Ritratto dei manager di Cereal Docks in giacca e camicia su sfondo neutro per l'intervista sulle filiere agroalimentari.

Intervista del mese: Cereal Docks, filiere ad alto valore

Dalle commodity ai mid-tier ingredients: Giovanni e Giacomo Fanin tracciano la rotta di un gruppo da 1,4 miliardi di euro, tra acquisizioni, innovazione e sostenibilità rigenerativa. L'intervista completa su Food settembre
Ritratto dei manager di Cereal Docks in giacca e camicia su sfondo neutro per l'intervista sulle filiere agroalimentari.

Nel panorama dell’agroindustria italiana, Cereal Docks rappresenta un caso di studio emblematico di evoluzione industriale. Partito 43 anni fa come operatore focalizzato sulle commodities per la zootecnia, il gruppo sta accelerando verso il settore dell’ingredientistica per il settore alimentare, che vale oggi 320 milioni di euro sul miliardo e 400 milioni di fatturato complessivo. Con la recente acquisizione di PRD-Pasini Riso e Derivati, specializzata in riso e avena gluten free, l’azienda non solo amplia il proprio portafoglio prodotti, ma consolida una strategia che punta a bilanciare la solidità storica del comparto feed con la dinamicità degli ingredienti funzionali e salutistici. Food ha incontrato nell’head quarter di Camisano Vicentino (Vi) Giovanni e Giacomo Fanin, rispettivamente Chief corporate officer e Chief business officer del Gruppo, alla guida operativa affiancando il padre Mauro, fondatore, presidente e amministratore delegato.

Giovanni Fanin, affrontiamo le tematiche legate a strategia, governance, mercati. Come si colloca l’acquisizione di PRD-Pasini nella strategia del gruppo?

La strategia prevede di affiancare al mondo tradizionale delle commodities per la zootecnia un portafoglio dedicato al settore alimentare, sempre in ottica b2b. PRD, ultimo ingresso, si inserisce in un percorso iniziato nel 2023 con l’acquisizione di Molino Favero, proseguito nel 2025 con la bulgara Prista Commerce attiva nella trasformazione dei semi di girasole e, a gennaio 2026, con l’acquisizione al 70% del gruppo spagnolo Quality Corn, attivo nella trasformazione del mais.

Perché proprio PRD-Pasini?

Perché è focalizzata su riso e avena arricchisce il nostro portafoglio senza glutine, che già comprende mais e girasole. Il claim gluten free non è però l’unico su cui costruiamo la proposta commerciale. Sull’avena vediamo un trend interessante, in primis nei mondi della colazione e delle bevande vegetali grazie al contenuto di betaglucani, fibre e il basso indice glicemico. Ci presentiamo al mercato con una filiera integrata e un portafoglio completo che include semi, farine, mix, oli, lecitine e blends.

Quali sono i prossimi step dell’integrazione?

La collaborazione tra famiglie e aziende è già in atto. La famiglia Pasini resta socia di minoranza e attiva in azienda. Gli obiettivi di integrazione sono due: quello di business, con cross-selling e condivisione clienti a livello di gruppo e l’accentramento delle funzioni corporate.

Qual è l’obiettivo di fatturato 2026?

È in linea con l’anno precedente, anche se cambia il perimetro. Le dinamiche di prezzo sul core business sono state altalenanti, in discesa fino a febbraio, poi in salita, per la volatilità del contesto globale. L’impatto si è sentito soprattutto sul complesso dei semi oleosi, in particolare la soia, diversamente dalla crisi russo-ucraina, che aveva colpito in primis il girasole. L’obiettivo per il 2026 è mantenere i volumi, nonostante la volatilità e le incertezze del contesto globale che impattano sulla marginalità.

Il piano industriale 2026-2028 punta su crescita organica e per linee esterne. L’equilibrio proseguirà così?

Quest’anno chiudiamo un ciclo di investimenti organici molto importante: a inizio settembre gli stabilimenti avranno raggiunto la massima potenzialità produttiva. Anche le due acquisizioni del 2025, Quality Corn e Prista, completano il piano di investimenti avviato. In una parola, il 2027 sarà l’anno del consolidamento. Sul fronte M&A restiamo comunque vigili e valuteremo eventuali opportunità.

Con Giacomo Fanin entriamo nel dettaglio di portafoglio prodotti, innovazione e sostenibilità. Che tipo di posizionamento cercate sul mercato degli ingredienti?

Oggi il portafoglio spazia dagli oli vegetali, biologici e convenzionali, agli emulsionanti (le lecitine, fluide, granulari o in polvere) fino al mondo delle farine, la categoria più ampia: dalle farine di mais, nelle loro varie declinazioni nixtamalizzate, precotte o crude, ai grits usati per breakfast cereals, birra e snack, fino alle farine di legumi, di girasole Heliapro, di riso e avena. Chiudono il quadro i semi interi con il mais per popcorn e tortilla chips, kernel di girasole decorticato, sempre più diffuso come topping nella colazione. Ci piace definirlo un cluster ingredientistico posizionato nel segmento dei mid-tier ingredients: prodotti con un’ambizione di claim nutritivo, salubre e in diversi casi funzionale. L’obiettivo è servire settori come il bakery, gli snack e il confectionery con un approccio di “conscious indulgence”.

Tra le linee più promettenti (farine proteiche, ingredienti per il plant based), quali presidiate con più convinzione?

Le farine di mais evolute e funzionalizzate, ossia precotte e nixtamalizzate, il mondo dell’avena e il portafoglio hi-pro. Il twist su cui stiamo lavorando è il tema dei mix: ingredienti combinati a seconda della categoria e del momento di consumo, sempre in ottica b2b. Il gluten free resta comunque una fetta importante del portafoglio: riso e avena, spesso insieme al mais, arrivano a rappresentare circa il 70-75% della ricetta di molti prodotti gluten free dell’area bakery e pasta. Anche per questo stiamo riorganizzando la forza vendita, per valorizzare le sinergie di cross-selling tra tutti questi ingredienti: un portafoglio piuttosto unico nel panorama europeo, che ci permette di servire uno stesso grande cliente in modo trasversale con prodotti diversi.

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