Una vaschetta a forma di uovo per la maionese Sasso, un pesto capace di restare buono fuori dal frigorifero per mesi. E poi il biologico, portato sugli scaffali della grande distribuzione quando il mercato non lo chiedeva ancora. Tentativi diversi, che nei sessant’anni di Formec Biffi raccontano lo stesso modo di lavorare: anticipare un bisogno che il mercato avrebbe riconosciuto solo più avanti. È questa storia che l’azienda ha festeggiato a San Rocco al Porto, insieme ai 90 anni del fondatore e presidente Pietro Casella.
Il risultato è oggi un’impresa da 155 milioni di euro di fatturato (previsionale 2026), che esporta in 51 Paesi, tra cui Gran Bretagna, Spagna, Germania e Stati Uniti. Il sito produttivo di San Rocco al Porto si estende su oltre 200.000 metri quadrati e racconta la stessa attenzione al dettaglio anche fuori dalla linea produttiva, dall’accelerazione sulle energie rinnovabili alle politiche plastic free. Accanto alle 36 linee produttive che realizzano 410 milioni di pezzi l’anno, corrispondenti a 1.600 etichette diverse, l’azienda ha costruito negli anni un dialogo continuo con l’arte. Negli spazi verdi che collegano il laghetto ai diversi quartieri del sito, materiali e oggetti della produzione trovano una seconda vita trasformandosi in sculture e installazioni, mentre sui silos e lungo il perimetro la street art ridisegna il paesaggio industriale.
Formec Biffi, 60 anni tra innovazione e gusto
Il primo capitolo della storia comincia negli anni Settanta, con la maionese Sasso. Quando l’azienda affida a Formec la produzione, Casella potrebbe limitarsi a confezionare per conto terzi. Sceglie invece di chiamare Armando Testa e disegnare insieme una vaschetta a forma di uovo tagliato a metà, pensata per stare in tavola e non nascosta in dispensa. Vince l’Oscar europeo dell’imballaggio, ma sugli scaffali dura poco. Da quel tentativo nasce però l’idea del tubetto alimentare interamente in plastica, un’intuizione che allora sembrava fuori luogo e che avrebbe anticipato temi come la sostenibilità e la riduzione degli imballaggi.
Il pesto è un esempio dello stesso metodo applicato al limite tecnico. Negli anni Ottanta, fuori dalla Liguria, esisteva solo la versione pastorizzata, cotta e più scura, lontana dal profumo del basilico fresco. Casella decide di provare a fare un pesto crudo capace di restare stabile fuori dal frigorifero per mesi. Insieme a Daniela Moi mette a punto un processo di stabilizzazione a freddo che agisce su pH e attività dell’acqua, senza calore né additivi. Il pesto crudo vale a Formec un secondo Oscar europeo dell’imballaggio, ritirato in Olanda: la base su cui, decenni dopo, il pesto Biffi arriverà sugli scaffali di Corea del Sud e Australia.
Dopo il successo del pesto crudo, Formec porta la stessa tecnologia di stabilizzazione a freddo oltre il confine del secco, dentro il banco frigo. Amplia la gamma affiancando al basilico due salse della tradizione italiana, ai quattro formaggi e ai funghi, e lancia il Pesto Fresco Biffi in vasetto di vetro, con il proprio marchio: il sugo pronto smette di essere sinonimo di conserva a lunga scadenza e diventa un prodotto fresco, percepito vicino all’artigianale. Da quella scommessa nasce una gamma che oggi conta oltre ventiquattro referenze, dal radicchio allo speck fino allo zafferano, e che cambia lo scaffale del supermercato.
La stessa capacità di leggere in anticipo un cambiamento guida le scelte più recenti dell’azienda. Già alla fine degli anni Ottanta, mentre il biologico è ancora un prodotto di nicchia riservato ai negozi specializzati, Casella decide di portarlo su scala industriale nella grande distribuzione, convinto che i grandi volumi non debbano tradire la qualità artigianale. Vent’anni dopo, quando l’attenzione dei consumatori si sposta su alimentazione vegetale e prodotti senza glutine, senza zucchero e senza conservanti, Formec Biffi applica lo stesso approccio: trasforma quello che era terreno per pochi in un catalogo su scala industriale, un decennio prima che il plant-based diventasse un fenomeno mainstream.
