Internazionalizzazione, valore del territorio, logistica integrata e nuove dinamiche di consumo. Sono questi i pilastri su cui si è snodato il Food Summit Mediterraneo 2026, l’evento organizzato da Gruppo Food che ieri, 10 giugno, ha trasformato la suggestiva cornice di Palazzo Caracciolo a Napoli nel cuore pulsante del dibattito sull’agroalimentare italiano.
Sotto il titolo “Filiere ed export: percorsi di crescita”, il vertice ha riunito istituzioni, grandi brand, retailer e operatori della logistica per fare il punto sulle strategie necessarie a consolidare la presenza del Made in Italy culinario nel mondo, partendo proprio dal Mezzogiorno come hub strategico e naturale del Mediterraneo.
Istituzioni e finanza: l’agroalimentare pilastro globale
I lavori si sono aperti focalizzandosi sugli strumenti concreti a disposizione delle imprese per affrontare i mercati globali. Nella sessione d’apertura “Istituzioni & finanza per l’internazionalizzazione” – animata dagli interventi di Luciano D’Aponte (Regione Campania), Riccardo Caravita (Fiere di Parma), Pasquale Busiello (SACE) e Pier Maria Saccani (Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP) – è emerso chiaramente lo scenario macroeconomico di fondo tracciato da SACE: il sistema agroalimentare globale si conferma un pilastro strutturale dell’economia mondiale da circa 14,4 trilioni di dollari, spinto dall’espansione della classe media e destinato a raggiungere gli 11,8 trilioni nel solo mercato del Food & Beverage entro il 2031.
In questo scacchiere, l’Europa rappresenta uno dei maggiori esportatori di prodotti trasformati ad alto valore aggiunto e l’Italia consolida la propria posizione di leadership con una quota del 3,4% sul totale esportato mondiale. Le imprese della filiera devono però muoversi in uno scenario complesso, caratterizzato da shock esogeni e variazioni repentine dei costi di trasformazione e logistica, affrontando la sfida dei mercati internazionali attraverso un consolidamento strutturale e un’efficace diversificazione delle destinazioni.
Consumi globali: tra carrelli ridotti e specialità del Sud
A delineare l’evoluzione delle preferenze all’acquisto è stato l’intervento di Serena Colacino (NIQ). Il contesto del Largo Consumo Confezionato (LCC) mostra dinamiche globali ed europee fortemente condizionate dai prezzi (price-driven) con una contrazione fisiologica dei volumi in chiusura d’anno. I consumatori occidentali si rivelano sempre più riflessivi: il 53% adotta logiche d’acquisto guidate dai reali bisogni, traducendosi in una maggiore frequenza di spesa a fronte, tuttavia, di carrelli più piccoli.
In Italia, l’Area 4 (Sud Italia) evidenzia elementi di forte resilienza : canali come i Supermercati e i Discount continuano a trainare le performance territoriali e le Marche del Distributore (MDD) registrano quote di crescita a valore superiori rispetto al trend nazionale. Lo spunto più interessante per l’export arriva dal posizionamento delle specialità meridionali (come l’Olio EVO, la Mozzarella di Bufala Campana DOP, la Burrata e la Pasta di Gragnano), capaci di performare ampiamente sopra la media del mercato proprio grazie al valore intrinseco dell’identità territoriale. Una sfida di “premiumizzazione” raccolta sul palco dai modelli aziendali di Andriani Società Benefit (con Daniele Camicia), Ferrarelle Società Benefit (con Marco Pesaresi) e Inalpi (con Matteo Torchio).
La logistica per connettere la filiera dallo scaffale al mondo
Nessuna strategia di export può prescindere da una catena distributiva efficiente. Davide Nicolella e Valentina Speranzini di STEF hanno tracciato la rotta per una logistica internazionale capace di assorbire l’aumento dei costi energetici e garantire la massima resilienza delle supply chain, preservando il valore del prodotto dal campo alla tavola.
Un valore che deve poi trovare la corretta valorizzazione sugli scaffali della GDO. Nella tavola rotonda dedicata al Retail, i rappresentanti di Coop Alleanza 3.0 (Gaetano Gusmano), Moderna 2020 (Nicola Mastromartino), Crai Mediterranea (Dany Migliozzi), Fattorie Garofalo (Alfio Schiatti) e Megamark – Selex (Giulietta Stasi) si sono confrontati sulla necessità di bilanciare la crescente sensibilità al prezzo dei clienti con le strategie di valorizzazione dei produttori locali, per far sì che la distribuzione moderna rimanga la principale ambasciatrice delle eccellenze del territorio.
Il fenomeno della “Pizza Economy”
Uno dei momenti più dinamici della giornata è stato il focus sulla “Pizza economy”, comparto d’eccellenza capace di standardizzare la qualità della tradizione napoletana per trasformarla in un business planetario di altissimo profilo. A parlarne sono stati Alessandro Condurro (L’Antica Pizzeria Da Michele in the World), Brando Zarghetta e Daniele Figus (Big Mamma Group) e Graziano Stasi (Molino Casillo), evidenziando come la narrazione del brand e il controllo della materia prima siano le chiavi per replicare i successi italiani all’estero.
A coronare l’evento, l’intervento ispirazionale dello chef due stelle Michelin Giuseppe Iannotti (ristorante Krèsios di Telese Terme), che ha saputo tradurre il concetto di eccellenza gastronomica in un’esperienza globale, dove l’innovazione si fonde con le radici della tradizione campana per generare nuovo valore culturale ed economico.
Il Summit si è concluso con un partecipato networking cocktail, un’ulteriore occasione di matching tra i player della filiera, confermando Napoli e il Food Summit Mediterraneo come tappe imprescindibili per disegnare il futuro del comparto.
Articolo in aggiornamento – A breve saranno disponibili tutte le video interviste
Si ringraziano tutti i partner che hanno reso possibile l’evento:
