Il cambiamento climatico non è più una variabile esogena ma un fattore strutturale con cui la filiera del pomodoro da industria deve fare i conti. È il messaggio emerso dal convegno inaugurale di Tomato World “Le sfide del cambiamento climatico: quali strumenti per il pomodoro da industria”, promosso dall’OI Pomodoro da Industria Nord Italia a Piacenza Expo.
Al centro del dibattito, le criticità generate dal clima e gli strumenti necessari per rafforzare la resilienza di un comparto strategico per l’agroalimentare nazionale. Il Presidente dell’OI, Giuseppe Romanini (al centro nella foto, tra Alessio Mammi e Stefano Bonaccini), ha sottolineato come la filiera del Nord Italia abbia dimostrato capacità di organizzazione, innovazione e responsabilità, ma abbia ora bisogno di un quadro stabile e di strumenti adeguati. “Il pomodoro da industria non è solo una produzione agricola – ha affermato – ma un sistema organizzato di produzione primaria e trasformazione industriale, fortemente connesso ai territori”. Le richieste alle istituzioni: stabilità normativa, investimenti in infrastrutture idriche, sostegno all’innovazione, mezzi per la difesa fitosanitaria, strumenti assicurativi e mutualistici più efficaci e una reale valorizzazione delle organizzazioni di filiera.
I DATI ARPAE: MENO PIOGGE, PIÙ CALDO E ONDATE DI CALORE TRIPLICATE
Maria Chiara Cavallo, Segretario dell’OI, ha presentato un’analisi sull’andamento meteoclimatico degli ultimi anni nel Nord Italia. L’alternanza tra siccità ed eccessi di pioggia, l’aumento degli eventi estremi e delle temperature medie stanno incidendo sulla programmazione dei trapianti, sulla gestione della raccolta, sulla qualità e sulle rese, con effetti diretti sulla competitività.
Le proiezioni di Arpae per il periodo 2021-2050 delineano uno scenario critico:
- Calo netto delle precipitazioni annue;
- Aumento della temperatura media, massima e minima di circa +2,5°C;
- Allungamento del periodo massimo senza precipitazioni da 21 a 30 giorni;
- Crescita delle ondate di calore da due a sette giorni;
- Incremento delle notti tropicali da 11 a 29 all’anno.
Un contesto che impone un livello più elevato di pianificazione e coordinamento lungo tutta la filiera.
ACQUA, OCM ORTOFRUTTA E NO AL GREENWASHING
Gabriele Canali, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e consulente scientifico dell’OI, ha evidenziato le priorità di mitigazione e adattamento: ottimizzazione dell’uso dell’acqua, dell’energia e dei mezzi di produzione; mantenimento e potenziamento dell’attuale impianto dell’OCM ortofrutta; rafforzamento della cooperazione tra imprese, istituzioni e ricerca; sostenibilità reale, evitando operazioni di greenwashing; investimenti in tecnologie e conoscenze a livello di impresa e di sistema-Paese.
INFRASTRUTTURE E PNRR: IL NODO DELLA DIGA DI VETTO
Sul fronte infrastrutturale, Francesca Mantelli (Consorzio di Bonifica Parmense) e Luigi Bisi (Consorzio di Bonifica di Piacenza) hanno ricordato l’impegno per l’adeguamento delle reti grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma hanno evidenziato la necessità di nuove opere, come la Diga di Vetto tra Parma e Reggio Emilia, e di risorse per la manutenzione, così da garantire disponibilità idrica in un territorio a forte vocazione agroalimentare.
UNA FILIERA AGGREGATA E ASSICURATA
Nicola Benatti, della Direzione generale Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, ha ricordato come la filiera del Nord abbia raggiunto il più alto grado di organizzazione, con quasi la totalità dei produttori aggregati in OP e associati alle imprese di trasformazione nell’OI. Ha inoltre richiamato i finanziamenti dell’intervento settoriale ortofrutta e i quattro pilastri dello sviluppo rurale: tecnologia, ambiente, innovazione e supporto tecnico.
Sul fronte della gestione del rischio, Nicola Lasorsa di Ismea ha evidenziato che gli strumenti assicurativi agricoli sono sostenuti per circa il 50% da contributi pubblici. Il pomodoro da industria presenta livelli di copertura particolarmente elevati: nel distretto Nord la protezione riguarda la quasi totalità delle aziende e delle superfici. Il comparto è al terzo posto per tutela assicurativa, dopo vite da vino e riso.
L’Assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi ha richiamato un contesto segnato da clima, tensioni geopolitiche e congiuntura economica. Due le condizioni per affrontare la fase: unità della filiera e strategia strutturata. Con tre obiettivi chiave: continuare a produrre qualità e reddito, sostenere l’innovazione, rafforzare la competitività globale. Investire diventa imprescindibile per ridurre i costi, implementare tecnologie e contrastare gli effetti climatici.
Nelle conclusioni, Stefano Bonaccini, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo e relatore sul bilancio UE 2028-2034, ha ribadito che la resilienza deve diventare strutturale. Tre le direttrici operative: infrastrutture idriche moderne e sistemi di riuso dell’acqua; strumenti assicurativi e fondi mutualistici più accessibili e tempestivi; pianificazione e collaborazione rafforzate lungo la filiera.
Sul piano europeo, Bonaccini ha sostenuto la necessità di una PAC con adeguata dotazione finanziaria e gestione regionale dei fondi, la reciprocità degli standard sociali e ambientali tra produzioni UE ed extra-UE, ricordando la recente approvazione del Regolamento europeo contro le pratiche commerciali sleali transfrontaliere.
La sfida, per il pomodoro da industria del Nord Italia, è chiara: trasformare l’emergenza climatica in una leva di innovazione sistemica, con investimenti, regole certe e una governance integrata tra imprese, ricerca e istituzioni.