Corsia di supermercato con scaffali pieni e vetrine frigo. Algoritmi bancari e consumi. Coop

Il mercato retail in Italia: canali e insegne in evoluzione 

Il food retail italiano chiude il 2025 confermando l’andamento stabile: emergono nuovi canali, le scelte di acquisto dipendono sempre più dal prezzo e la qualità influenza la fidelizzazione. Cresce l’e-commerce, mentre l’AI ridisegna modelli e customer experience. 
Corsia di supermercato con scaffali pieni e vetrine frigo. Algoritmi bancari e consumi. Coop

Il 2025 si chiude con un mercato del retail alimentare italiano in salute e che attraversa una profonda trasformazione nei modelli di consumo, nella struttura dei canali e nella competizione tra insegne.  Dopo la spinta degli anni pandemici e gli effetti inflattivi, il settore entra in una fase di stabilizzazione: la crescita si è sostanzialmente arrestata (+0,07% sul totale), ma il cambiamento è evidente nelle dinamiche di formato e nelle abitudini di acquisto. 

LE DIFFERENZE TRA I CANALI SI RINFORZANO

Il confronto tra 2024 e 2025 mostra un mercato complessivamente stabile (Gnlc, 2025), ma con variazioni significative tra i canali. I discount, protagonisti degli ultimi anni, segnano un incremento minimo (inferiore all’1%), confermando il consolidamento di un formato ormai maturo. I supermercati restano il pilastro del sistema distributivo, ma sono sostanzialmente flat (-0,07%), mentre gli ipermercati continuano a perdere terreno (-2,1%), penalizzati dalla riduzione degli acquisti “di scorta” e dalla preferenza per spese più frequenti e mirate. I superstore registrano la performance migliore (+3,2%), sostenuti da assortimenti ampi e servizi evoluti. La prossimità, dopo anni di espansione, segna un calo (-2,7%), pur continuando a intercettare missioni di spesa abituali: la frequenza media è ormai stabilmente superiore a quella pre-pandemia (circa 2 volte a settimana, oltre 3 nei centri urbani), mentre lo scontrino medio, già ridotto del 29% negli ultimi anni, conferma un comportamento orientato a piccoli acquisti ravvicinati, che penalizza i grandi formati. Queste dinamiche riflettono scelte di acquisto che privilegiano convenienza e praticità, senza però rinunciare alla qualità: il discount mantiene la leadership sul driver prezzo, mentre i formati più grandi puntano su esperienza e ampiezza di gamma. 

VERSO UN RETAIL SEMPRE PIÙ IBRIDO E SELETTIVO

In futuro, la competizione si giocherà su assortimento, qualità percepita, pricing intelligente e capacità di adattarsi a una domanda sempre più fluida e informata. Le insegne che sapranno combinare convenienza, qualità e innovazione, valorizzando la dimensione locale e la digitalizzazione, saranno dunque quelle meglio posizionate per intercettare la domanda futura. Capitolo a parte, poi, per l’online. Negli ultimi anni, l’e-commerce alimentare in Italia si è evoluto da fenomeno di nicchia a elemento strutturale del retail, integrandosi sempre più in un ecosistema omnicanale che valorizza comodità, confronto dei prezzi, gestione del tempo e personalizzazione. Se la pandemia ha dato una forte accelerazione a questa transizione, il percorso non è ancora concluso: nonostante la crescita, il settore alimentare deve ancora compiere diversi passi per una piena trasformazione digitale.  
L’innovazione delle piattaforme, l’ampliamento dell’offerta e la diffusione di servizi come il click & collect e la consegna rapida stanno rendendo l’e-commerce una leva strategica per insegne e produttori, anche se resta da vedere se proprio l’alimentare sarà il comparto in cui questa rivoluzione raggiungerà il suo massimo potenziale. 

Il valore dell’e-commerce grocery è passato da 2,45 miliardi nel 2024 a oltre 2,73 miliardi nel 2025 (+12%), mentre l’home care è salito da 451 a 517 milioni. Complessivamente, il mercato online (food + home care) supera i 5,3 miliardi (Euromonitor International Ltd 2025). 
Pur restando marginale rispetto al totale retail, la crescita è costante e trasversale, spinta da nuove esigenze di spesa (acquisti d’emergenza, prodotti speciali, offerte esclusive) e da una maggiore penetrazione anche fuori dalle grandi città. L’e-commerce si afferma come canale complementare, capace di intercettare target sempre più ampi e abitudini di acquisto più frammentate. 

RIVOLUZIONE AI: COME PREPARARSI NEL MONDO RETAIL

In questo scenario, l’intelligenza artificiale sta trasformando in profondità il settore retail, ridisegnando modelli operativi, processi decisionali e la stessa esperienza d’acquisto.  
Nei supermercati, dove l’equilibrio tra efficienza e servizio è cruciale, i sistemi predittivi stanno rivoluzionando la gestione delle scorte, mentre tecnologie come la computer vision e i sensori intelligenti accelerano la diffusione dei formati frictionless: ambienti in cui il cliente entra, sceglie ed esce senza passare dalla cassa, vivendo un’esperienza più fluida e immediata. 

Parallelamente, la GenAI si sta affermando come un vero “coltellino svizzero” tecnologico. Non solo ottimizza singoli processi, ma si integra nell’intero ecosistema aziendale, grazie alla sua natura open e interoperabile, abbattendo le barriere tra sistemi e reparti. Il risultato sono filiere più trasparenti, standard qualitativi più robusti e processi di procurement e pianificazione più accurati. Così la GenAI non è solo uno strumento operativo, ma un abilitatore di integrazione e collaborazione, fondamentale per portare l’AI da fase sperimentale a leva strategica. 

Tuttavia, nonostante il grande potenziale, l’adozione dell’AI nel retail è ancora agli inizi: solo alcuni player, italiani e internazionali, stanno già applicando soluzioni concrete. Tra questi, Conad con il format “Prendi & Vai!”, uno dei primi negozi cashierless italiani; Carrefour Italia, che utilizza sistemi di Store Intelligence per monitorare gli scaffali in tempo reale e ridurre gli out-of-stock; e Walmart, che sta sperimentando l’Agentic AI per gestire autonomamente inventario e domanda. 

Per cogliere pienamente queste opportunità, le aziende dovranno investire in competenze, governance e visione strategica. L’AI, infatti, non richiede solo nuove tecnologie, ma un ripensamento dei processi, la formazione delle persone e modelli operativi capaci di integrare queste soluzioni in modo coerente e scalabile. Servono skill digitali, change management e partnership tecnologiche solide per evitare approcci frammentati. 

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