Illustrazione Made in Sud: mappa dell'Italia meridionale con prodotti tipici, agricoltura, trulli e templi greci.

Cover Story: l’allungo del made in Sud

Il mezzogiorno rilascia tassi di crescita superiori alla media nazionale, che toccano trasversalmente regioni, canali e categorie. A trainare il fenomeno (anche) gli allunghi dei prodotti made in Sud
Illustrazione Made in Sud: mappa dell'Italia meridionale con prodotti tipici, agricoltura, trulli e templi greci.

Il Sud Italia si conferma una delle aree più vitali dell’agroalimentare europeo, con un export food&beverage che nel 2025 ha raggiunto complessivamente 24 miliardi di euro. Un numero che non racconta solo una performance economica, ma la trasformazione profonda di un territorio che ha saputo fare della propria identità gastronomica una leva di competitività globale. Un Sud che non è più periferia produttiva, ma uno dei motori del food italiano nel mondo. Si pensi al fenomeno della pizza economy: il mercato globale ha raggiunto 150 miliardi di dollari ed è proiettato a superare i 400 entro il 2030.

Il potenziale, tuttavia, resta ancora in parte inespresso, come del resto tutto l’export agroalimentare italiano. La domanda internazionale continua a crescere, seppur con qualche contraccolpo negli Usa a causa dei dazi, trainata dalla ricerca di autenticità, qualità e identità alimentare. Parallelamente, anche il mercato domestico conferma il ruolo del Sud come laboratorio di sperimentazione. Il consumatore appare sempre più attento e selettivo, richiedendo alla distribuzione maggiore flessibilità e capacità di adattamento. La polarizzazione dei consumi mostra segnali di rallentamento, mentre i prodotti legati al benessere si affermano come scelte trasversali, accessibili anche a fasce di reddito più contenute.

La sfida per il retail italiano non è aumentare l’offerta, ma migliorarne la qualità: costruire assortimenti più mirati, guidati dai dati e capaci di rispondere a consumatori sempre più diversi, ma accomunati dalla ricerca di valore. In questo contesto, il Mediterraneo torna ad assumere una centralità crescente per il futuro dell’agroalimentare tricolore. Non solo come area geografica, ma come spazio economico, culturale e logistico in cui si intrecciano export, filiere, innovazione e identità territoriali.

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Eccellenze del territorio, motori del business

Che il largo consumo confezionato viva una stagione complicata è un fatto noto. I dati rilasciati dai maggior mercati europei nel 2025 consegnano una fotografia segnata da una dinamica bipolare: da un lato crescono i valori, segno di una inflazione che si fa sentire, dall’altro faticano i volumi, termometro evidente della ridotta capacità di spesa dei consumatori. Le rilevazioni effettuate da NielsenIQ certificano che a fare eccezione è soltanto la Spagna, dove entrambi gli indicatori mettono in fila convinte progressioni (rispettivamente +4,3% e +2,0%). Gli altri mercati confermano il trend: la Gran Bretagna guadagna in fatturato il +3,2%, ma cede lo 0,6% in quantità, la Germania si muove tra un +2,3% e un -0,3%, la Francia tra un +1,9% e un +1,0%. E l’Italia? “Il nostro Paese – afferma Serena Colacino, Sales Consultant SM Italy di NielsenIQsi colloca in una ‘terra di mezzo’, muovendosi in territorio positivo sia sul fronte degli scontrini, dove ottiene una progressione del +2,4%, sia su quello dei volumi, dove registra un contenuto +0,6%”. 

Ma non è tutto. Occorre considerare, infatti, anche il cambio di passo adottato dal consumatore nell’approccio all’acquisto, oggi guidato per lo più dai bisogni. Un mindset diverso che porta conseguenze rilevanti: nel 2025 si sono moltiplicate le visite agli store della Gdo (in Italia protagoniste nell’arco di 12 mesi di un balzo del +8,1%), si sono ridotte i carrelli della spesa, che nel nostro Paese arretrano sia sul fronte del valore complessivo della spesa (-4,9%) sia su quello delle quantità (-7,2%). E va detto che anche l’inizio del 2026 si è mosso seguendo la scia dell’anno precedente: nel primo quadrimestre il fatturato del mercato domestico ha registrato un allungo del +1,9%, accompagnato da una progressione del +1% sul fronte dei volumi. Numeri che certificano la resilienza del settore, ma che – avvertono gli analisti – suggeriscono anche come ci si muova in uno scenario di calma apparente: le variabili che inducono a ipotizzare impatti negativi sono tante. 

