Le conserve ittiche confermano la propria centralità nel carrello degli italiani, posizionandosi come una risorsa strategica non solo per la praticità d’uso, ma anche per la crescente attenzione a driver quali salute e prevenzione. Secondo l’ultima indagine AstraRicerche per Ancit, il 68,8% dei consumatori considera i cibi ad alto valore proteico fondamentali per la longevità, con il 70,5% che riconosce nel pesce in scatola un prezioso alleato del benessere grazie all’apporto di Omega-3, minerali e vitamine.
In un contesto in cui la longevity economy supera i 700 miliardi di euro in Italia, la categoria si inserisce in modo trasversale nella dieta quotidiana. Come sottolinea Luca Piretta, gastroenterologo e nutrizionista dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, “il segreto di una lunga vita si costruisce a tavola e il pesce, anche in conserva, garantisce una concentrazione di nutrienti essenziali come proteine nobili, Omega-3 e vitamina D difficilmente reperibili in altri cibi”.
Un’evidenza confermata anche sul piano cardiovascolare da Roberto Volpe, medico e membro del direttivo Siprec, secondo cui “sarebbe opportuno superare il vecchio cliché del pesce limitato al venerdì: integrarlo due-tre volte a settimana significa rispondere alle carenze nutrizionali tipiche dell’invecchiamento e proteggere il cuore”. Nonostante le tensioni inflattive e sui costi dell’energia, la categoria guarda quindi con fiducia al futuro grazie a un prodotto della tradizione ancora perfettamente in grado di intercettare i trend di consumo più moderni, come dimostrano anche i buoni risultati del 2025.