“Se guardo l’insieme dei prodotti che abbiamo creato in 60 anni quello che li lega non è una ricetta ma un metodo – spiega Pietro Casella –. Abbiamo messo la maionese in un contenitore a forma di uovo quando la plastica per un prodotto delicato sembrava un’eresia, e abbiamo portato il biologico nella grande distribuzione quando era ancora confinato a pochi negozi specializzati. Ogni volta abbiamo cercato di capire quale sarebbe stata l’abitudine di domani. Non tutti i tentativi sono arrivati a scaffale, ma anche quelli falliti ci hanno insegnato qualcosa che poi è tornato utile altrove”.
Inaugurato lo Spazio Biffi 3.0
La serata è stata anche l’occasione per inaugurare Spazio Biffi Arte 3.0, il nuovo ambiente immersivo che racconta attraverso arte e multimedialità il percorso dell’azienda.
Nato dalla convinzione che un’azienda non debba essere soltanto un luogo di produzione, ma anche un luogo di conoscenza e di relazione con la comunità, Spazio Biffi 3.0 permette ai visitatori di entrare nel mondo Biffi attraverso linguaggi diversi: immagini, suoni, arte e tecnologie immersive.
Il percorso racconta sessant’anni di storia imprenditoriale, il valore delle persone, l’evoluzione tecnologica dell’azienda e il legame con il territorio. Allo stesso tempo è uno spazio aperto ad attività culturali, incontri, seminari, scuole e iniziative artistiche, con l’obiettivo di creare un dialogo permanente tra impresa e società.
L’allestimento, progettato dall’architetto Carlo Scagnelli con il contributo dello studio Inside per la componente audiovisiva, accompagna il visitatore in un percorso che ripercorre le principali tappe dell’evoluzione aziendale. Una proiezione immersiva a 360 gradi consente di entrare virtualmente nello stabilimento produttivo e di vivere da vicino l’esperienza della produzione attraverso immagini, suoni e testimonianze che raccontano il lavoro quotidiano, l’innovazione tecnologica e le persone che ne sono protagoniste. Lo spazio comprende inoltre un’area didattica dedicata a gruppi, scuole e momenti di approfondimento culturale.
Tra gli elementi artistici dello spazio trova posto anche “Sinfonia di Sapori”, opera dell’artista Giorgio Milani, autore che da anni indaga il rapporto tra materia, segno e memoria industriale. L’installazione è realizzata utilizzando tubazioni in acciaio provenienti dal mondo produttivo e si arricchisce di una componente sonora costruita a partire dai suoni reali della fabbrica, trasformati in una composizione originale. L’opera rappresenta simbolicamente l’incontro tra creatività, tecnologia e cultura d’impresa.
Gli auguri di Giorgia Meloni e del Ministro Foti
All’evento era presente il Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti: “Sono sinceramente affezionato a questo posto. Questa impresa è il risultato dell’impegno del presidente Pietro Casella, della sua volontà e, soprattutto, della sua visione del futuro, una qualità che non appartiene a tutti. Tutti sono capaci di sognare, ma realizzare è molto più difficile che sognare. E Casella ci è riuscito, facendolo nel migliore dei modi. C’è poi un elemento che, più di ogni altro racconta il rapporto del Presidente Casella con questa azienda: nel corso degli anni Biffi ha ricevuto non poche proposte di acquisto, che sono state sempre rifiutate. Una scelta che testimonia l’amore, la passione e il profondo attaccamento che Pietro Casella ha sempre dimostrato nei confronti della sua azienda, del suo lavoro e delle persone che ne hanno fatto e ne fanno parte”.
È stato lo stesso Ministro a leggere durante la serata il messaggio inviato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per i novant’anni di Casella e i sessant’anni dell’impresa. “La vostra è una realtà che ha saputo fondere innovazione e tradizione conquistando i mercati globali con la forza insuperabile della qualità”, ha scritto Meloni, definendo Pietro Casella “una vera e propria colonna del nostro sistema produttivo industriale e pilastro di questa straordinaria avventura. Continuate a volare alto perché siete la dimostrazione concreta che quando l’Italia mette in campo il suo genio e la sua passione non ha rivali”.