Il Sud segna il passo

In questo contesto, però, le stesse rilevazioni di NielsenIQ consegnano anche una buona, probabilmente inattesa notizia: il Mezzogiorno di Italia si è messo a correre. A dispetto degli stereotipi, della vulgata e delle serie storiche, nei primi quattro mesi del 2026 questa parte d’Italia consegna risultati migliori rispetto alle altre Aree monitorate dall’istituto di ricerca. Comprese quelle, tradizionalmente trainanti del Nord. I dati parlano chiaro: se si guarda al perimetro allargato dell’omnichannel, comprensivo sia dei canali tradizionali sia dell’ecommerce, nei primi quattro mesi del 2026 il Sud è cresciuto del +2,4% a valore e del +1,6% a volume, segnando così una profonda forbice con i valori medi, fermi, come detto, rispettivamente a +1,9% e +1,0 per cento. Un allungo significativo, che peraltro di pare frutto di una fiammata isolata, quanto piuttosto di un fenomeno trasversale. Ne sono prova le evidenze che emergono dall’analisi di quattro diversi indicatori chiave.

Il primo è quello geografico. Il monitoraggio condotto da NielsenIQ rileva, infatti, come l’accelerazione sia espressione di una crescita condivisa nella maggior parte del Mezzogiorno. Seppure con intensità diverse. A brillare, infatti, sono soprattutto Abruzzo e Sicilia (rispettivamente +2,8% e +2,9% a volume), due regioni capaci di fare meglio di vere e proprio locomotive economiche come Lombardia (+1,5%), Piemonte (+0,7%) ed Emilia Romagna (+1,4%). Ma non vanno sottovalutati neppure i riscontri ottenuti da Puglia (+1,4%), Basilicata (+1,3%), Campania (+1,1%). Più in affanno risultano solo il Molise (+0,8%) e soprattutto la Calabria (-0,3%). 

Le performance dei canali

Il secondo fronte porta, invece, all’analisi per canali. Qui la crescita premia in particolare il commercio digitale, protagonista di un vero e proprio exploit: nelle regioni del Sud ha messo a terra un balzo del +24,2% a valore e del +18,2% a volume. Significa rispettivamente 10,7 e 12,8 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale, che non va oltre la soglia di 13,5% e 5,4 per cento. Vero è però che nel Mezzogiorno l’e-commerce recita un ruolo piuttosto marginale, pesando solo per il 1,3% sulla market share della regione, contro il 2,7% raggiunto a livello nazionale. Ma vero è anche che proprio questa immaturità può tradursi in un’interessante opportunità di sviluppo.  Significativo è, poi, il risultato espresso dai super, che in Area 4 recitano la parte del leone incidendo per il 41,9% sulle vendite: il canale ha saputo crescere del +3,1% a valore e del +2,5% a volume, registrando un netto gap con i valori nazionali, che consegnano un +1,7% e +1,0 per cento.

Il ruolo della Mdd

In terza istanza, va considerato che l’accelerazione del Sud non tocca solo i brand, ma coinvolge anche la marca privata. I numeri dicono che nell’anno mobile terminante ad aprile 2026 nella grande distribuzione la Mdd è arrivata a detenere il 19,6% di market share a valore. Significa ben 1,8 punti percentuali in più conquistati nel corso di due anni. Quasi il doppio rispetto alla crescita maturata dall’Lcc, che nello stesso periodo è passato dal 22,6% al 23,5% di quota. Opposto è però l’andamento registrato sugli scaffali dei discount, dove al Sud la pl vede la propria incidenza flettere (dal 68,3% al 66,7%), in linea peraltro con l’andamento nazionale (dal 65,7% al 64,9%). “Ma qui – osserva Colacino – ci troviamo davanti a una categoria già sovrasviluppata”.

Categorie sotto la lente

Infine, occorre sottolineare la capacità del fenomeno di toccare la quasi totalità dei segmenti che compongono l’offerta, pur con modalità differenti. I dati rilevano, infatti, che a segnare la forbice più evidente rispetto alla media nazionale sono, in particolare, due categorie: l’ortofrutta, che nel Sud corre a +7,5% a valore e +7,3 a volume, contro un +3,7% e un +2,9% della media nazionale, e il freddo, che totalizza una progressione del +7,2% e del +6,5%, a fronte di un incremento del +4,1% e +3,6 per cento. Ma non devono essere tralasciate neppure le performance del fresco, che guadagna rispettivamente il +3,7% e il +2,9%, segnando il passo rispetto alla totale Paese, fermo a +2,9% e +2,1 per cento.

A crescere – nota Colacino – sono dunque tre segmenti che incontrano le esigenze di un consumatore orientato a un’alimentazione legata a benessere e salute”. Meno significativi i riscontri di bevande, carni e drogheria alimentare, segmenti che, pur rilasciando numeri positivi, si discostano meno dai valori registrati dal mercato complessivo. Fa eccezione l’ittico, un comparto che pare percorrere una strada a sé stante: nel primo quadrimestre dell’anno è stato protagonista di un exploit a livello nazionale (+12,1% e + 15,8%) che nelle regioni del Sud si è tradotto in numeri meno rilevanti, seppure consistenti: qui la crescita ha fatto segnare rispettivamente un +11,6% e un +12,1 per cento. Non va scordato che il peso di questo segmento è davvero ridotto (0,1% nel Sud e 0,2% sul totale Italia). 

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