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Il caldo estremo taglia la produzione di latte del 10%

Confcooperative: l'ondata di calore record mette in crisi gli allevamenti italiani, frenando i volumi produttivi e aumentando i costi di gestione
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L’eccezionale ondata di calore che sta flagellando l’Italia sta mettendo sotto pressione il comparto zootecnico, rischiando di compromettere seriamente la produzione lattiero-casearia nazionale. Le temperature record, destinate a persistere ancora per diversi giorni, stanno causando uno stress termico senza precedenti negli animali, provocando una contrazione immediata della produzione di latte, stimata intorno al 10% rispetto all’ultima settimana di luglio.

Emergenza negli allevamenti: gli effetti dello stress termico

Non ricordiamo un periodo con così tanti giorni consecutivi di temperature tanto elevate. Gli animali non riescono più a recuperare durante la notte, restano in uno stato di stress continuo e iniziano a manifestare patologie che normalmente non si registrano negli allevamenti“, spiega Alessandro Mocellin, Presidente del settore latte di Confcooperative Agroalimentare. Oltre al calo produttivo, la situazione è aggravata dalla crescente difficoltà di garantire approvvigionamenti idrici adeguati, specialmente nelle aree della Pianura Padana, dove la carenza d’acqua è diventata un’emergenza strutturale.

Mocellin parla al microfono durante un evento sul calo della produzione di latte causato dal caldo estremo.
Alessandro Mocellin, Presidente del settore latte di Confcooperative Agroalimentare

Costi in aumento e tenuta delle Dop

Allo scenario climatico si aggiunge l’impatto critico dei costi di produzione. Il prezzo del gasolio agricolo è in costante crescita, mentre i costi energetici segnano aumenti superiori al 15%, complicati da frequenti blackout elettrici dovuti al picco dei consumi. Nonostante l’Italia si avvii verso una produzione record di 1,4 milioni di tonnellate per l’anno in corso, la domanda interna non riesce ad assorbire completamente l’offerta, creando inevitabili tensioni sui prezzi.

La resilienza delle grandi eccellenze

In questo contesto, si registra una sostanziale tenuta dei formaggi a denominazione di origine più strutturati. Il Parmigiano Reggiano continua a distinguersi per la solidità del mercato, e anche il Grana Padano mantiene un equilibrio soddisfacente. Al contrario, il resto del comparto caseario vive una fase di forte tensione, risentendo maggiormente della contrazione dei consumi interni e di una minore capacità di esportazione rispetto ai due grandi giganti del made in Italy.

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