L’industria dei salumi deve prepararsi a un impegnativo cambio di passo. Una sfida che, se ben interpretata, potrà però rivelarsi anche una opportunità. L’indicazione arriva dall’analisi proposta da Sebastiano Grandi, Direttore REMLab, Centro di Ricerche su Retailing & Trade Marketing dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, davanti alla platea intervenuta durante l’Assemblea annuale di Salumitalia, Associazione che riunisce 19 Consorzi, espressione di 22 produzioni tutelate. “I dati che fotografano questo settore – afferma Grandi – indicano una progressiva affermazione dei prodotti a peso imposto, a discapito dell’offerta a peso variabile. Segno di un cambiamento di abitudini del consumatore, che deve portare le aziende a raccontare i prodotti in modo diverso. Il maggiore peso del confezionato assegna, infatti, un ruolo centrale al packaging, che deve risaltare su scaffale e banco frigo. Ma che deve essere anche in grado di intercettare l’attenzione nell’ecosistema digitale, dove le regole per essere rilevanti sono diverse rispetto a quelle valide nell’ambiente fisico. E dove si giocherà, in prospettiva una partita sempre più significativa per conquistare lo shopper”.
Ma non è tutto. Le aziende di questo comparto, così come del complessivo mondo agroalimentare, dovranno tenere conto anche di una variabile che potrebbe arrivare a modificare profondamente la relazione tra brand, retailer e consumatore. “Nella determinazione della decisione di acquisto – osserva Grandi – sta facendo prepotentemente il suo ingresso l’AI agentico. Significa che la composizione della lista della spesa, o di una parte di essa, viene affidata a un algoritmo. E attenzione a non considerare il passaggio come futuribile. È già una realtà. Lo dimostrano, numeri alla mano, i dati di Walmart: il 20% del fatturato del colosso distributivo americano viene ormai generato proprio dagli AI Agent. In soldoni, vuol dire 140 miliardi di dollari”.
I prossimi anni, se non addirittura i prossimi mesi, dunque, potrebbero richiedere alle industrie una revisione delle proprie strategie. Il tutto seguendo una precisa prospettiva: “I brand, così come le istituzioni – sostiene Grandi – non saranno chiamati a essere i migliori player del mercato, ma a costruire i migliori campi da gioco dove riuscire a rispondere alle aspettative del consumatore”.
Un obiettivo concreto, insomma, che richiede azioni altrettanto concrete: “Occorre avere il coraggio – avverte Claudio Palladi, Vice presidente Assica – di mettere sul tavolo le risorse necessarie per raccontare storia e caratteristiche dei nostri prodotti, soprattutto all’estero. Perché è bene essere consapevoli che la crescita per il nostro settore passerà proprio per le vendite oltreconfine”.
E in questa prospettiva, un aiuto può certamente venire dai Consorzi, associazioni “in grado di stabilire forti rapporti fiducia con il consumatore, perché naturalmente associate a valori quali tradizione, tutela e qualità”, osserva Cristiano Ludovici, Presidente Salumitalia.
Associazioni, ancora, cui può, dunque, essere affidato il compito delicato di sostenere il Made in Italy nel mercato che verrà. Una missione non facile, ma possibile. Di ispirazione per il comparto dei salumi può essere l’esperienza del Consorzio del Parmigiano Reggiano: “Siamo al lavoro – spiega il suo presidente, Nicola Bertinelli – per rendere il nostro formaggio una marca iconica a livello mondiale. Il punto di arrivo è trasformare questa nostra eccellenza da cibo a prodotto culturale”.
