Cinque edizioni di Be Blue The Sea Conference hanno trasformato un evento d’impresa in una piattaforma di confronto tra ricerca, finanza e distribuzione. Al centro c’è il mare, inteso come risorsa economica, alimentare e di innovazione, capace di generare valore per le persone e per l’intera filiera. In questo contesto, il pesce azzurro rappresenta uno dei casi più significativi: un alimento dal riconosciuto valore nutrizionale, il cui potenziale può tradursi in una maggiore consapevolezza dei consumatori e in nuove opportunità di crescita per la categoria ittica a scaffale. Ne parliamo con Irene Rizzoli, Amministratore delegato di Delicius, marca leader italiana nelle acciughe e nelle sardine in conserva e società benefit.
Da dove nasce Be Blue e come è cambiato il progetto nel tempo?
Be Blue nasce nel 2022 dalla volontà di riportare il mare al centro del dibattito, non come semplice scenario, ma come sistema vivo e generativo. Negli anni abbiamo affrontato la sicurezza alimentare, la tutela degli ecosistemi marini, le partnership per la sostenibilità, la salute e la nutrizione. Quest’anno abbiamo guardato al mare da una prospettiva diversa: come proiezione, come possibilità di accesso al futuro. Lo abbiamo fatto tenendo insieme ricerca, trend di consumo, mercati e opportunità per lavorare con i nostri partner, dagli istituti di credito alla Gdo. Interrogarsi insieme serve proprio a comprendere quali siano le opportunità possibili.
Il filone dominante resta quello della longevità e della nutrizione. Quali sono i riscontri?
Il tema della longevità e della nutrizione è emerso come il filone su cui iniziare a lavorare insieme e siamo contenti che il progetto sia stato largamente apprezzato dai nostri interlocutori. Collaborare su questi temi non è un esercizio facile: spesso ci si scontra con la difficoltà di mettere a terra determinati progetti. Eppure nel tempo siamo riusciti a costruire iniziative di valore, dal contrasto allo spreco alimentare alla tutela dell’ambiente, fino alle borse di studio per le nuove generazioni insieme a MSC. Abbiamo anche avviato la collaborazione con l’Istituto Nazionale di Ricerche Cardiovascolari, ed è proprio su questo tema che vorremmo imbastire un dialogo con la distribuzione, per capire come veicolare al meglio determinati messaggi sulle nostre categorie direttamente al consumatore finale.
Cosa avete presentato a Be Blue 2026 sul fronte della ricerca scientifica?
Le partnership con istituti come l’Inrc e l’Università di Parma ci danno basi scientifiche e strumenti accurati per portare un impatto positivo nel settore ittico. A Be Blue 2026 abbiamo portato i primissimi risultati del lavoro di ricerca che stiamo portando avanti insieme all’Università di Parma: una metodologia di analisi per approfondire la presenza di vitamine e oligoelementi nei prodotti conservati. Un ambito ancora poco esplorato, ma che ci ha già restituito importanti valori per comprendere meglio il valore nutrizionale del pesce azzurro.
Inoltre, continuiamo a valorizzare il lavoro sviluppato con Inrc sugli Omega-3 presenti nelle conserve di pesce azzurro, nutrienti molto studiati per il loro ruolo nella salute cardiovascolare e nell’ambito di un’alimentazione equilibrata.
Il cuore della discussione di quest’anno è stato il rapporto tra pesce azzurro e scaffale. Qual è il nodo?
Il pesce azzurro è di vitale importanza per la biodiversità marina e ha un’elevata densità nutrizionale, con un accumulo di metalli pesanti più basso rispetto ai grandi predatori. Ma sconta due problemi: un prezzo percepito come troppo alto e la complessità nel cucinarlo. La conserva azzera questa barriera d’uso: risolve la difficoltà di preparazione e il tema del costo. Le conserve ittiche di specialità trovano spazio quando le famiglie cercano un equilibrio tra preparazione casalinga e praticità. Però il lavoro di categoria su assortimento, claim, packaging resta incompleto, e qui il confronto con la distribuzione diventa decisivo.
Delicius è una società benefit e ha posizionato la sostenibilità della filiera come tema centrale. Come si traduce concretamente questo impegno?
Mettere il mare al centro significa fare scelte di filiera coerenti: criteri di approvvigionamento e tipo di pesca Oggi circa il 70% del nostro pescato proviene da pesca sostenibile certificata MSC e Friend of the Sea: un dato importante, che racconta un impegno concreto ma anche la consapevolezza che il lavoro da fare è continuo.
Quali sono i target di crescita nei prossimi anni e attraverso quali leve intendete raggiungerli?
Il nostro obiettivo è continuare a crescere senza perdere il focus sulle alici, che rappresentano il nostro core business. In parallelo, ci aspettiamo una crescita importante nel mondo del pesce azzurro, perché è una categoria che intercetta bisogni sempre più attuali legati a benessere, qualità dell’alimentazione e sostenibilità. Le principali leve saranno da un lato lo sviluppo di nuovi prodotti e nuove occasioni di consumo, dall’altro la capacità di valorizzare il pesce azzurro attraverso progetti e contenuti che ne raccontino il valore nutrizionale e culturale. La sostenibilità, infine, non è una leva separata, ma parte integrante del nostro modo di fare impresa: guida le scelte di filiera, rafforza il posizionamento del brand e contribuisce a creare valore nel lungo periodo.
Leggi l’articolo completo sull’ultimo numero di Food ↓