L’avvio delle indagini Antitrust sui prezzi al consumo e sulle dinamiche della filiera agroalimentare sta suscitando un ampio dibattito. Tutto è nato dallo studio che la Commissione europea ha affidato ad Areté: Mario Gentile, Policy evaluation manager Areté e Project Manager dello studio in questione, insieme con Giannina Piccoli, Senior analyst della società, hanno illustrato a Food com’è nata e si è sviluppata la loro analisi.
Qual è, in sintesi, la genesi dell’indagine che avete condotto per conto della Commissione Ue?
La DG AGRI della Commissione Ue ha incaricato il team guidato da Areté (con la collaborazione di S&P Global e dell’Università di Wageningen) di effettuare uno studio a supporto della valutazione ex post della Direttiva Ue 2019/633 sulle pratiche commerciali sleali. La Direttiva ha lo scopo di proteggere la parte venditrice più debole pratiche “contrarie ad una buona condotta commerciale” perpetrate da acquirenti più grandi ed economicamente forti. Fa questo vietando in toto una serie di pratiche (es: termini di pagamento superiori a 60 giorni, o la cancellazione senza adeguato preavviso di ordini di prodotti deperibili) e limitandone molto altre (es: la restituzione dell’invenduto al venditore). A qualche anno dalla sua entrata in vigore, era richiesto alla Commissione di vagliare come questa Direttiva sia stata implementata nei 27 Stati membri e soprattutto che effetti abbia avuto sul verificarsi di pratiche commerciali sleali nei rapporti B2B lungo la filiera agri-food.
Come vi siete mossi? È possibile ricostruire la storia e lo sviluppo dell’indagine?
Le valutazioni di questo genere devono rispondere a precisi requisiti e andare ad analizzare efficacia, efficienza, rilevanza, coerenza (con altre politiche Ue/nazionali) e valore aggiunto realizzato dalla Direttiva. Nella pratica è stata portata avanti una estesa consultazione di associazioni di categoria, operatori, esperti e autorità nazionali nei 27 Stati membri, con survey online e interviste a tutto campo che hanno coinvolto attori a tutti gli stadi della filiera. Le evidenze raccolte sono state analizzate dai nostri esperti, anche con elaborazioni relative ad impatti sui costi per gli operatori coinvolti.
Quali sono le maggiori criticità emerse?
Sebbene per alcune pratiche sia stato registrato un miglioramento delle condizioni applicate ai venditori (es: accorciamento dei tempi di pagamento, soprattutto per i prodotti deperibili), per molte altre non vi sono evidenze concrete che permettano di dire con certezza che determinati comportamenti siano meno frequenti. I casi effettivamente indagati sono pochi, ed è limitato il numero di segnalazioni pervenute alle autorità di controllo, in parte a causa del timore di molti operatori a esporsi su questi temi, magari rischiando di rendersi riconoscibili e perdere la relazione con il cliente. Altra criticità rilevata è l’estrema difficoltà di portare avanti controlli e indagini efficaci su tutte le pratiche che hanno un elemento internazionale, all’interno di un sistema che prevede 27 autorità nazionali di controllo, in altrettanti Stati membri. Per un Paese come l’Italia, molto votato all’export di prodotti agri-food, questo può significare una protezione molto attenuata dalle pratiche sleali di buyers esteri.
Quali immaginate possano essere i prossimi sviluppi?
Sulla base dello studio di supporto guidato da Areté, la Commissione Ue ha presentato la propria Valutazione della Direttiva UTP e ha aperto una consultazione pubblica sulla possibile revisione della Direttiva stessa. Ci aspettiamo che, anche sulla base del nostro studio e dei contributi raccolti con la consultazione, la Commissione vagli diverse opzioni di modifica per rendere più incisiva la lotta alle pratiche commerciali sleali.
Nel mentre, è già partito (a fine 2024) l’iter legislativo per rafforzare la cooperazione tra autorità nazionali di controllo, in modo da permettere agli enti preposti (in Italia, ICQRF) di condurre in modo efficace indagini su pratiche sleali operate da acquirenti che hanno sede in Paesi diversi dalla parte (asseritamente) lesa e di comminare le relative sanzioni.
Come Areté stiamo anche svolgendo un nuovo studio per il Joint Research Centre (JRC) della Commissione Ue sugli impatti delle alleanze tra retailers nei rapporti con le Pmi e le aziende agricole, con l’obiettivo di comprendere in che modo i livelli di aggregazione nella Gdo possano impattare i rapporti con i fornitori più piccoli.
