, che nei vegetali freschi tendono a ridursi drasticamente durante la filiera di trasporto e stoccaggio. Questo posiziona i surgelati non solo come una soluzione anti-spreco, ma come un pilastro per l’accessibilità nutrizionale del comparto retail.