La Corte Suprema degli Stati Uniti boccia i dazi imposti da Donald Trump. Secondo la sentenza, il presidente non ha il potere di introdurre tariffe sulle importazioni ricorrendo all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), la legge pensata per far fronte a emergenze nazionali.
La Costituzione americana attribuisce infatti al Congresso, e non al presidente, la competenza in materia di tasse e dazi. Trump aveva giustificato il ricorso alle tariffe definendole “vitali per la sicurezza economica” del Paese. La Corte ha però stabilito che l’IEEPA non può essere impiegato per introdurre misure tariffarie generalizzate.
Secondo le previsioni dell’amministrazione, i dazi avrebbero dovuto generare, nel prossimo decennio, migliaia di miliardi di dollari di entrate per gli Stati Uniti. In assenza di dati ufficiali aggiornati dopo il 14 dicembre, gli economisti del Penn-Wharton Budget Model hanno stimato che le tariffe basate sull’IEEPA abbiano già prodotto oltre 175 miliardi di dollari di incassi. Una somma che ora potrebbe dover essere rimborsata.
Il contenzioso riuniva tre cause distinte: quella avviata dall’azienda di giocattoli Learning Resources, quella promossa dal Liberty Justice Center per conto di alcune piccole imprese – tra cui il distributore di vini VOS Selections – e quella presentata da dodici Stati americani. Il caso è arrivato davanti al massimo organo giudiziario dopo le pronunce contrarie dei tribunali di grado inferiore, che avevano già ritenuto l’ex presidente oltre i limiti della propria autorità.
Immediata la replica di Trump, che ha definito la decisione “una vergogna”, annunciando però di avere “un piano di riserva”.
Il mondo agricolo tra incertezza e attesa
Sul fronte italiano, il Presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, commenta: “Questa notizia arriva inaspettata. È una decisione forte da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, che smonta alla base tutto il procedimento giuridico su cui sono stati fondati i dazi del presidente Trump. Tutto questo genera profonda instabilità, in un momento in cui abbiamo bisogno di certezze e abbiamo iniziato un percorso con i nostri importatori americani. Ritengo e spero che si possa ritrovare velocemente un accordo con il presidente degli Stati Uniti per capire anche quali strumenti potrà utilizzare rispetto alle intese finora definite. Se, al contrario, Trump vorrà togliere i dazi, come era già in passato tra Ue e USA, ovviamente questo per noi produttori europei sarebbe decisamente auspicabile”.
Vino, tra sollievo e timori di nuove tariffe
Più articolata la posizione di Unione italiana vini. Il Presidente, Lamberto Frescobaldi, sottolinea: “Il mondo del vino paradossalmente non può festeggiare la bocciatura della legittimità dei dazi da parte della Corte Suprema americana. Si profila una più che probabile reimposizione delle tariffe attraverso vie legali alternative a cui si aggiunge il forte rischio di incertezza che tale decisione può determinare nei rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti. Considerati i danni arrecati al settore in questi mesi auspichiamo che la situazione di stallo possa risolversi a breve per non alterare ulteriormente le dinamiche commerciali e monetarie”.
Secondo l’Osservatorio di Uiv, la seconda parte dell’anno si è rivelata complessa per il vino italiano negli Stati Uniti, a causa dei dazi ma anche per una contrazione delle abitudini di consumo in atto da tempo. Le proiezioni sulle esportazioni verso gli Usa indicano una chiusura del 2025 a -9%, con una contrazione pari a circa 177 milioni di euro rispetto all’anno precedente (di cui -225 milioni di euro stimati nel secondo semestre sul pari periodo 2024).
Gli Stati Uniti rappresentano la prima destinazione per i vini italiani, con un valore nel 2024 pari a 1,93 miliardi di euro, il 24% dell’export complessivo. Una quota che rende il vino uno dei settori più esposti del made in Italy alle tensioni commerciali con Washington.
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