La campagna 2026 del pomodoro da industria nel Nord Italia si chiude con un bilancio complesso, segnato da sfide climatiche senza precedenti e da una redditività messa a dura prova. Nonostante un aumento delle superfici coltivate, che hanno raggiunto i 48.349 ettari, il quantitativo conferito all’industria, pari a 3,2 milioni di tonnellate, è rimasto al di sotto delle previsioni contrattualizzate, risentendo pesantemente delle basse rese in campo.
Clima e costi: le variabili critiche
L’andamento meteorologico è stato il principale fattore di criticità per il distretto. Temperature elevate, siccità prolungata e ripetuti eventi grandinigeni nel mese di luglio hanno compromesso il normale sviluppo delle piante. Le rese produttive si sono attestate a 66,3 tonnellate per ettaro: un valore significativamente inferiore alla media del quinquennio precedente (71,6 t/ha), con il comparto biologico che ha sofferto in modo particolare. Parallelamente, il rincaro dei costi energetici e dei carburanti ha gravato sia sulle imprese agricole sia su quelle di trasformazione, riducendo i margini di profitto complessivi.
Verso il 2027: una programmazione più integrata
Per rispondere a questa situazione, l’OI Pomodoro da Industria Nord Italia, sotto la guida del Presidente Giuseppe Romanini (nella foto), sta promuovendo una nuova visione strategica. L’obiettivo è superare l’attuale modello basato sulla fornitura di dati sporadici a favore di un metodo condiviso. La sfida per la campagna 2027 sarà quella di implementare scadenze certe e una condivisione costante delle informazioni tra parte agricola e parte industriale. Questo rafforzamento del coordinamento è considerato indispensabile per migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta, ottimizzare la programmazione produttiva e tutelare la sostenibilità economica dell’intera filiera di fronte all’incertezza climatica crescente.